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Egitto. Esperti Onu: "Morsi ucciso dal carcere duro, migliaia di detenuti in pericolo" PDF Stampa
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agenzianova.com, 9 novembre 2019


Il regime carcerario in Egitto potrebbe aver portato direttamente alla morte dell'ex presidente Mohamed Morsi e potrebbe mettere a repentaglio la salute e la vita di altre migliaia di detenuti. È quanto emerge da un rapporto redatto dagli esperti indipendenti delle Nazioni Unite, tra cui Agnes Callamard, relatrice speciale per esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie. Morsi è deceduto lo scorso 17 giugno all'età di 67 anni dopo essere stato colto da malore durante un'udienza in tribunale. L'ex capo dello Stato egiziano ed esponente dei Fratelli musulmani, gruppo oggi considerato fuorilegge dalle autorità dell'Egitto, era stato sottoposto a un duro regime carcerario di isolamento nonostante soffrisse di diabete, ipertensione e altri problemi collegati al malfunzionamento del fegato. "Morsi è stato tenuto in condizioni che possono essere descritte solamente come brutali durante i cinque anni passati nel complesso carcerario di Tora", si legge nel rapporto degli esperti Onu, citato in un comunicato dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) con sede a Ginevra.

In particolare, spiega il rapporto, l'ex presidente egiziano in carica dal 30 giugno 2012 al 3 luglio 2013 veniva tenuto in isolamento per 23 ore al giorno; non gli era permesso di intrattenere rapporti con altri prigionieri, nemmeno durante l'ora fuori dalla cella; dormiva su un pavimento di cemento con una o due coperte come protezione; non gli era concesso di avere libri, riviste, radio, televisione o di avere materiale per scrivere; non ha ricevuto cure per il diabete e l'alta pressione; ha perso progressivamente la vista dell'occhio sinistro, ha avuto ricorrenti coma diabetici e ripetuti svenimenti, soffrendo peraltro di significative carie e infezioni gengivali. "Le autorità erano state avvertite ripetutamente che le condizioni carcerarie di Morsi avrebbero gradualmente minato la sua salute fino ad ucciderlo", aggiunge il rapporto, concludendo che "la morte di Morsi potrebbe equivalere a un omicidio arbitrario perpetrato dallo Stato". Il rapporto chiede "un'indagine indipendente e imparziale" non solo sulla morte di Morsi, ma di tutti gli altri prigionieri deceduti in custodia cautelare dal 2012, anno del golpe che ha portato al potere l'attuale leadership egiziana.

"Abbiamo ricevuto prove credibili da varie fonti - spiegano gli esperti - secondo cui migliaia di altri detenuti in tutto l'Egitto potrebbero subire gravi violazioni dei loro diritti umani e potrebbero essere ad alto rischio di morte". Il rapporto degli esperti Onu avanza l'ipotesi che il carcere duro possa essere "una pratica intenzionale dell'attuale governo del presidente Abdel Fatah al Sisi per mettere a tacere i dissidenti".

La relazione invita il governo del Caro ad "invertire quelle che sembrano essere pratiche profondamente radicate che violano gravemente il diritto alla vita delle persone, il diritto a non essere sottoposti a detenzione arbitraria, il diritto a non essere sottoposti a tortura o maltrattamenti, il diritto a un giusto processo, un processo equo e un'adeguata assistenza medica".

Tra le migliaia di altri detenuti in condizioni di isolamento ci sono l'ex consigliere per gli affari esteri di Morsi, Essam el Haddad, e suo figlio, Gehad El-Haddad, ex portavoce dei Fratelli musulmani al momento dell'arresto. "Questi due uomini vengono effettivamente uccisi dalle condizioni in cui sono detenuti e dalla privazione delle cure mediche. Sembra che questo avvenga intenzionalmente o perlomeno viene permesso che accada", conclude il rapporto.

 

 

 

 

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