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Lettere: sprechi e illegalità… vi racconto cos’è il carcere PDF Stampa E-mail
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La Repubblica, 10 giugno 2011

“Tutto questo sistema è uno spreco inutile, che alimenta la criminalità e si ripercuote sulla società. Qualcuno dovrebbe far qualcosa credo. E spero”. Un giovane barese racconta la vita in cella.
La lettera che segue è stata scritta da Claudio, un giovane barese arrestato per spaccio, passato dal carcere di Bari e attualmente recluso nella casa circondariale di Noto, in provincia di Siracusa. Claudio parla del sovraffollamento delle carceri ma anche e soprattutto di diritti umani calpestati, reinserimento negato, assoluta mancanza di prospettive per chi, una volta scontata la condanna, esce di cella e torna nella società civile.
“Scrivo nella speranza di poter condividere un problema che riguarda a mio avviso, tutti i cittadini italiani: le carceri. Lo scorso anno si sono aperte per me le porte del carcere. Dopo essere andato via da Bari vecchia mi sono ripulito, ho ripreso a lavorare ed ho provato anche ad andar via da Bari senza riuscirci e tornando dopo pochi mesi. Non reggevo la lontananza da mia figlia di quattro anni e mezzo. Per diverso tempo son rimasto fuori dai casini, fino ad un anno fa, quando avevo perso un paio di mesi di lavoro ho pensato di far fronte alle spese con dell’hashish. Cinquanta grammi mi sono costati un’intera vita. Per fortuna che ho quasi finito, spero.
Ho potuto così entrare in questa realtà, che fuori dalle larghe mura è sconosciuta, sottovalutata ed è certamente la causa dell’aumento di criminalità nel nostro paese. Le carceri gravano sul bilancio degli italiani, sono le loro tasse che fanno fronte alle spese di queste mura, e credo che dovrebbero sapere il perché non diano i risultati dovuti. Il sovraffollamento c’è per davvero. Ogni carcere ha più del doppio di detenuti. A Bari la capienza è di circa 300 detenuti, sono invece reclusi più di 700 persone.
Qui a Noto, invece, la capienza è di 100, siamo 240. E si posso avere le stesse cifre da ogni carcere. Il carcere dovrebbe avere sia la funzione di tutela per la collettività e sia quella di rieducazione e reinserimento per i detenuti. Rieducazione e reinserimento invece, sono solo parole. Siamo al limite della dignità umana, se non proprio superati i limiti. Che rieducazione c’è nel far passare 20 ore in cella a detenuto? Le giornate si trascorrono tra tv, partite giocate a carte, chiacchierate tra loro, che sono ovviamente scambio di informazioni per le “vie facili”.
L’amministrazione penitenziaria dovrebbe passare ai detenuti i beni primari e necessari, almeno per l’igiene. Si finisce invece a curare l’igiene personale e quella degli ambienti solo con dell’acqua. A Bari addirittura solo con acqua fredda, anche d’inverno. Se si pensa che il peggior cibo venga passato nelle strutture ospedaliere, assaggiate quello dei carceri che nella maggior parte dei casi ha solo il nome commestibile. Non ci sono corsi o attività di alcun genere. Non ci crederete, ma nel 2011 c’è ancora gente analfabeta. Quello che poi non capisco è il senso della reclusione.
Per esempio, arrestano un tossicodipendente, in carcere lo riempiono di metadone fino al suo fine pena. È ovvio che questo appena fuori, per farsi ricommetterà altri crimini. Non ha quindi giovato né all’individuo, né alla società.
In conclusione dico che, dopo essere stati arrestati, veniamo ammassati in celle-sgabuzzino, dove quello che ci circonda è illegalità. Vengono calpestati i diritti e la dignità umani, senza reale osservazione, recupero o reinserimento ti rimettono in libertà perché hai scontato la pena, senza rendersi conto di averti trattato peggio degli animali e che ti rimettono in libertà senza averti offerto alternative a tutto questo. Si esce da questi posti più negativi di prima, più arrabbiati e senza prospettive. Tutto questo sistema è uno spreco inutile, che alimenta la criminalità e si ripercuote sulla società.
Qualcuno dovrebbe far qualcosa credo. E spero”.


Lettera firmata

 

 

 

 

 


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