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Nuovo governo e silenzio sulla giustizia PDF Stampa
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di Gian Domenico Caiazza*


Gazzetta del Mezzogiorno, 10 settembre 2019

 

Nel programma politico - il famoso contratto - del defunto governo gialloverde, la Giustizia penale la faceva da padrona. Insieme al reddito di cittadinanza ed al disfacimento della legge Fornero sulla previdenza era il tema più ricco di roboanti propositi, per di più tutti a costo zero e dunque di massimo rendimento populistico al minimo costo: e così, purtroppo, è stato.

Riforma - Smantellamento della riforma dell'ordinamento penitenziario, in nome della famosa "certezza della pena"; moltiplicazione dei reati, aumenti iperbolici delle pene, pioggia di nuove ostatività alle misure alternative al carcere, giustizia "fai da te" domestica sempre legittima (ma è una fake news, per fortuna), processi sempiterni grazie alla abolizione della prescrizione dei reati dopo la sentenza di primo grado. Insomma un festival degli orrori, un autentico incubo per chiunque creda nei valori costituzionali del diritto penale liberale e del giusto processo. Materiale di risulta - crediamo e speriamo - in gran parte destinato all'inceneritore della Corte Costituzionale.

Fugace accenno - Dissolvenza incrociata, ed eccoci al governo giallorosso. Nessun contratto, ma un programma ricco di ben oltre venti punti, nei quali si parla di tutto fuorché di giustizia penale. Un fugace accenno alla necessità di ridurre i tempi del processo, per il resto un silenzio assoluto. Il silenzio, si sa, è il più indecifrabile degli atteggiamenti umani. Io faccio delle domande, quello non mi risponde: vai a capire perché. Nasconde segreti inconfessabili? Non ha la minima idea di cosa dire? Ha bisogno di tempo? Mi vuole dire: fammi un'altra domanda? Chissà. Certo, passare dal frastuono mediatico più ossessivo e scomposto al silenzio più british fa un certo effetto; e naturalmente preoccupa. Fuor di metafora, è infatti ben chiaro che le due forze politiche contraenti il nuovo patto di governo, consapevoli delle esplosive implicazioni di qualsivoglia affermazione di principio in tema di giustizia penale, hanno preferito, al momento, glissare.

Problemi - Una scelta di corto respiro, direi. Mi ricorda la leggendaria scena in cui Woody Allen, finito insieme alla sua vistosissima amica in un vicolo cieco popolato da loschi figuri, dopo un momento di terrore le sussurra, risoluto: "Fai finta di camminare". I problemi ci verranno addosso da subito, tacere non serve a nessuno. Vogliamo ricordarne qualcuno?

1. Sovraffollamento carcerario. La situazione è drammatica e cresce esponenzialmente. La risposta edilizia, oltre che concettualmente sciagurata, è letteralmente ingestibile per i suoi tempi lunghi e i costi altissimi. Il formidabile lavoro messo a punto dagli Stati Generali della esecuzione penale torna imperiosamente di attualità, e con esso la scelta di fondo della de-carcerizzazione della pena. Come intende agire la nuova maggioranza?

2. Interventi di riforma del codice di rito per ridurre i tempi lunghi del processo penale. Il buon lavoro portato a termine d'intesa tra avvocatura, magistratura e Ministro Bonafede ha prodotto tuttavia una legge delega svilita e svuotata dai veti ideologici posti dalla Lega sul potenziamento dei riti alternativi (patteggiamento e rito abbreviato). Il tema è l'unico esplicitamente evocato nel nuovo programma di Governo. Verrà dunque riscritta la legge delega secondo gli accordi raggiunti a quel tavolo?

3. Il 1° gennaio 2020 entra in vigore la folle norma abrogativa della prescrizione dei reati dopo la sentenza di primo grado, perfino se assolutoria. Un mostro giuridico che grida vendetta, bocciato con veemenza in modo unanime dall'intera comunità dei giuristi italiani. Il nuovo Governo intende assumersi la responsabilità di varare la nuova figura sociale dell'"imputato a vita"?

4. La legge "spazza-corrotti" è già subissata di eccezioni di incostituzionalità le più varie (una quindicina di remissioni alla Corte Costituzionale, un record senza precedenti, inarrivabile). Il nuovo Governo intende prenderne atto, e trarne le ovvie conseguenze?

5. La riforma dell'Ordinamento Giudiziario, che sembrava una necessità non rinviabile dopo il noto scandalo esploso intorno alla nomina del nuovo Procuratore capo di Roma, sembra finita nel dimenticatoio. Davvero pensiamo di risolverla a colpi di sorteggio?

Queste, e molte altre ancora, le domande impellenti alle quali occorre rispondere, e da subito. Per parte nostra, non daremo tregua al Governo: il silenzio è d'oro, a volte, ma non quando occorre governare un Paese.

 

*Presidente Unione Camere Penali Italiane

 

 

 

 

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