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Milano. Musulmani e cattolici all'ora di religioni a San Vittore PDF Stampa
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di Giampiero Rossi


Corriere della Sera, 14 febbraio 2020

 

Trenta detenuti frequentano le lezioni con sacerdoti e imam. "Così il dialogo batte l'estremismo". L'ora di religione non bastava più. Non perché sessanta minuti scorrono troppo veloci, ma perché in carcere, ancor più che nel mondo esterno, una religione sola abbraccia soltanto una parte della popolazione.

E allora, su segnalazione dei cappellani dei penitenziari, la chiesa milanese e i principali punti di riferimento della comunità islamica e ebraica e le rappresentanze delle fedi che arrivano dall'Asia hanno progettato una nuova iniziativa rivolta ai detenuti: l'ora di religioni, un ciclo di incontri gestiti sempre in comprensenza da rappresentanti delle diverse confessioni e aperti a fedeli di ogni religione. Insomma, un corso per approfondire la conoscenza del libri sacri delle rispettive religioni e il valore di precetti e tradizioni.

Le lezioni sono iniziate all'inizio del mese e proseguiranno fino ad aprile, all'interno della struttura scolastica di San Vittore. Gli insegnanti sono sacerdoti, imam, guide spirituali. "Il progetto nasce dalla volontà di assicurare ai detenuti la libertà di culto in un'ottica pluralista, l'unica possibile in un ambiente multireligioso com'è il carcere, ma anche di prevenire forme di radicalizzazione che possono trovare proprio nelle carceri il loro terreno di incubazione - spiega monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la cultura e l'azione sociale - ma non si tratta di un catechismo, bensì di dialogo: voci differenti per un messaggio condiviso".

All'ultimo incontro, per esempio, erano presenti un aula proprio don Bressan e un imam legato alla Coreis (Comunità Religiosa Islamica). Uno ha parlato del Simbolo di fede, cioè del Credo che noi cattolici recitiamo ogni domenica durante la messa, l'altro ha illustrato una sura fondamentale. Entrambi hanno risposto alle domande, senza sconti, dei partecipanti e hanno evidenziato i tratti comuni delle due fedi monoteiste.

"In carcere c'è una domanda di religione - sottolinea il cappellano di San Vittore don Roberto Mozzi - e l'unica figura di riferimento è a quella del cappellano cattolico". A don Mozzi, infatti, arrivano richieste di copie del Corano o di ricevere la visita di un ministro del culto di altre religioni. Anche da qui è nata l'idea di "mettere in dialogo mondi che coesistono per offrire loro una conoscenza corretta, di se stesso e dell'altro, smontare pregiudizi e, anche, prevenire interpretazioni e approcci radicali".

 

 

 

 

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