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Bonafede, "Nessun indulto mascherato". Ma i renziani: "Capo Dap si dimetta" PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 26 marzo 2020

 

Alla Camera il Guardasigilli fa il punto sull'emergenza: 15 detenuti positivi, finora solo 50 scarcerati per effetto dei decreti sul coronavirus. Detenuti e rivolte dividono ancora la maggioranza, da una parte Pd e M5S con il Guardasigilli Alfonso Bonafede, dall'altra i renziani che con l'opposizione chiedono, ormai da due settimane, le dimissioni del capo delle carceri Francesco Basentini.

Ma dal ministro della Giustizia, su questo, non giunge alcun consenso durante il question time a Montecitorio in cui la Lega insiste sull'indulto che sarebbe frutto dei decreti sul Coronavirus dedicati alle carceri. Ma il niet di Bonafede in proposito è netto. "Nessun indulto mascherato, ma solo 50 detenuti usciti, per giunta con la garanzia del braccialetto elettronico".

Subito dopo la polemica proprio con la Lega che dieci anni fa, in pieno governo con Berlusconi, "e senza alcuna emergenza sanitaria" sottolinea il Guardasigilli, diede il suo via libera a una legge, la 199, che "nei primi tre anni ha permesso a circa 9 mila detenuti di passare alla detenzione domiciliare". Dice Bonafede: "Devo dedurre che nel 2010, ripeto senza alcuna emergenza sanitaria, quella legge andava bene perché c'era il voto della Lega Nord nel quarto governo Berlusconi; mentre oggi che la Lega è all'opposizione, non va più bene e sarebbe addirittura, secondo quanto espongono gli interroganti, un indulto mascherato'".

Quelle norme prevedevano che chi doveva scontare ancora 18 mesi poteva lasciare il carcere. Quelle attuali, sottolinea il ministro, riguarderebbero solo 6mila detenuti, ma con molte eccezioni, non solo l'effettiva disponibilità di un domicilio, ma anche l'avvenuta riabilitazione, e soprattutto l'assenza di reati gravi, come la corruzione, lo stalking, i maltrattamenti in famiglia. Esclusi anche tutti quelli che, negli ultimi 12 mesi, abbiano ricevuto sanzioni disciplinari per comportamenti gravi in cella. Fuori anche tutti quelli che hanno partecipato alle rivolte. In più, per chi esce, ci sarà l'obbligo del braccialetto elettronico.

In ogni caso, sottolinea Bonafede, fino a oggi e per via dei decreti sul Coronavirus, sono solo 50 i detenuti usciti, quelli già in condizione di semi-libertà (lavoro esterno durante il giorno e poi rientro in cella per dormire), che invece adesso resteranno del tutto fuori dal carcere. Ma il Guardasigilli dichiara che, a oggi, non è ancora possibile quantificare quanti detenuti potrebbero lasciare le prigioni per effetto dei nuovi decreti. Ma ecco, nelle sue parole, la situazione aggiornata sui penitenziari, sconvolti due settimane fa dalle rivolte (27 quelle coinvolte, 35 milioni di euro di danni, 13 morti per overdose da farmaci rubati).

Innanzitutto, e non per effetti dei decreti per l'emergenza, calano i detenuti nelle prime tre settimane di marzo, da 61.235 passano a 58.592 effettivi, con un calo di 2.643 persone. I positivi al virus al momento sono solo 15 i detenuti. Sonno state distribuite 200mila mascherine e organizzate 345 tende per il pre-triage. I telefonini - 1.600 già giunti e altri 1.600 in arrivo - hanno sostituito per ora il blocco dei colloqui diretti con i familiari, blocco che è stato all'origine della protesta stessa.

Un discorso a parte va fatto per i braccialetti elettronici. Come anticipato da Repubblica.it, Bonafede conferma che al momento, secondo le verifiche fatte dal Viminale, i braccialetti disponibili sono 2.600, e se ne possono attivare 2-300 a settimana. Quindi un numero inferiore rispetto alle persone che ne potrebbero usufruire con la detenzione domiciliare, che presuppone però anche la disponibilità di un effettivo domicilio.

Il dato certo, a sentire le voci della maggioranza, è che non solo i renziani, ma anche il Pd insiste per misure più ampie che consentano le scarcerazioni. Le chiedono Lucia Annibali e Gennaro Migliore di Italia viva che citano le parole di Mattarella e insistono per "un vero provvedimento che alleggerisca il carcere". Ma su questa linea si muovono anche Alfredo Bazoli e Walter Verini del Pd. I Dem parlano di "10mila detenuti in più, una bomba sanitaria che mette a rischio la vita di chi sta e di chi lavora in carcere".

Da qui l'invito a "bruciare le tappe per avere più braccialetti, tenendo dentro chi ha commesso gravi reati, ma lasciando fuori chi può avere domiciliari, con il risultato di avere più spazi nelle celle e quindi meno tensioni, e anche meno rischi di rivolta". Il Pd non insiste sulle dimissioni di Basentini ma sollecita Bonafede a "rafforzare il vertice del Dap nominando il vicedirettore che manca".

 

 

 

 

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