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Giustizia, il Pd: congelare la prescrizione, tutta la riforma di Bonafede va rivista PDF Stampa
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di Barbara Acquaviti


Il Messaggero, 13 settembre 2019

 

Orlando dal Guardasigilli: la bozza non può essere ripresentata tout court come se nulla fosse successo. Nei giorni scorsi c'era stata una telefonata, ieri un lungo incontro. Oltre due ore a confronto, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, e il suo predecessore Andrea Orlando, ora nei panni di vice segretario del Pd.

Per evitare che il nodo della riforma della giustizia - e quello della prescrizione - si mettano di traverso e facciano inciampare il governo rosso-giallo sin dai primi passi. Il succinto comunicato diramato alla fine del colloquio può essere archiviato alla voce "incontro interlocutorio", che tradotto dal politichese normalmente vuol dire che non è servito a prendere alcuna decisione.

Una circostanza che, peraltro, viene confermata da entrambe le parti: più che altro è servito a definire un metodo - quello del dialogo, appunto - per evitare fughe in avanti e liti sui giornali. Nel merito, spiegano, si entrerà soltanto quando sarà completata la squadra di governo. Nella nota si parla di "clima cordiale e costruttivo", che ha dato l'avvio a un tavolo di confronto per un'analisi congiunta dei provvedimenti che terminerà entro settembre.

"È stata condivisa la consapevolezza della priorità della drastica riduzione dei tempi del processo civile e penale". Ma se c'è un terreno su cui M5S e Pd si sono scontrati quando erano da due parti diverse della barricata, questo è proprio quello della giustizia. E ora, accorciare quella distanza in nome della realpolitik, richiede uno sforzo considerevole. Considerando, soprattutto, che c'è una data verso cui le lancette dell'orologio corrono a precipizio:1 gennaio 2020, data in cui entrerà in vigore la riforma della prescrizione (che prevede lo stop dopo il primo grado), fortemente voluta dai grillini e che la Lega aveva votato soltanto a patto che fosse abbinata a una organica riforma del processo penale.

Sul punto, in una recente intervista alla "Stampa", Orlando è stato chiaro: la "drastica cancellazione" è un "errore", ma "dobbiamo discuterne". Il vice segretario del Pd è rimasto nella segreteria e non è entrato nel governo anche per fare da grande mediatore.

Ma c'è chi tra i dem, come il capogruppo in commissione Giustizia Alfredo Bazoli, è molto esplicito: "Il minimo che possiamo chiedere è una norma che blocchi l'entrata in vigore mente si lavora a un quadro più completo". La riforma della giustizia e del Csm, appunto. Quella che Bonafede aveva presentato in uno degli ultimi Cdm dell'era giallo-verde, per il Pd, non può essere riproposta sic et simpliciter.

Non si può pensare che si prenda per buono - ha argomentato Orlando - un testo "costruito da due forze politiche che non ci coinvolsero minimamente". Per il Guardasigilli, però, quell'impianto è considerata una trincea. "Con la mia riforma 1'80% dei processi penali si dovrebbe concludere in 4 anni. E una rivoluzione e conto di poterla portare avanti con determinazione".

 

 

 

 

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