Sabato 21 Settembre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Anche il pregiudicato può entrare in Italia PDF Stampa
Condividi

di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2019

 

Anche lo straniero pregiudicato può avere diritto al permesso di soggiorno per accudire il figlio minore in Italia. A queste conclusioni arrivano le Sezioni unite civili della Cassazione, con la sentenza n. 15750 depositata ieri. Il principio di diritto messo a punto dalla pronuncia stabilisce che, per quanto riguarda l'autorizzazione all'ingresso o alla permanenza in Italia del familiare di un minore straniero già presente sul territorio nazionale, una decisione negativa non può essere diretta conseguenza di una precedente condanna. Neppure se questa è stata inflitta per uno dei reati che il Testo unico dell'immigrazione considera impedimento all'ingresso o soggiorno dello straniero.

Semmai, la condanna "è destinata a rilevare, al pari delle attività incompatibili con la permanenza in Italia, in quanto suscettibile di costituire una minaccia concreta e attuale per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale, e può condurre al rigetto dell'istanza di autorizzazione all'esito di un esame circostanziato del caso e di un bilanciamento con l'interesse del minore". La sentenza invita il giudice che sarà chiamato a decidere sulla domanda di ingresso per un periodo determinato ad accertare in prima battuta l'esistenza di gravi motivi collegati con lo sviluppo psicofisico del minore.

Esaurito questo accertamento in maniera positiva, davanti al fatto che il familiare che ha presentato la richiesta emerge anche come colpevole di attività incompatibili con la presenza in Italia, l'autorità giudiziaria potrà negare l'autorizzazione solo dopo una valutazione complessiva svolta in concreto e non in astratto sul bilanciamento tra i i diversi interessi. Quello del minore a potere godere dell'assistenza del familiare e quello dello Stato alla protezione dell'ordine pubblico e della sicurezza.

In questo senso vanno, oltre che le sentenze della Corte costituzionale, anche i riferimenti internazionali. E, in particolare, l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nella sua applicazione da parte della Corte di Strasburgo. Infatti, la giurisprudenza è concorde nel ritenere da una parte che lo straniero non ha un diritto assoluto a entrare o risiedere in un determinato Paese, ammettendo quindi che lo Stato possa espellerlo se condannato per reati puniti con la pena detentiva, e, tuttavia, dall'altra, quando nel Paese dove lo straniero intende soggiornare vivono i componenti della sua famiglia occorre bilanciare il diritto alla vita familiare con quello dello Stato. Per questo esame, possono pesare la distanza di tempo dalla commissione del reato, la gravità dello stesso, la condotta di chi ha fatto domanda e la sua condizione familiare.

 

 

 

 

06

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it