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Salerno. Decreto "svuota-celle", il tribunale accelera PDF Stampa
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di Massimiliano Lanzotto


La Città di Salerno, 26 marzo 2020

 

Applicata anche a Fuorni la liberazione dei detenuti prossimi al "fine pena" L'iter semplificato per evitare contagi tra i reclusi. Il nodo dei "braccialetti". La corsa per decongestionare le carceri tocca pure Salerno. Nell'ultimo fine settimana sono state eseguite le prime scarcerazioni di detenuti per reati comuni. Alcuni avevano già le procedure pendenti ma il decreto "Cura Italia" ha dato loro un'accelerazione alla definizione.

I giudici del tribunale di Sorveglianza di Salerno hanno liberato due ebolitani, di 68 e 60 anni, tra quelli vicini al cosiddetto "fine pena", ma negli ultimi giorni sarebbero già cinque i casi approvati. La norma introdotta per arginare l'epidemia da Coronavirus nei penitenziari presenta delle criticità. Soprattutto non c'è un pieno automatismo: la decisione passa sempre prima al vaglio della magistratura che deve accertare l'assenza di motivi ostativi. Serve, per essere più chiari, sempre un'istruttoria. Negli istituti di pena italiani sono 8000 i detenuti in più rispetto alla capienza. A Salerno- Fuorni sono i 536, di cui 72 stranieri, rispetto ad una capienza di 394 (dati del ministero della Giustizia aggiornati al 29 febbraio scorso)

Le norme applicate. Pe favorire le uscite dalle carceri e allentare il sovraffollamento si stanno sfruttando le norme previste già dall'ordinamento. E dunque la libertà anticipata, per chi ha assunto un comportamento impeccabile durante la detenzione ed ha seguito percorsi rieducativi, e la detenzione domiciliare (introdotta dalla legge 199/2010), per chi ha un residuo di pena sotto i 18 mesi di reclusione. Con il decreto "Cura Italia", varato dal governo Conte, si è introdotta, poi, la nuova forma di detenzione domiciliare temporanea, valida fino al 30 giugno, anche per chi sta scontando pene superiori all'anno e mezzo, che prevede una procedura semplificata, ma anche motivi ostativi nuovi. La recente norma ha stabilito che oltre i sei mesi sia necessario il braccialetto elettronico. Ne sono esclusi solo i minori. Ed è questa l'incognita che blocca la procedura per alleggerire le carceri: i braccialetti disponibili non sono sufficienti per scarcerate il maggior numero di detenuti e raggiungere gli standard di sicurezza tra le mura carcerarie.

Gli effetti del provvedimento. Un dato emerge già dai primi giorni di applicazione del nuovo decreto: c'è una maggiore speditezza nell'evadere le pratiche. Ciò deriva anche dalla procedura agevolata avviata direttamente nelle carceri. Ai detenuti che sono nelle condizioni di chiedere l'uscita anticipata o la detenzione a tempo fino alla fine di giugno, le direzioni - e tra queste quella di Salerno, guidata da Rita Romano - hanno fornito dei moduli da compilare. La procedura iniziale, dunque, parte proprio dalle celle. Al resto provvede l'amministrazione penitenziaria che relazionerà sul richiedente e verificherà l'autenticità del domicilio dichiarato. Ciò va a vantaggio delle cancellerie, già oberate di lavoro.

Le criticità nel sistema. Su tutte c'è il rebus dei braccialetti che impediscono la piena applicazione della norma straordinaria introdotta dal Cura Italia. In questi giorni il governo dovrebbe rendere noto, e disponibili, il numero di quelli pronto uso. Poi si deciderà la spartizione tenendo conto di alcuni dati statistici: gli indici di sovraffollamento e le situazioni di emergenza sanitaria. Si darà priorità ai detenuti con residui di pena più bassi. Secondo il decreto legge saranno installati circa 3mila braccialetti fino al 30 giugno.

C'è, poi, il problema delle cancellerie, dimezzate dall'applicazione del "lavoro agile". Al tribunale di Sorveglianza di Salerno -fa sapere il presidente Monica Amirante - è stato attivato un presidio per smaltire le richieste in arrivo. La riduzione forzata di personale non è sempre colmabile con il telelavoro perché alcune procedure richiedono la presenza in sede. Se da un lato si chiede di accelerare per disinnescare la "bomba" carceri, dall'altra si deve fare i conti con le cancellerie semivuote per far fronte all'epidemia. Un lavoro duro che impone a tutti, anche gli stessi magistrati, di rimboccarsi le maniche e andare anche oltre il loro ruolo d'ufficio per facilitare il lavoro del personale.

I detenuti esclusi. Non tutti i detenuti possono beneficiare della procedura semplificata. Sono esclusi, infatti, quanti risultano privi di un domicilio. In questa categoria si collocano molti stranieri. L'esclusione riguarda pure i condannati per reati collegati alla criminalità organizzata e per delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale. Esclusi anche i detenuti che scontano pene per corruzione e concussione. Fuori dal novero dei beneficiari anche i delinquenti abituali e quanti hanno preso parte a rivolte nelle carceri. Nulla è previsto, inoltre, per i reclusi in attesa del primo grado di giudizio. E sono quelli che rischiano di restare più tempo in cella per la sospensione dei termini.

 

 

 

 

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