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"Censire i rom in 2 settimane". Piano sgomberi, Salvini accelera PDF Stampa
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di Erica Dellapasqua

 

Corriere della Sera, 17 luglio 2019

 

Circolare ai prefetti: operazione nel rispetto dei diritti. Il ruolo dei sindaci. Il Matteo Salvini accelera sul censimento dei nomadi chiedendo una "ricognizione urgente" di tutti i campi, abusivi e autorizzati, in tempi strettissimi: "due settimane".

La circolare, recapitata ieri a tutte le prefetture, punta esplicitamente alla "predisposizione di un piano sgomberi" che - certamente - farà discutere. Soprattutto nelle città, come Roma, in cui la presenza dei rom è numericamente importante. Salvini aveva annunciato un'iniziativa imminente, promesso una razionalizzazione e una chiusura dei campi nomadi esistenti.

Cosa che il ministro dell'Interno ha sempre considerato una necessità. Ora vuole chiarire, nella circolare, che le operazioni avverranno "nel rispetto dei diritti della persona" e "delle normative nazionali e internazionali". E che superata questa fase del censimento si avvierà "una piattaforma di discussione in ambito locale per l'approfondimento delle singole situazioni e la massima sensibilizzazione dei sindaci", in modo da arrivare "al progressivo sgombero delle aree abusivamente occupate".

L'obiettivo è chiarissimo. Così come le posizioni di chi, ieri mattina, appresa la notizia di questa ricognizione, l'ha duramente contestata. Come l'Associazione 21 luglio, tra le più attive anche nella Capitale nella difesa dei diritti delle popolazioni rom, che ha diffuso dati per comprendere la portata dell'operazione richiesta da Salvini.

Stando all'ultimo report dell'associazione sarebbero circa 25 mila i rom e sinti che vivono "in condizione di segregazione abitativa" (lo 0,04 per cento della popolazione italiana). Il sessanta per cento dei nomadi censiti - pari appunto a circa 25 mila persone - vivrebbe in 127 "insediamenti formali", cioè nelle baraccopoli cosiddette istituzionali presenti in settantaquattro Comuni italiani, distribuite su tutto il territorio, ma comunque concentrate nelle grandi città. E almeno il quarantaquattro per cento dei rom e i sinti presenti in queste baraccopoli istituzionali avrebbe la cittadinanza italiana.

Tutti gli altri (una forbice compresa tra le 8.600 e le 10.600 unità) vivrebbero in "insediamenti informali", improvvisati, di fortuna, in molti casi già oggetto di sgomberi. Il rischio, per l'Associazione, è che si sposti solamente il problema e che si ricreino le condizioni per un'emergenza "che già nel 2011 venne dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato".

Anche perché nel 2018, così come l'anno precedente, è stato notato un sensibile aumento delle baraccopoli informali - presenti in diciassette regioni - dovuto principalmente al "declassamento" di insediamenti in passato riconosciuti come istituzionali: è il caso Scampia e Giugliano, nel Napoletano.

Per l'Associazione 21 Luglio si tratta di una politica discriminatoria, "visto che non interessa, ad esempio, insediamenti abitati da persone non riconducibili ad altre etnie". Contro il provvedimento interviene anche il deputato radicale Riccardo Magi, di +Europa, che ribadisce "il carattere discriminatorio di una circolare che rappresenta la riproposizione di soluzioni che produrranno sperpero di soldi".

Mentre dal territorio arriva l'approvazione di Alessandro Morelli, capogruppo della Lega a Palazzo Marino: "Censimento necessario a Milano: chiederemo di partire da via Martirano, dove siamo stati aggrediti, perché abbiamo documentato che il villaggio "migliore d'Europa" è in realtà una latrina".

 

 

 

 

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