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Padova. Detenuti vincono la causa, più soldi in busta paga PDF Stampa
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di Riccardo Sandre


Il Mattino di Padova, 10 novembre 2019

 

Il giudice del Lavoro di Padova ha accolto le richieste dei carcerati del Due Palazzi: i compensi sono fermi da 26 anni. Anche i detenuti hanno diritto alla giusta paga. È arrivata dal tribunale di Padova il pronunciamento che conferma il principio sancito dopo la sentenza del luglio 2019, con cui il giudice del lavoro Mauro Dallacasa, aveva condannato il ministero della Giustizia a pagare in favore di un lavoratore, detenuto nel carcere Due Palazzi, le differenze retributive in relazione all'attività lavorativa svolta durante la permanenza in carcere.

Ora altre due sentenze dello stesso tribunale, questa volta firmate dal giudice Silvia Rigon, vanno nella medesima direzione. Sono le numero 645 e 646 del 24 settembre 2019: è stato condannato lo stesso ministero della Giustizia a riconoscere a due detenuti del Due Palazzi rispettivamente 7.800 e 3.300 euro per l'attività lavorativa non adeguatamente retribuita.

Un'azione legale che muove dalla costatazione che la Commissione ministeriale istituita per aggiornare periodicamente il trattamento economico dei detenuti non si riunisce dal 1993. Di fatto i carcerati lavoravano oggi con le stesse retribuzioni di 26 anni fa. Un gap vertiginoso ritenuto illegittimo dal tribunale di Padova.

"Il lavoro in carcere" ricordano Palma Sergio, della segreteria confederale della Cgil di Padova, Alessandra Stivali e Roberta Pistorello, della segreteria provinciale della Fp Cgil, Michele Zanella, dell'Ufficio Vertenze della Camera del Lavoro di Padova "non ha carattere afflittivo, non rappresenta un inasprimento della pena, ma è considerato una forma di organizzazione necessaria alla vita della comunità carceraria, oltre che uno dei fattori del trattamento rieducativo. Ciò, non solo secondo l'ordinamento penitenziario italiano, ma anche in base alle regole stabilite dalle organizzazioni internazionali (Onu) e dalle regole penitenziarie europee.

Anche i lavoratori detenuti hanno dunque diritto alla giusta retribuzione, a non essere sfruttati, a vedere rispettati i propri diritti". Una sentenza che accoglie solo in parte le opposizioni presentante dal ministero di Giustizia in queste due occasioni. "Il ministero della Giustizia ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo, chiedendo la compensazione con le spese di mantenimento in carcere" spiega a questo proposito l'avvocato Marta Capuzzo dello studio legale Moro che ha patrocinato le cause promosse dalla Cgil e dalla Funzione Pubblica di Padova.

Prosegue il legale: "Il giudice ha compensato solo in parte ricordando che, ai sensi dell'articolo 24 dell'Ordinamento penitenziario, la legge riserva in favore dei lavoratori-detenuti una quota pari ai tre quinti della remunerazione per l'attività lavorativa svolta. Secondo inoltre l'articolo 22 dello stesso Ordinamento la retribuzione dei lavoratori-detenuti non può essere inferiore ai due terzi di quella prevista dai contratti collettivi di riferimento nel comparto".

 

 

 

 

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