Sabato 06 Giugno 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Se i detenuti non fanno l'amore possono solo peggiorare PDF Stampa
Condividi

di Claudia Osmetti

 

Libero, 13 febbraio 2020

 

La proposta di legge per il sesso dietro le sbarre. La Toscana chiede al governo di istituire in ogni carcere il tempo dell'affettività e una stanza dedicata. "Proibire le relazioni non serve ai fini dell'efficacia della pena".

Non c'è niente di più civile del sesso. Anche in prigione, e perché no? Il consiglio regionale della Toscana, una manciata di giorni fa, ha approvato una proposta di legge al Parlamento sulla cosiddetta "affettività in carcere". Il concetto è semplice: pure i detenuti hanno diritto a far l'amore, dentro la struttura penitenziaria ma lontani dagli sguardi indiscreti di chicchessia.

A licenziare il provvedimento è la maggioranza dem dell'ente fiorentino (tra l'altro Lega e Forza Italia, almeno a livello locale, si barricano dietro il parere contrario) e suona come una tirata d'orecchi al governo dem di Roma. Sì, insomma: è il Pd che si richiama all'ordine da solo. Anche perché il tema è di quelli tutt'altro che nuovi: se ne è parlato molto, in passato. Poi è arrivato l'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando (ancora, Pd) e l'ha inserito nella bozza di riforma del sistema carcerario del 2018.

Però niente, di mezzo ci si sono messe le elezioni e quell'altro dem di Paolo Gentiloni ha congelato ogni cosa. Vero, sui decreti attuativi è caduta la mannaia del governo giallo-verde: ma assieme a quella si è abbattuto anche il silenzio collettivo. E non s'è più saputo nulla. Se ne torna a discutere adesso, con un testo recapitato in parlamento che la dice chiara. "I detenuti e gli internati hanno diritto a una visita al mese, della durata minima di sei ore e massima di ventiquattro, con le persone autorizzate ai colloqui".

Partner, mogli, mariti e amanti: non stiamo lì a sottilizzare. "Le visite si svolgono in unità abitative appositamente attrezzate all'interno degli istituti penitenziari senza controlli visivi e auditivi". Ci mancherebbe giusto il contrario: ma visto che sul tavolo si tratta di un luogo, come le patrie galere, in cui l'intimità rasenta lo zero spaccato, conviene specificare.

Questo sarebbe il comma che la regione Toscana vuole aggiungere all'articolo 28 delle norme sull'ordinamento penitenziario a cui l'esecutivo Conte Uno aveva già messo mano l'anno scorso. Non l'hanno presa tutti benissimo, va detto. I sindacati degli agenti, per esempio, saltano sulla sedia. "I nostri penitenziari non devono diventare dei postriboli", tuona Donato Capece, segretario generale del Sappe. È preoccupato, Capece, dei possibili risvolti di un simile provvedimento. Ma il punto è un altro. "La maggior parte dei Paesi europei ha già una regolamentazione in materia", spiega Alessio Scandurra, coordinatore dell'osservatorio Antigone che da anni monitora quel che avviene dietro le sbarre italiane. "L'Italia è tra i pochi Stati che non ha adottato ancora nessun provvedimento".

Il detenuto resta tale - Fanalino di coda, sai che novità. "Questo è il pezzo di un discorso più ampio e abbastanza scontato", comincia Scandurra. Sarà pure banale, però è il caso di farlo una volta per tutte. "I rapporti sessuali e affettivi dei detenuti non andrebbero impediti perché è pacifico che limitarli non è un'azione necessaria ai fini dell'esecuzione della pena". Della serie: il detenuto rimane detenuto anche se, una volta al mese, incontra la compagna in lingerie. "Senza contare che un divieto simile ha ripercussioni anche sull'altra persona che è libera a tutti gli effetti".

Invece da noi, oggi, i carcerati possono contare su dieci minuti di telefonata (che nell'era delle connessioni no-stop è una misura fuori dal tempo) e su un colloquio familiare tenuto in un ambiente comune alla settimana. Skype, Internet e altre forme di comunicazione digitale manco a pensarci.

"Eppure", prosegue Scandurra ricordando che anche Antigone ha redatto una proposta simile a quella toscana, "le relazioni famigliari e col partner sono la cosa più importante a cui i detenuti si aggrappano il giorno in cui escono dal carcere. Per cui è fondamentale fare in modo che li possano coltivare durante tutto il periodo di detenzione".

Come diceva Voltaire - La funzione rieducativa si pone l'obiettivo del reinserimento in società, altrimenti abbiamo fallito su tutta la linea. Non serve nemmeno tirare in ballo il supercitato Voltaire: "il grado di civiltà di una nazione si misura dalle sue carceri".

Basta il buonsenso: oltre 60 suicidi all'anno (praticamente uno a settimana) sono una cifra che impressiona. Forse, checché ne dicano i manettari di tutta Italia, chi sta al fresco non si sente proprio ospite del grand hotel. "La mentalità con cui si affronta il carcere è fondamentale", chiosa l'esperto, "se è positiva aiuta a cogliere quel poco che il sistema mette a disposizione, se è negativa fa sprofondare nel tanto che toglie. Bisogna lavorare sulla prima, anche permettendo le visite affettive".

 

 

 

 

07


06


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it