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Milano. I penalisti contro la giustizia-spettacolo PDF Stampa
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di Giovanni M. Jacobazzi


Il Dubbio, 10 novembre 2019

 

Presa di posizione della Camera penale di Milano per la decisione della Procura di distribuire agli organi di stampa atti processuali riguardanti indagini giunte alla loro conclusione.

"Con quale animo e fiducia le persone indagate e i loro difensore" possono "rappresentare le proprie difese" davanti "a un pubblico ministero che si è appena presentato alla stampa magnificando i risultati dell'indagine che ha consentito di accertare le cause e, implicitamente, i colpevoli del fatto?".

La domanda, retorica, è formulata dalla Camera penale di Milano all'indomani della decisione della Procura del capoluogo lombardo di distribuire agli organi di stampa atti processuali riguardanti indagini giunte alla loro conclusione. Se l'iniziativa poteva avere lo scopo di eliminare la rincorsa del giornalista al maresciallo o al sostituto per avere la "chiavetta" con gli atti d'indagine, il risultato è stato però quello di aver "istituzionalizzato" il processo mediatico. Il tema non è nuovo: bilanciare interessi meritevoli di tutela, come il diritto di cronaca e il rispetto della presunzione di non colpevolezza. Le norme attuali vietano la pubblicazione degli atti processuali, ma non del loro contenuto, qualora già conosciuto o conoscibile dall'indagato.

"Si tratta - aggiungono i penalisti - di norme a presidio sia della segretezza delle indagini che delle modalità di formazione del convincimento del giudice". Il problema italiano, quello della indiscriminata diffusione di atti d'indagine coperti dal segreto, poteva essere risolto se fosse stata recepita la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Ue numero 343 del 9 marzo 2016.

"Gli Stati membri - si legge - adottano le misure necessarie per garantire che, fino a quando la colpevolezza di un indagato non sia stata provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole".

Tale direttiva avrebbe dovuto essere recepita lo scorso anno. "Ancora non è stato fatto nulla, in piena coerenza con l'imperante populismo giustizialista che sconosce il concetto stesso di presunzione di innocenza", sottolineano i penalisti. "È in questo vuoto normativo che si inseriscono le iniziative della polizia giudiziaria che diffonde ai media i cd trailers giudiziari", affermano, "allo scopo di glorificare la bravura e l'efficienza degli investigatori", con la diffusione "di fonti di prova coperte da segreto", ignorando "il rispetto della presunzione di innocenza".

 

 

 

 

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