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Napoli. Permesso-premio al baby omicida, c'è l'inchiesta del ministro PDF Stampa
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di Leandro Del Gaudio

 

Il Mattino, 12 settembre 2019

 

Scandalo della festa di 18 anni sul web, si muovono gli ispettori del guardasigilli. Vogliono capire cosa è accaduto. E se ci sono state irregolarità nella procedura avviata dal direttore del carcere di Airola, culminata poi nel permesso premio a uno degli assassini del vigilante Franco Della Corte da parte della corte di appello minorile.

In poche righe, il ministro della giustizia Alfonso Bonafede dà il via libera all'ufficio ispettorato di compiere accertamenti sull'autorizzazione a una sortita fuori dal carcere del detenuto, in occasione del suo diciottesimo compleanno. Un caso che ha sollevato scalpore, grazie alle foto postate in Instagram da una parente di Ciro U., uno dei tre imputati per l'omicidio - omicidio brutale - del vigilante all'esterno della metro di Piscinola. Baci, abbracci, risate tra amici hanno scatenato un moto di indignazione, rispetto al quale il guardasigilli prova a fare chiarezza, per verificare eventuali profili di responsabilità disciplinare.

Si legge in una nota di via Arenula: "L'ispettorato compirà accertamenti preliminari volti a valutare la correttezza della procedura ed eventuali condotte disciplinarmente rilevanti". Verifiche doverose, per capire cosa è accaduto lo scorso luglio, quando la sezione minori della Corte di appello ha autorizzato la sortita all'esterno del carcere di Ciro U.

Stando a quanto risulta al Mattino, nell'istanza del direttore del carcere di Airola non c'era la richiesta esplicita a organizzare una festa, mentre in discussione c'era l'opportunità di concedere al detenuto la possibilità di pranzare con i congiunti al compimento del suo diciottesimo compleanno. In sintesi, il direttore del carcere chiedeva all'autorità giudiziaria di valutare una possibilità di un incontro ristretta ai soli familiari, grazie a un permesso di qualche ora, per giunta scortato dagli agenti penitenziari, sulla scorta del buon inserimento mostrato dal detenuto al protocollo educativo del carcere.

Letta l'istanza, la Corte di appello dei minori dà il via libera al pranzo in famiglia, senza però immaginare che per Ciro U. fosse stato organizzato un party a tutti gli effetti. Stando infatti alle foto pubblicate in Instagram, è possibile notare coriandoli, addobbi, candeline, ma anche amici in un clima decisamente allegro, scanzonato.

Un clima che - occorre ribadirlo - ha turbato i parenti del vigilante ucciso, ma anche l'intera opinione pubblica, quanto mai frastornata per quelle scene di allegria e di compiacimento immortalati dalle foto postate a mezzo social. Ed è questo il punto su cui battono le verifiche azionate ieri dal Ministero. Esiste una relazione da parte degli agenti di scorta sulla festa in canonica? Sono stati identificati tutti i partecipanti al pranzo in famiglia, per capire se ci fossero anche amici oltre che parenti di Ciro U.?

Non ci stanno a fare da parafulmine o da comodo capro espiatorio gli agenti di polizia penitenziaria, almeno a leggere la nota dei sindacati di categoria. "Sempre più spesso - è la critica dell'Uspp, l'unione dei sindacati di Polizia penitenziaria - si devono eseguire bizzarre scorte per eseguire fantasiose ordinanze dell'autorità giudiziaria, ma questo caso indigna e lascia sgomenti".

Per il presidente dell'Uspp Giuseppe Moretti e il segretario campano Ciro Auricchio, è ancora più grave che il nullaosta sia stato dato a chi "non si è ravveduto" e "non si è mai scusato con la famiglia". Un caso scoppiato a pochi giorni dall'inizio del secondo grado di giudizio a carico dei tre imputati (oltre a Ciro, sotto processo anche Luigi C. e Kevin A.), che hanno confessato di aver aggredito alle spalle e ucciso - in modo crudele - il vigilante Franco Della Corte.

Era il tre marzo del 2018 a Piscinola. Difesi dai penalisti Mario Covelli e Nicola Pomponio, i tre imputati puntano ora ad ottenere dai giudici di appello uno sconto di pena. C'è invece fiducia nella giustizia da parte dei parenti della vittima, rappresentati dal penalista Marco Epifania, che non possono costituirsi parte civile (il rito a carico dei minori non lo prevede), ma che hanno rappresentato il proprio stato d'animo, con una lettera in Corte di appello e al sostituto procuratore generale Anna Grillo, che da martedì rappresenterà la pubblica accusa nel corso del nuovo dibattimento.

Spiega oggi Giuseppe Della Corte, figlio del vigilante ammazzato, dopo aver appreso della mossa del Ministro, con l'invio degli ispettori a Napoli: "Certo che mi ritengo soddisfatto, non posso credere al fatto che sia stato concesso un permesso premio all'assassino di mio padre, per festeggiare il compleanno con amici e parenti all'esterno del carcere; questo non lo ritengo rieducativo! Dopo poco più di un anno dall'omicidio, questa belva come può essere premiata? Io non lo accetto, visto che è l'artefice della distruzione della mia famiglia, colui che mi ha provocato tanto dolore".

 

 

 

 

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