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Consulta. Benefici penitenziari senza discriminazioni PDF Stampa
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di Francesco Cerisano


Italia Oggi, 9 novembre 2019

 

Anche i condannati a pena detentiva temporanea per il delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione da cui derivi la morte della vittima possono accedere ai benefici previsti dall'ordinamento penitenziario.

Con la sentenza n. 229 del 9 ottobre 2019, depositata ieri in cancelleria, la Corte costituzionale sana l'ingiustificata discriminazione che fino a oggi colpiva i condannati a pena detentiva temporanea per il delitto di cui all'art. 630 codice penale ai quali venivano preclusi i benefici che invece sono riconosciuti ai condannati all'ergastolo per lo stesso delitto a seguito della sentenza n. 149/2018 della Consulta.

In quella sede la Corte era stata chiamata in causa dal tribunale di sorveglianza di Venezia a cui un condannato all'ergastolo per sequestro di persona a scopo di estorsione e omicidio della vittima aveva chiesto di poter accedere al regime di semilibertà avendo trascorso più di 20 anni in carcere dove si era impegnato in attività lavorative e di studio.

Nella sentenza del 2018 i giudici delle leggi hanno dato ragione al condannato dichiarando incostituzionale l'articolo 58-quater, comma 4, della legge n. 354/1975 sull'ordinamento penitenziario nella parte in cui si applica ai condannati per i due reati ostativi previsti dagli articoli 630 e 289-bis (sequestro di persona a scopo di estorsione e a scopo di terrorismo e eversione dell'ordine democratico).

La ragione dell'illegittimità risiede, aveva detto la Corte nella sentenza di luglio 2018, nel principio stabilito dall'art. 27 terzo comma della Cost. secondo cui le pene "devono tendere alla rieducazione del condannato".

La sentenza n. 229 di ieri richiama lo stesso apparato argomentativo di quella del 2018 estendendo i benefici penitenziari, funzionali al reinserimento sociale, anche ai condannati a pena detentiva temporanea per il delitto di cui all'articolo 630 del codice penale.

"La disposizione censurata", osserva la Consulta, "opera in senso diatonico rispetto all'obiettivo di consentire alla magistratura di sorveglianza di verificare gradualmente e prudentemente l'effettivo percorso rieducativo compiuto dal soggetto prima di ammetterlo alla semilibertà e poi alla liberazione condizionale".

 

 

 

 

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