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Benevento: essere madre dietro le sbarre, tra speranze ed emergenze PDF Stampa
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ottopagine.it, 16 maggio 2019

 

Il progetto rivolto alle detenute del Carcere di Benevento. È emergenza sovraffollamento e sanità. Sui lori volti la soddisfazione di aver compiuto quei passi avanti che significano crescita e arricchimento. Hanno preso parte anche le detenute al report finale del progetto "Genitori dentro" che si è svolto nella sezione femminile del carcere di Capodimonte a Benevento, promosso dal Garante dei Detenuti campano, Samuele Ciambriello, e realizzato dalla cooperativa Il Melograno. Da un lato i problemi da "genitore recluso", dall'altro le azioni che la società deve mettere in campo per integrare la comunità del carcere, questi i binari dell'iniziativa in programma da gennaio ad aprile e rivolta ad un gruppo di donne madri.

"Si tratta di progetti fondamentali perché i detenuti torneranno a far parte della società e dovranno essere riaccolti. Prima comincia questo percorso, meglio è". Così il direttore della casa circondariale Gianfranco Marcello che non ha mancato di evidenziare le carenze che si registrano nell'istituto di pena: "Sovraffollamento e mancanza di personale soprattutto nel reparto femminile, in quanto non è possibile attuare sinergia con il personale maschile" ma anche il "problema sanitario".

L'assenza di un reparto sanitario detentivo presso l'ospedale Rummo di Benevento è stata rilevata dal Garante dei detenuti campani Samuele Ciambriello. E a riguardo Marcello ha proseguito: "Ho cercato più volte di contattare il dirigente dell'ospedale ma attendo ancora una risposta. Faccio appello alla doverosa collaborazione istituzionale perché se è chiaro che si tratta di un problema di non rapida soluzione è pur vero che occorre cominciare".

"Il lavoro svolto dalla cooperativa - spiega invece il Garante Ciambriello - mi ha permesso di conoscere le problematiche delle detenute. Fare il punto su questo è giù un aiuto anche rispetto ai ritardi del tribunale di sorveglianza, sull'assistenza sanitaria e per l'incremento di figure sociali di supporto". Un quadro impietoso che Ciambriello descrive attraverso i dati: "Su 7mila400 detenuti in Campania operano solo 400 educatore e 15 psicologi. Le figure di assistenza sociale sono esigue. È per questo che sono necessari progetti come quello messo in campo qui". "Dai singoli colloqui alle attività laboratoriali" a raccontare il percorso di "Genitori Dentro" la psicologa de Il Melograno Adele Caporaso che ha evidenziato la "bella solidarietà" attivata dal lavoro svolto.

"Nonostante difficoltà legate al sovraffollamento (siamo ben oltre la capienza massima di 85 detenute) e la carenza di personale, quello femminile è il reparto che funziona meglio" ha messo invece in evidenza il comandante Linda De Maio. "Un risultato ottenuto non solo grazie al lavoro della polizia penitenziaria ma anche grazie alla buona risposta delle detenute". E poi il direttore della Caritas Diocesana Don Nicola De Blasio: "Quando abbiamo cominciato il carcere era una parte chiusa ed esterna rispetto alla città. Adesso, invece, è scattato un bellissimo scambio. Ci sono state occasioni in cui le detenute hanno prestato il loro supporto regalando quella risposta di solidarietà che è il senso stesso dei progetti attivati".

 

 

 

 

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