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Brasile. Lula è libero, il giudice accetta la richiesta della difesa PDF Stampa
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La Repubblica, 9 novembre 2019


Autorizzata la scarcerazione dell'ex presidente brasiliano che scontava, dall'aprile del 2018, una condanna di 8 anni e 10 mesi per corruzione. Gentiloni: "Un grande presidente". In Brasile, la giustizia federale di Paranà ha autorizzato la scarcerazione dell'ex presidente brasiliano, Inacio Lula da Silva, che scontava, dall'aprile del 2018, una condanna di 8 anni e 10 mesi per corruzione.

La sentenza segue la decisione della Corte Suprema, che ha deciso di eliminare la norma che impone il carcere ai condannati se questi perdono il primo ricorso in appello, stabilendo che le manette non possono scattare prima che siano stati espressi tutti i gradi di giudizio. "Lula torna in libertà. Un grande presidente che ha combattuto contro la povertà e per il riscatto del popolo brasiliano" ha scritto su Twitter Paolo Gentiloni.

All'uscita dal carcere ha avuto anche qualche parola nei confronti del suo grande avversario, Sergio Moro, il giudice che lo ha spedito in carcere e adesso è il ministro della Giustizia del governo Bolsonaro. "Moro non ha voluto arrestare un uomo. Volevano incarcerare una idea e le idee non si bloccano, non si uccidono". "Cari compagni e care compagne, non sapete che cosa significhi che io adesso mi trovi qui con voi. Tutta la mia vita ho parlato con il popolo brasiliano e non avrei immaginato che accadesse quello che è accaduto oggi".

In un messaggio su twitter ha poi aggiunto: "Il popolo brasiliano è l'unico che può salvare questo paese. Abbiamo bisogno di un governante serio". La festa per la liberazione ha avuto anche un momento romantico. Attorniato dalla folla di simpatizzanti e militanti e anche dagli avvocati della difesa, dai dirigenti del Pt e dalla figlia, Lula ha voluto presentare ufficialmente la sua nuova fidanzata. Un amore scoppiato in carcere ma che risale probabilmente a prima che venisse arrestato.

"Ci tengo a presentarvi la donna di cui sono innamorato", ha detto prendendo la mano di Rosângela da Silva, sociologa di Curitiba che conobbe il leader del Pt a Itaipú, la società dove la donna lavorava, tra il 2003 e il 2010 quando Lula era presidente. Fonti interne al partito sostengono che il capo della sinistra brasiliana aveva già fatto sapere a giugno la sua intenzione di sposarla quando sarebbe uscito di prigione.

Ancora amatissimo dai brasiliani, Lula, 74 anni, lo aveva fatto sapere a maggio scorso, quando era ancora lontana la sentenza della Corte Suprema che stabilisce l'indispensabilità di tutti i gradi di giudizio per poter tenere un uomo in prigione. "È innamorato, e la prima cosa che ha intenzione di fare è sposarsi", aveva scritto su Facebook Luiz Carlos Bresser-Pereira, suo ex ministro, che lo andò a trovare nel penitenziario di Curitiba.

L'ex presidente brasiliano è oggi una icona della sinistra nel Paese guidato da Jair Bolsonaro, e forse l'uomo più temuto dall'attuale capo dello Stato. Le due condanne per corruzione e riciclaggio, una a 8 anni e l'altra a 12, non sono bastate a far dimenticare ai brasiliani gli anni in cui "Lula" (nomignolo che utilizzava fin da quando era sindacalista dei metallurgici: dal 1975 e per quasi tutti gli anni Ottanta, in piena dittatura, sfidò da capo del sindacato i militari al potere organizzando scioperi poderosi) ha guidato la più grande potenza dell'America Latina dal 2003 al 2010. Leader indiscusso del Partito dei lavoratori, da lui co-fondato, Lula conquista la presidenza con un programma di economia sociale che, secondo le stime ufficiali, ha sottratto 29 milioni di persone alla povertà. Quando lascia il potere ha un tasso di popolarità superiore all'80%, del quale beneficerà Dilma Roussef, la compagna di partito che a lui successe alla carica di presidente.

 

 

 

 

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