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Prescrizione, ora è stallo ma la crisi è dietro l'angolo PDF Stampa
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di Rocco Vazzana


Il Dubbio, 12 febbraio 2020

 

Niente forzature, Bonafede lavora a un ddl per evitare la crisi. Nessun emendamento al Mille Proroghe, nessun emendamento alla pdl Costa e nessun decreto legge. Sulla prescrizione, la maggioranza, o meglio, la maggioranza della maggioranza M5S, Pd e Leu - preferisce evitare forzature che creerebbero strappi irreparabili con Italia viva, indisponibile ad accettare la mediazioni del cosiddetto "lodo Conte bis", che prevede lo stop della prescrizione in primo grado solo in caso di condanna. La strada meno accidentata, sulla carta, sarebbe dunque quella di un ddl, da presentare giovedì in Consiglio dei ministri, insieme alla riforma del processo penale. Più che un compromesso, un modo per congelare la polemica politica, visto che il disegno di legge prevede un iter parlamentare così lungo da non mettere la legge Bonafede al riparo da possibili incidenti d'Aula.

"Sul veicolo normativo stiamo facendo tutte le valutazioni, anche relative alle dinamiche e ai tempi parlamentari", spiega il ministro della Giustizia, nel tentativo di non offrire una "sponda a chi la vuole per alzare i toni".

Il riferimento è, ovviamente, a Matteo Renzi, il più grande nemico della prescrizione riformata da Bonafede, tanto da minacciare una mozione di sfiducia individuale nei confronti del Guardasigilli. "Ciascuno è libero di fare ciò che vuole, anche di decidere se stare in maggioranza o all'opposizione. Io continuo il mio lavoro", commenta il ministro grillino. "Molestare quotidianamente i cittadini con minacce e risse e toni di un certo tipo è sbagliato".

Ma Italia viva, per ora, continua a mostrare i muscoli agli alleati intenzionati a trovare un punto di caduta definitivo a partire dal nuovo lodo Conte. "Noi saremo conseguenti con il nostro impegno di non votare questa norma", dice Renzi, che poi scrive soddisfatto su Facebook: "Non inserire il lodo Conte nel Mille Proroghe è un gesto di buon senso".

Buonsenso che però non ha convinto Italia viva a rinunciare al "lodo Annibali" per lo slittamento al 31 dicembre dell'entrata in vigore della riforma Bonafede, presentato nello stesso decreto, nonostante il parere negativo del governo.

L'atteggiamento ostile dell'ex premier nei confronti dell' esecutivo manda su tutte le furie persino Nicola Zingaretti, che in mattinata usa parole poco lusinghiere nei confronti dell'ex compagno di partito. "Dicevano di voler allargare il campo ai moderati per sconfiggere Salvini. Sono diventati estremisti che frammentano il nostro campo e fanno un favore a Salvini", sbotta il segretario dem, convinti che i leader dei partiti di centrodestra stiano "brindando" al lavoro dei renziani. La mozione di sfiducia contro Bonafede paventata da Iv?

"Un teatrino insopportabile", dice secco Zingaretti. "C'era una volta una bella trasmissione di Arbore, con il grande comico Catalano... Se un partito presenta una mozione di sfiducia al governo di cui fa parte, la risposta è nelle cose". Insomma, secondo dem e pentastellati Renzi deve scegliere cosa fare da grande: continuare a cannoneggiare sulla sedia di Conte o entrare definitivamente in maggioranza? Quesito mal posto secondo gli esponenti di Italia viva, sicuri di condurre una battaglia campale contro la "barbarie" dei processi infiniti.

"Quanto livore da Nicola Zingaretti contro", di noi, replica a distanza il renziano Luciano Nobili. "Improvvisamente ci ha scelto come nemici. E sapete perché? Perché preferiamo la riforma Orlando a quella di Bonafede e Salvini".

Il clima è insomma più che frizzantino tra le forze di maggioranza, decise a fronteggiarsi in campo aperto. E ricorrere al tecnicismo parlamentare, spulciare tra i regolamenti nella speranza di individuare il mezzo più appropriato ad aggirare l'ostacolo non aiuterà di certo a risolvere il problema. La crisi di governo è sempre dietro l'angolo. Sempre che qualcuno dei contendenti trovi davvero il coraggio di restare con un pezzo di corda in mano.

 

 

 

 

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