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Il Papa vara gli "eco-peccati". Ma aggiunge: "stop agli abusi della giustizia" PDF Stampa
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di Franca Giansoldati


Il Messaggero, 16 novembre 2019

 

Francesco incontra 600 penalisti di tutto il mondo. Severino: "serve una giustizia che sia umanizzatrice e riconciliatrice". L'odio che dilaga sul web, la corruzione a diversi livelli, i crimini ambientali sempre più frequenti, ma anche l'uso improprio della custodia cautelare "che si è aggravata drammaticamente in diverse nazioni e regioni" nonché la legittima difesa "che non può sconfinare in abuso".

Papa Francesco ieri mattina parlava a cuore aperto di giustizia penale partendo da un concetto a lui molto caro: che lo sviluppo del diritto, a ogni latitudine del pianeta, dovrebbe essere davvero in grado di rispettare la dignità e i diritti delle persone. Nel palazzo Apostolico c'erano seicento giuristi di varie nazionalità arrivati a Roma per partecipare ad un convegno organizzato dalla Luiss, intitolato "Serve un modello di giustizia fondato sul dialogo, sull'incontro".

A guidare i giuristi l'ex ministro della Giustizia Paola Severino, vice presidente dell'ateneo romano. "Siamo tutti consapevoli che la corruzione mini le basi del rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni ma, in senso più ampio, corroda le fondamenta della nostra convivenza civile" ha detto Severino, aggiunge che serve "una giustizia umanizzatrice e riconciliatrice". Il Papa ha toccato tanti nervi scoperti legati alla funzione del diritto penale, in particolare quelli connessi alla sua applicazione nei confronti dei "delitti dei più potenti".

È tornato così a ripetere che "il capitale finanziario globale è all'origine di gravi delitti non solo contro la proprietà ma anche contro le persone e l'ambiente". Un argomento che ha sviscerato compiutamente nell'enciclica "Laudato Sì", dimostrando quanto siano interdipendenti scelte sbagliate dal punto di vista finanziario o politico. Scelte talmente sciagurate che possono ripercuotersi su intere popolazioni, conducendo al depauperamento di interi territori, causando persino "un sovra-indebitamento degli Stati e il saccheggio delle risorse naturali".

Reati del genere, ha rincarato il Papa, "hanno la gravità di crimini contro l'umanità" anzi molto di più tanto che "alcune condotte - spesso impunite - possono essere considerate come un "ecocidio"" per la contaminazione massiva dell'aria, dell'acqua, la distruzione su larga scala di flora e fauna. Da qui l'idea di definire il peccato ecologico una azione "contro Dio".

Ai giuristi Bergoglio ha chiesto di lavorare per "una giustizia penale restaurativa" visto che le società "sono chiamate ad avanzare verso un modello di giustizia fondato sul dialogo, sull'incontro" ma si è anche lamentato di una deriva giustizialista, visto che in alcuni paesi "si è preteso giustificare crimini commessi da agenti delle forze di sicurezza come forme legittime del compimento del dovere". Il diritto, dunque, resta uno strumento basilare per garantire anche "il reinserimento sociale" di chi ha sbagliato, ha concordato la Severino: "Non si tratta di un'utopia. Bisogna ricercare una giustizia che oltre padre sia anche madre".

 

 

 

 

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