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Vi racconto come funzionano le visite al 41bis PDF Stampa
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di Luigi Manconi*


Il Dubbio, 8 novembre 2019

 

Caro Direttore, ricorro alla sua ospitalità per alcune puntualizzazioni in merito alla "vicenda Nicosia". Antonello Nicosia è stato arrestato lunedì scorso con l'accusa di associazione mafiosa perché avrebbe recapitato fuori dal carcere i messaggi provenienti da alcuni boss della mafia, con cui aveva parlato durante le visite effettuate insieme a una parlamentare, della quale era assistente.

Si tratta di precisazioni doverose, considerati gli attacchi - alcuni brutali, altri sinuosi - indirizzati contro l'attività svolta nelle carceri dai Radicali e dalla cosiddetta "lobby garantista" (alla quale mi onoro di appartenere).

Nella scorsa legislatura, come presidente della Commissione per la Tutela dei Diritti umani del Senato, ho visitato numerosi istituti penitenziari in tutta Italia: reparti con detenuti comuni, di alta sicurezza e oltre una decina di sezioni speciali con detenuti reclusi in regime di 41bis.

Nel corso di tutte queste visite ispettive, la nostra attività veniva costantemente accompagnata dal direttore dell'istituto e i nostri movimenti venivano seguiti passo passo, attentamente vigilati e tenuti sotto occhiuta sorveglianza da parte di agenti della Polizia penitenziaria e, nel caso dei reparti a regime speciale, dagli agenti del Gom (Gruppo operativo mobile), il corpo ad altissima qualificazione della Polizia penitenziaria che provvede alla custodia dei detenuti sottoposti al massimo controllo.

Aggiungo che oggetto dei colloqui avuti con i detenuti - e tra questi anche esponenti di vertice delle organizzazioni criminali mafiose e camorriste reclusi in 41bis - sono sempre state, come la legge e l'ordinamento penitenziario prevedono, informazioni relative allo stato di salute dei detenuti, alla condizione di carcerazione e a eventuali diritti che si ritenevano violati all'interno di quelle celle. Niente di più.

Per questi motivi non posso che provare stupore di fronte a quanto emerge dalla vicenda Nicosia: perché sarebbe stato consentito a qualcuno di potersi muovere con tanta facilità e agibilità in luoghi che dovrebbero essere tenuti sotto strettissima sorveglianza? Nel caso fosse confermato quanto emerso nei giorni scorsi, la responsabilità maggiore sarebbe da attribuirsi a chi non ha ottemperato agli obblighi che la legge e il regolamento penitenziario prevedono.

Ma tutto ciò come può giustificare la tentazione, così sfacciatamente evidente, di limitare l'attività ispettiva nelle carceri e colpire una prerogativa che per legge appartiene ad alcuni soggetti istituzionali? E, cioè, ai parlamentari, ai consiglieri regionali, al Garante nazionale, a quelli regionali e - ci auguriamo - ai Garanti comunali.

Come può la vicenda di un singolo mettere in discussione l'attività pluridecennale radicale - che sia del Partito radicale o di Radicali italiani - all'interno del sistema penitenziario, a difesa dello Stato di diritto e di quella norma che prevede la partecipazione della comunità esterna all'attività di rieducazione? Tutto ciò, com'è evidente, previa autorizzazione e sotto la sorveglianza del personale penitenziario. Grazie dell'attenzione e cordiali saluti.

 

*Professore, già Presidente della Commissione per la Tutela dei Diritti umani del Senato

 

 

 

 

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