Domenica 18 Agosto 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Giustizia e politica vanno separate PDF Stampa
Condividi

di Bruno Ferraro*

 

Libero, 17 luglio 2019

 

Giustizia, ovvero applicazione della legge senza se e senza ma; politica, ovvero l'arte di mediare fra due o più soluzioni tecnicamente possibili. Basterebbero queste enunciazioni per separare i due mondi e renderli impermeabili ad ogni ipotesi di infiltrazione. Lo avevano capito i Padri costituenti quando sancirono il principio che "si possono con legge stabilire limitazioni al diritto di iscriversi ai partiti politici per i magistrati".

Principio ovvio, visto che il magistrato deve essere super partes ed il politico è per sua natura un uomo di parte. Le cose sono andate diversamente, poiché il legislatore è stato incerto ed i magistrati hanno avviato la stagione delle "porte girevoli" entrando ed uscendo dalla politica a loro piacimento. Mi auguro che si imbocchi la strada giusta, prendendo spunto dallo scandalo che ha investito il Csm, che ha sorpreso solo chi chiudeva gli occhi... per non vedere, accettando l'ineluttabilità della cosiddetta giustizia ad orologeria.

Mi tornano alla mente i numerosi casi di politici accusati e poi scagionati. Senza riandare al capitolo di "Mani pulite", ripenso ai casi dell'ex governatore pugliese Raffaele Fitto assolto dall'accusa di falso in cambio di tangenti; dell'ex governatore della Banca d'Italia Fazio, assolto dall'accusa di aver favorito illegalmente scalate bancarie tentate da imprenditori a loro volta assolti; dell'ex presidente della Regione Piemonte Cota assolto nel processo per i rimborsi "mutande verdi"; dell'ex presidente della Provincia di Milano Penati assolto nel processo per le tangenti a Sesto San Giovanni; dell'ex sindaco di Amatrice Pirozzi indagato in piena campagna elettorale nel 2018; dell'ex Capo della Protezione Civile Bertolaso, prima crocefisso e poi riabilitato da accuse infamanti.

Si dirà: come la mettiamo con i tanti casi di malaffare e di tangenti scoperchiati dai magistrati? Ma è proprio per questo che giustizia e politica devono rimanere separate. La giustizia deve essere imparziale e come tale deve essere percepita dall'opinione pubblica. Nel 2011 l'allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano disse: "È indispensabile evitare condotte che creano indebita confusione dei ruoli e fomentano l'ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura.

Come accade, ad esempio, quando il magistrato si propone per incarichi politici nella sede in cui svolge la sua attività, oppure quando esercita il diritto di critica pubblica senza tenere in conto che la sua posizione accentua i doveri di correttezza espositiva, riserbo e sobrietà". Una giustizia equilibrata eviterebbe l'abuso della carcerazione preventiva, la pubblicizzazione di inchieste a ridosso delle elezioni, ogni forma o sospetto di giustizia ad orologeria, interventi a gamba tesa come quelli per i migranti a carico di Conte-Salvini-Di Maio.

Andrebbe salvaguardato il principio della presunzione di non colpevolezza. Una conclusione mi sembra necessaria: fuori i magistrati dalla politica, fuori dalla giustizia quando sono candidati; rafforzamento del principio di responsabilità civile per i giudici che incorrono in errori inescusabili. In questo momento, se lo si vuole forse si può.

 

*Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione

 

 

 

 

06

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it