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Verso la crisi di governo: da 30 anni magistratura decide durata legislatura, non i partiti PDF Stampa
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di Piero Sansonetti


Il Riformista , 14 febbraio 2020

 

Voi vi chiederete per quale ragione al mondo il Pd vuole andare alle elezioni. Perché i sondaggi lo danno intorno al 20 per cento, cioè un paio di punti sopra i risultati del 2018? Non ha senso. Oltretutto, con il nuovo parlamento coi "seggi tagliati", Il Pd perderebbe comunque un bel gruzzoletto di deputati e senatori. E per di più finirebbe all'opposizione. E allora? Per far dispetto a Renzi? In politica le ripicche contano, ma fino a un certo punto, alla fine contano interessi più grandi. Quindi?

Vediamo allora perché i 5 Stelle dovrebbero vedere di buon occhio le elezioni. Per estinguersi, vittime del crollo dei sondaggi e della legge taglia-parlamentari che loro stessi hanno fatto? E per perdere una posizione di grande potere nel governo? A occhio, no. Non saranno dei grandi strateghi, questi 5 Stelle, ma fessi così tanto è improbabile. E allora?

Beh, noi lo abbiamo scritto tante volte. Lo scriviamo di nuovo. C'è in Italia un partito politico, molto più forte di tutti gli altri partiti politici - e più compatto, più combattivo, molto, molto più ideologico - che ha una idea chiarissima di società futura e che è deciso a realizzarla, e che ha la capacità di condizionare e dirigere i partiti che sono in Parlamento o, almeno, parti molto grandi di questi partiti. Anche contro i loro stessi interessi.

È il partito delle Procure, unica vera grande potenza nella vita pubblica. Qual è l'idea di società che ha in mente? Una società molto controllata, relativamente libera, ordinata e legalizzata, punitiva, obbediente ad una scala di valori decisa dallo Stato, e diretta da una aristocrazia, da una vera e propria aristocrazia costituita, appunto, dall'apparato giudiziario, che ammette l'esistenza di una struttura democratica ma pretende che questa struttura viva in una condizione di subalternità ai guardiani della legge.

La legge è sopra ogni altra cosa, i guardiani della legge sono i sacerdoti. Poi, sì, la politica, la democrazia, la libertà: ma limitate e condizionate da una grande capacità repressiva dello Stato. Da anni questo partito decide le sorti della politica. Nel 1992 rade al suolo la Democrazia Cristiana, il partito socialista e la prima Repubblica. Nel 1994 silura il primo berlusconismo. Nel 2008 manda a casa il governo Prodi-Mastella. Nel 2011 abbatte l'ultimo governo Berlusconi. Quasi tutti questi passaggi avvengono principalmente per una ragione: per impedire una riforma garantista della giustizia, oppure per imporre delle modifiche nei rapporti di potere tra magistratura e società.

Andate a controllare le date e le cronache dell'epoca: è esattamente così. Tutte le grandi crisi politiche sono determinate dalla questione giustizia. E tutte - tutte - sono precedute o seguite da misure di riduzione dello Stato di diritto e di sottomissione del potere politico-democratico al potere delle Procure. Fine dell'immunità parlamentare, fine del potere delle Camere di concedere l'amnistia, istituzione di nuovi reati con pene esorbitanti, misure drastiche contro i reati attribuibili ai politici, blocco di riforme come quella Mastella, o quella Orlando o - in precedenza - quelle immaginate e mai realizzate dai governi Berlusconi.

Oggi siamo tornati lì: niente di nuovo. Il Partito delle procure (che noi chiamiamo il PPM, partito dei Pm) non vuole permettere che sia neppure sfiorata la credibilità del ministro Bonafede, che tra tutti i ministri della giustizia del dopoguerra si è mostrato il più prono al PPM. Il PPM è un partito di persone che rispettano l'onore, e non possono permettere che un loro uomo fedele sia ferito. Non lo abbandonano, né per necessità né per opportunismo. E dunque il diktat è semplice: giù le mani da Bonafede o il governo cade e si va alle urne. Non permetteremo la formazione di un nuovo governo.

Era evidente che i 5 Stelle si sarebbero inchinati. Come è possibile che il Pd faccia lo stesso? E dentro il Pd c'è pieno accordo su questo cedimento e questa rinuncia ai propri principi? E lo stesso ministro Orlando, che è stato un nemico dei giustizialisti quando ha fatto il ministro, ora è pronto a cedere loro e a deporre le armi? Non lo so, ma guardo i fatti: è possibile. È sempre sbagliato sottovalutare il Partito delle Procure. E non si capisce proprio niente della politica italiana se non si capisce che il comando, lo scettro, è loro e solo loro. Almeno finché qualche pezzo di politica, abbastanza robusto, non si decida a dare battaglia. Quanto è lontano questo tempo? A occhio, molto, molto lontano.

 

 

 

 

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