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Equipe medica, la Cassazione chiarisce sulla responsabilità per errore altrui PDF Stampa
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di Giuseppe Amato


Il Sole 24 Ore, 13 agosto 2019

 

Cassazione - Sezione IV penale - Sentenza 12 luglio 2019 n. 30626. Nell'ambito dell'attività medica e della cosiddetta "responsabilità di équipe", il principio di affidamento (in forza del quale il titolare di una posizione di garanzia, come tale tenuto giuridicamente a impedire la verificazione di un evento dannoso, può andare esente da responsabilità quando questo possa ricondursi alla condotta esclusiva di altri, contitolare di una posizione di garanzia, sulla correttezza del cui operato il primo abbia fatto legittimo affidamento) consente di confinare l'obbligo di diligenza del singolo sanitario entro limiti compatibili con l'esigenza del carattere personale della responsabilità penale, sancito dall'articolo 27 della Costituzione, perché, spiegano i giudici della Cassazione con la sentenza 30626/2019, il riconoscimento della responsabilità per l'eventuale errore altrui non è illimitato e impone, per essere affermato, non solo l'accertamento della valenza concausale del concreto comportamento attivo o omissivo tenuto rispetto al verificarsi dell'evento ma anche la rimproverabilità di tale comportamento sul piano soggettivo secondo i principi in tema di colpa.

Nel caso di specie, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna nei confronti di uno dei chirurghi dell'equipe per non essere state affrontate in modo adeguato le questioni di cui sopra in punto di responsabilità individuale, essendo emerso in fatto che a tale sanitario era stata addebitata la responsabilità per un errore riconducibile ad altro operatore nelle manovre di posizionamento dei divaricatori neppure immediatamente percepibile durante l'intervento.

Come è noto, nell'attività medico-chirurgica, qualora ricorra l'ipotesi di cooperazione multidisciplinare, anche se svolta non contestualmente, nell'apprezzamento della colpa professionale occorre tenere conto che, ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, è tenuto a osservare gli obblighi ad ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune e unico.

Da ciò conseguendo che ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l'attività precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio a errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio. Il mancato rispetto di tale obbligo cautelare, coerentemente, può quindi fondare la responsabilità concorsuale. L'obbligo di garanzia non è ovviamente senza limiti, giacché, in difetto, finirebbe con il fondare una sorta di responsabilità oggettiva di posizione.

La responsabilità per l'errore altrui, cui non si è posto rimedio o non si è cercato di porre rimedio, presuppone infatti, pur sempre, un addebito a titolo di colpa. In questa prospettiva, deve ritenersi che l'errore altrui per poter essere addebitato al sanitario o deve rientrare nel bagaglio di conoscenze di qualsivoglia sanitario medio (non fosse altro che per la sua abnormità ed evidenza) o deve rientrare nello specifico settore in cui anche egli è specializzato.

Deve ovviamente trattarsi di un errore, nei termini di cui si è detto, che quel sanitario sia in grado di percepire nel corso dello svolgimento della sua attività, in ragione delle specifiche mansioni che egli è chiamato a svolgere. Solo se ricorrono queste condizioni la mancata percezione dell'errore e/o il mancato intervento potranno addebitarsi a titolo di colpa al sanitario.

L'ipotesi paradigmatica in cui si può porre la responsabilità di équipe è ravvisabile nell'obbligo posto a carico di tutti i sanitari intervenuti all'atto operatorio di partecipare ai controlli volti a fronteggiare il frequente e grave rischio di lasciare nel corpo del paziente oggetti estranei, conseguendone che non è neppure consentita la delega delle proprie incombenze agli altri componenti, perché ciò vulnererebbe il carattere plurale, integrato, del controllo, che ne accresce l'affidabilità (cfr. sezione IV, 18 giugno 2009, Cazzato e altro).

Diverso discorso deve farsi, invece, per quelle fasi in cui, distinti nettamente, nell'ambito di un'operazione chirurgica, i ruoli e i compiti di ciascun elemento dell'equipe, dell'errore o dell'omissione ne può rispondere solo il singolo operatore che abbia in quel momento la direzione dell'intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica. In queste situazione deve valere il principio del legittimo affidamento sull'altrui competenza professionale e, del resto, la specificità dell'intervento altrui renderebbe impraticabile ipotizzare il profilo di colpa (sub specie, del mancato controllo) che è condizione per la formalizzazione dell'addebito. Esemplificando: l'anestesista non potrebbe essere certo chiamato a rispondere dell'errore del chirurgo, come questi non potrebbe, a sua volta, rispondere di una inidonea somministrazione di anestetico da parte del primo (cfr. sezione IV, 22 maggio 2009, Riva e altro).

 

 

 

 

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