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Lauro (Av): bimbi in cella, il triste record irpino PDF Stampa
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Quotidiano del Sud, 15 maggio 2019

 

Tredici bambini insieme ad altrettante madri detenute nel penitenziario. Il triste primato di bimbi in cella spetta al carcere di Lauro dove sono presenti 13 donne con 13 figli. La casa circondariale irpina, infatti, fa parte dei cinque Icam (Istituti a custodia attenuata per detenute madri) creati nel 2007. In Italia, oltre all'Icam di Lauro, sono già attivi quello di Milano (che ha svolto il ruolo di apripista), Venezia, Senorbì (in provincia di Cagliari) e Torino. In altri istituti, invece, come quello di Rebibbia a Roma, sono previsti solamente asili nido all'interno delle sezioni femminili.

Sulla questione, il segretario generale del Sindacato Polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo ha scritto una lettera al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per denunciare la situazione. "Durante la mia visita alle carceri di Catania ho riscontrato la presenza nella sezione femminile di una madre detenuta con il suo bambino - spiega Di Giacomo.

Vedere di persona un bambino in cella, mi ha riportato alla mente le promesse del Ministro della Giustizia e quelle del mondo della politica "mai più bambini in carcere", fatte dopo il caso del settembre scorso della madre detenuta nell'istituto di Roma Rebibbia che ha gettato i suoi due figli dalle scale, che ha profondamente sconvolto l'opinione pubblica.

Verifico, invece, che secondo i dati del suo stesso Ministero, al 30 aprile scorso, sono 55 i bimbi, con 51 mamme, attualmente presenti nei penitenziari italiani - dichiara il segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria. È una situazione vergognoosa ed intollerabile che non può protrarsi ulteriormente e che richiede interventi immediati. In attesa di nuove normative di regolamentazione della detenzione di madri con bambini piccoli - sostiene Di Giacomo - si deve assolutamente evitare che i bimbi restino in cella per tutta la giornata limitando la loro presenza nelle ore notturne e consentendo loro di partecipare ad attività ricreative e formative fuori dal carcere".

Il segretario del sindacato ha chiesto, pertanto, un incontro urgente al ministro per verificare "quali azioni immediate intende mettere in campo" informandolo che "in caso di mancato accoglimento e di conseguenza in assenza di iniziative specifiche, la nostra organizzazione sindacale promuoverà iniziative diffuse di mobilitazione e protesta.

"Anche il Garante dei detenuti è intervenuto sulla condizione delle madri nelle carceri, ricordandone in una relazione al Parlamento le principali criticità, come l'assenza di lavoro e progetti, a volte ridotti a stereotipi femminili passati, come per esempio il lavoro all'uncinetto. Per le visite ginecologiche in alcuni carceri si deve poi ricorrere a visite esterne perché tra gli specialisti non è previsto il ginecologo. Ed è assente poi la prevenzione dei tumori femminili", conclude Di Giacomo.

 

 

 

 

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