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Bahrein. L'estremo atto di crudeltà: cure mediche negate a un prigioniero PDF Stampa
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di Riccardo Noury


Corriere della Sera, 13 settembre 2019

 

Abdel-Jalil al-Singace è stato uno dei primi promotori della "primavera" del Bahrein a finire in carcere, nel marzo 2011. Dopo due processi, il 7 gennaio 2013 la Corte di cassazione ha confermato la sua condanna all'ergastolo per l'infondata accusa di aver "costituito un gruppo di terroristi per rovesciare il regime e cambiare la costituzione". Negli oltre otto anni che ha trascorso in prigione, le condizioni di salute di al-Singace si sono via via deteriorate: soffre di sindrome post-poliomielitica, anemia falciforme e disturbi muscolo-scheletrici cronici.

Dal 22 agosto, avverte acuti dolori al petto, intorpidimento delle dita e tremori alla mano sinistra su cui si appoggia per camminare con le stampelle. Il 28 agosto il medico del carcere lo ha visitato, diagnosticando una forte tensione del muscolo cardiaco ed ha fissato appuntamento con un cardiologo dell'ospedale militare. Quando al-Singace ha rifiutato di indossare l'uniforme carceraria e di uscire dalla prigione ammanettato, la direzione del carcere ha reso noto che "il prigioniero aveva cambiato idea" e ha annullato la visita. Un prigioniero innocente, oltretutto in queste condizioni di salute, non dovrebbe rimanere un giorno in più in carcere. Anzi, non avrebbe mai dovuto entrarci.

 

 

 

 

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