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Corte di Cassazione. Omicidio, la gelosia non è un'attenuante PDF Stampa
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di Michela Allegri


Il Messaggero, 9 novembre 2019

 

La Cassazione boccia la sentenza che riduceva la pena all'uomo perché aveva strangolato la ex "in preda a una tempesta emotiva". In primo grado la condanna a 30 anni, poi dimezzata dopo una perizia. Pena da ricalcolare, la sorella della vittima: volevo giustizia.

La tanto discussa "tempesta emotiva" che lo avrebbe travolto quando strangolò la ex fidanzata, non può essere una giustificazione per un delitto, soprattutto in un caso di omicidio. La Cassazione annulla - con rinvio - la sentenza di appello per Michele Castaldo, che nel 2016 aveva ucciso la compagna, Olga Matei, a Riccione.

La pena, che dai 30 anni disposti dal Tribunale era scesa in secondo grado a 16 anni, dovrà essere ricalcolata per quanto riguarda le attenuanti che erano state concesse all'imputato. Le stesse che avevano praticamente dimezzato la condanna: i giudici avevano dato peso a una perizia psichiatrica che aveva stabilito che Castaldo avesse agito, appunto, in preda a una "soverchiante tempesta emotiva e passionale" dovuta al suo vissuto.

Una sentenza choc che aveva dato il via a un'onda di manifestazioni e contro la quale ha fatto ricorso la procura generale di Bologna, sostenendo che la "gelosia" non possa essere un'attenuante in un omicidio. Secondo il ricorso presentato dal sostituto procuratore Paolo Giovagnoli, Castaldo uccise Olga perché era geloso e perse il controllo in preda all'alcol: la "tempesta emotiva" che investì l'imputato "altro non è se non la proiezione immediata della gelosia", un fattore che non può essere considerato nel calibrare la responsabilità penale, scrive il magistrato.

Ma ieri, in aula, le richieste del sostituto pg di Cassazione Ettore Pedicini sono state di senso opposto: ha sostenuto che il ricorso fosse "infondato", perché "gli stati emotivi e passionali possono essere valutati per la concessione delle attenuanti generiche, valutazione rientra nel potere discrezionale del giudice del merito".

Ma la suprema Corte ha annullato la sentenza, disponendo un nuovo appello. I fatti risalgono al 5 ottobre 2016. Olga e Castaldo si frequentavano da un mese. Lei, 46 anni, moldava, da anni a Riccione, aveva deciso di lasciarlo perché era infastidita dai suoi controlli ossessivi. La sera dell'omicidio si erano visti, ma la donna era rimasta sulle sue posizioni. A quel punto, Castaldo la aveva strangolata e aveva tentato il suicidio.

In appello, la "tempesta emotiva" evidenziata dalla perizia aveva procurato all'imputato la concessione di attenuanti generiche, ritenute equivalenti alle aggravanti di aver agito per futili motivi e per gelosia. Oltre alla perizia, c'era anche il fatto che Castaldo avesse confessato, che fosse incensurato e che avesse intenzione di risarcire la famiglia della vittima.

Le motivazioni della sentenza di secondo grado erano uscite a ridosso dell'8 marzo e avevano fatto scalpore, suscitato proteste e manifestazioni. Ieri, dopo la decisione della Cassazione, sono arrivate le reazioni dei parenti: "Sono soddisfatta, volevo giustizia e speravo di ottenere una pena congrua", ha detto Nina, sorella di Olga. Con lei ha parlato l'avvocato di parte civile, Lara Cecchini: "Non prova odio nei confronti di Castaldo, ma il suo gesto ha distrutto tante vite. La sua, dei suoi familiari, dell'ex marito e della figlia di Olga".

 

 

 

 

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