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Giustizia, i criteri di una riforma PDF Stampa
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di Giovanni Stefanì*

 

Gazzetta del Mezzogiorno, 12 settembre 2019

 

"La riforma della Giustizia penale, civile e tributaria anche attraverso una drastica riduzione dei tempi" è il punto del programma del nuovo Governo accolto con grande speranza da tutti gli operatori della Giustizia e ricordato ieri sulle colonne della Gazzetta dall'avvocato Lorusso.

Sul processo penale, gli organismi di rappresentanza dell'avvocatura hanno più volte manifestato la propria disponibilità ad accettare la rivisitazione dei termini della prescrizione, ma strettamente legata alla riforma del processo stesso, altrimenti il rischio è di fare un clamoroso buco nell'acqua.

L'interruzione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, che entrerà in vigore dal 2020, rischia, in verità, di divenire un boomerang e peggiorare le cose; va da sé, infatti, che se non si garantisce un efficace ed efficiente svolgimento dei processi penali, gli stessi rischierebbero di divenire sine die proprio perché, essendo sospesa la prescrizione e non esistendo più un tempo tassativo entro cui concludere i tre gradi di giudizio, gli uffici giudiziari, alle prese con innumerevoli contingenze, potrebbero essere meno motivati a imporre tappe forzate ai processi.

La riforma della Giustizia civile, invece, non dovrebbe prescindere dalle garanzie processuali per ogni cittadino, perché non è cambiando le regole del gioco che si possono risolvere i problemi dei tempi e dell'efficacia della Giustizia stessa. Per questo, l'avvocatura è contraria a riforme che vadano verso una suddivisione dei processi tra quelli di serie A e serie B, ipotizzando di garantire solo per i primi il rispetto dei principi costituzionali del giusto contraddittorio, dell'esercizio della difesa e del doppio grado di giudizio di merito a tutti. Avvocatura contraria, ma pronta a proseguire l'interlocuzione con il ministro Bonafede per addivenire a una riforma in grado di ridurre i tempi della Giustizia, ma sempre nel rispetto delle garanzie costituzionali e proprie della giurisdizione.

Tuttavia, parlare di queste riforme alle nostre latitudini, dove gli uffici giudiziari sono allo stremo e le cronache raccontano di allagamenti, calcinacci che cadono, aule pollaio e topi in libertà (neanche vigilata...), appare anacronistico. A queste latitudini la madre di tutte le questioni è quella delle risorse, sia umane (occorre rinforzare gli organici di magistratura e cancellerie) che, soprattutto, materiali.

Va da sé che sedi giudiziarie carenti contribuiscano ad allungare i tempi della Giustizia poiché impediscono a magistrati, avvocati e personale di cancelleria di svolgere le loro funzioni correttamente e con efficienza. Dunque, bene le riforme auspicate dal nuovo Governo ma lo Stato destini all'edilizia giudiziaria ben più risorse di quanto non abbia fatto finora.

Altrimenti, sarebbe come far correre una vecchia e arrugginita Cinquecento (i luoghi dove si svolge l'attività giurisdizionale) su una nuova pista di formula 1 (i processi civili e penali riformati): servirebbe davvero a poco.

*Presidente Ordine Avvocati di Bari

 

 

 

 

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