Sabato 21 Settembre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Giustizia, le inchieste dureranno meno PDF Stampa
Condividi

di Vincenzo R. Spagnolo

 

Avvenire, 11 luglio 2019

 

Per i reati di media gravità una sola proroga di 6 mesi. Sanzioni ai pm inadempienti. Sanzioni disciplinari per i pubblici ministeri che, per "dolo o negligenza inescusabile", non dovessero rispettare i tempi stabiliti per la richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione. Ma anche un accorciamento dei tempi previsti per le indagini, che potranno essere prorogati solo una volta. Inoltre, sarà il Csm a indicare alle procure i criteri per definire le priorità dell'azione penale, ossia a quali reati dare precedenza.

Sono alcune novità contenute nella bozza di riforma della giustizia che il Guardasigilli Alfonso Bonafede si appresta a presentare in Consiglio dei ministri. Il testo della legge delega di riforma, che potrebbe includere interventi sul processo civile e sul Csm (comprese le regole di elezione, con l'ipotesi di sorteggio dopo una prima votazione) non è ancora definitivo e potrebbe subire altri ritocchi prima di finire in Cdm.

Ieri il Guardasigilli ha avuto un confronto in via Arenula con l'Associazione nazionale magistrati e altri rappresentanti del comparto giustizia. Con una nota diffusa in serata, la giunta dell'Anm espresso "netta contrarietà in relazione alla nuova disciplina della durata delle indagini preliminari", definendola una "norma-manifesto" che non inciderà sui tempi delle inchieste, ma anzi rischierà di "vanificare il contrasto" a mafie, terrorismo e corruzione nella Pa. Invece, per il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, "il ddl Bonafede accoglie importanti soluzioni proposte dall'avvocatura".

Stando alla bozza, oltre alla stretta sulle proroghe di indagine, se entro tre mesi dalla scadenza del termine massimo i pm dovessero restare inerti, dovranno depositare le carte svelando gli atti di indagine. Chi non lo farà, commetterà un illecito disciplinare. Per le indagini preliminari sarà consentita una sola proroga di 6 mesi, per tutti i tipi di reato. Attualmente sono possibili tre proroghe semestrali, che possono portare a 2 anni la durata delle indagini, anche per reati lievi. Se passasse la riforma, solo le inchieste su fatti efferati (come mafia, strage, omicidio, violenza sessuale) potranno raggiungere i due anni. Mentre le indagini sui reati "bagatellari" potrebbero durare 6 mesi, quelle su episodi di gravità "media" un anno. Finora il mancato rispetto dei termini massimi comportava soltanto l'inutilizzabilità degli atti compiuti.

Ma con le nuove norme - come detto - ci saranno conseguenze più incisive: se entro 3 mesi dalla scadenza del termine massimo di durata delle indagini preliminari (che diventano 5 o 15 per i reati più gravi) il pm non avrà notificato l'avviso di conclusione delle indagini o richiesto l'archiviazione, dovrà depositare la documentazione e avvisare indagato e persona offesa della possibilità di visionarla.

La violazione costituirà un illecito disciplinare, così come l'omesso deposito della richiesta d'archiviazione o il mancato esercizio dell'azione penale "entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta del difensore della persona sottoposta alle indagini o della parte offesa". Nella bozza, sarebbero state inseriti anche paletti per rafforzare il ruolo di "filtro" dell'udienza preliminare, mentre non troverebbe posto un potenziamento del patteggiamento, auspicato da penalisti e magistrati ma che avrebbe avuto l'altolà della Lega.

 

 

 

 

06

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it