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Verona. Se i detenuti lavorano per l'Esercito PDF Stampa
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di Angiola Petronio


Corriere Veneto, 16 novembre 2019

 

È la prima convenzione del genere in Italia. È stata firmata ieri a Palazzo Carli, ma è già diventata progetto pilota per altre realtà. Un accordo, tra il Comando delle Forze operative terrestri di supporto dell'Esercito, direzione della Casa circondariale di Montorio, magistratura di sorveglianza e garante per i diritti dei detenuti per portare avanti un percorso di integrazione. Cinque carcerati cureranno il verde del centro polifunzionale Fiorito.

Quelli che, nella loro missione hanno anche la garanzia dell'ordine sociale. E quelli che, delinquendo, quell'ordine lo minano. "Guardie e ladri" che questa volta lavoreranno, per la prima volta in Italia, assieme. Con reciproco vantaggio di entrambi: i primi avendo il centro polifunzionale Fiorito in Borgo Roma curato e gestito nel verde gratuitamente. I secondi a fare quel percorso virtuoso che li porterà fuori dal carcere.

Esercito da una parte, detenuti della casa circondariale di Montorio dall'altra. Ma in quello spazio, dedicato al capitano veronese degli Alpini morto in Afghanistan nel 2006, lavoreranno insieme grazie a una convenzione, unica e prima nel suo genere, firmata ieri a Palazzo Carli dal generale Giuseppe Nicola Tota, comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto, dalla direttrice di Montorio Mariagrazia Bregoli, dalla Garante dei Detenuti Margherita Forestan e dal magistrato di sorveglianza Isabella Cesari alla presenza del presidente del consiglio comunale nonché membro della commissione Giustizia della Camera Ciro Maschio. Una convenzione voluta sia dal Ministero della Difesa che da quello il cui studio ha richiesto diverso tempo. Difficile far lavorare chi ha commesso dei reati nell'ambito dell'esercito.

Ma quel centro di 6 ettari, con 646 alberi ad alto fusto, 2 campi da tennis, un campo da calcio e uno da calcetto, una pista da atletica, un minigolf, una palestra e due piscine è diventato l'approdo di un accordo che vedrà 5 detenuti di Montorio prendersi cura del verde in forma volontaria. Con l'equipaggiamento e l'assicurazione pagati con il fondo comunale del Garante dei Detenuti, che Margherita Forestan ha messo a disposizione.

Convenzione che ieri è stata battezzata con la firma, ma che è già diventata un modello, tanto che altre realtà la vogliono riprendere. E che è nata. ha spiegato il generale Tota, "dalla conoscenza con la direttrice Bregoli. Abbiamo iniziato ad andare in carcere con l'inno nazionale, spiegando il valore della bandiera. L'impatto non è stato facileMa abbiamo pensato anche a un percorso condiviso, che per i detenuti fosse di recupero. Impiegarli in ambito militare non è semplice. Ma al centro Fiorito non sono custoditi nè armi nè documenti sensibili, quindi siamo riusciti a trovare un accordo".

I cinque detenuti che vi lavoreranno hanno frequentato i corsi di giardinaggio a Montorio e si occuperanno del verde, delle piante e dei fiori. Andranno a infoltire la schiera dei carcerati che già lavorano fuori dalla casa circondariale. Una ventina circa, impiegati nei servizi di guardiania in Comune o nella pulizia delle aree verdi cittadine, a cui vanno aggiunti i 16, all'interno del carcere, che volontariamente si occupano degli animali.

"Ci sono incontri che riescono a cambiare il modo di pensare - ha detto la direttrice Bregoli - E quello tra me e il generale Tota è stato uno di quegli incontri. Tutti sappiamo perché un detenuto entra in carcere, ma non tutti sappiamo come si vive la pena. L'esercito porta tra le celle quei valori anche sociali che spesso chi è recluso nella sua vita non ha conosciuto. E rappresenta un'occasione straordinaria per imparare il vivere civile".

"Con questa convenzione ha commentato l'onorevole Maschio - si dimostra come a Verona ci sia una sensibilità non comune sulla funzione rieducativa della pena". Verona che torna ad essere capofila in positivo.

 

 

 

 

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