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Madri di minori estradabili extra Ue se ci sono garanzie per la prole PDF Stampa
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di Francesco Machina Grifeo


Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2020

 

Corte di cassazione - Sentenza 16 gennaio 2020 n. 1677. Il divieto di estradizione (a meno di esigenze cautelari di "eccezionale gravità") per le madri di prole sotto i tre anni, previsto dalla legge 69/2005 (modificata dalla legge 117/2019), vale unicamente per gli Stati membri dell'Ue. Tuttavia, essendo la tutela dei minori un principio generale dell'ordinamento, riconosciuto anche a livello internazionale dalla Convenzione sui diritti del fanciullo e dalla Cedu, l'estradizione verso paesi terzi è legittima soltanto quando gli Stati extra Ue forniscano adeguate garanzie sia ai bambini che alla famiglia nel suo complesso. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 1677 di ieri, rigettando il ricorso di una madre contro la sentenza della Corte di appello di Brescia che ne autorizzava l'estradizione in Albania per il reato di "falsa denuncia".

Per la Suprema corte dunque "non costituisce condizione ostativa all'estradizione la circostanza che l'ordinamento dello Stato richiedente preveda per l'esecuzione delle pene detentive forme di tutela a favore della madre di prole in tenera età non corrispondenti a quelle previste dall'ordinamento italiano: è infatti sufficiente che siano previste disposizioni comunque funzionali a preservare l'integrità psicofisica del minore, oltre che dei genitore e della stessa famiglia".

"Al di fuori di meccanismi improntati a rigidità assoluta - prosegue la decisione -, l'esistenza nello Stato richiedente di un sistema di tutela di tali situazioni, per quanto possa essere realizzato secondo differenti e peculiari modalità, consente comunque una pronuncia favorevole all'estradizione, dovendo escludersi che ricorrano le condizioni ostative", previste dal c.p.p. (articolo 705), "purché venga salvaguardata - si ripete - l'integrità psicofisica non solo del minore, che altrimenti resterebbe privato del rapporto affettivo con la madre in una fase delicata della sua esistenza, ma dello stesso genitore e dell'intera famiglia". E per garantire "concreta effettività" alla verifica è previsto che la Corte di appello "attivi gli strumenti suoi propri".

Così, tornando al caso concreto, il giudice di secondo grado dopo aver correttamente escluso "l'estensione analogica" della legge 69/2005 al procedimento di estradizione, ha proceduto all'accertamento "dapprima delle generali condizioni di detenzione nello Stato albanese", e poi allo "specifico trattamento penitenziario" cui sarebbe stata sottoposta la ricorrente.

Ed ha così accertato che sarebbe stata collocata presso la struttura femminile "Ali Demi" di Tirana che prevede il diritto delle madri di "mantenere presso l'asilo nido della istituzione il loro bimbo fino all'età di tre anni". E che l'accomodamento del minore avviene in "sezioni dedicate alle madri con prole, con personale qualificato". Mentre il controllo sull'esecuzione è assicurato da una serie di istituzioni e comitati esterni.

 

 

 

 

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