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Appello a Mattarella e Bonafede: "Il problema delle carceri sovraffollate va affrontato" PDF Stampa
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di Federico Capurso


La Stampa, 7 aprile 2020

 

L'eurodeputata del Pd Pina Picierno: "Non si può mantenere le distanze minime di sicurezza e nemmeno sanificare gli ambienti". Don Gino Rigoldi, in un'intervista pubblicata oggi su La Stampa, mostra delle possibili alternative alla carcerazione, ai tempi del coronavirus, fatte di comunità e reti solidali. Pina Picierno, europarlamentare Pd, dopo averla letta racconta a La Stampa di aver inviato una lettera al Presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato e al ministro della Giustizia Bonafede.

 

Picierno, cosa chiede in questa lettera?

"Chiedo di affrontare il problema. In alcuni istituti si arriva a eccedenze del 90% rispetto alla capacità reale. E una grande parte della popolazione carceraria è composta da persone vulnerabili, tossicodipendenti, anziani".

 

Un problema che agli occhi dell'opinione pubblica è emerso solo in chiave negativa nelle ultime settimane, quando sono scoppiate rivolte da parte dei detenuti. Eppure, ad oggi, 37 detenuti e 158 agenti penitenziari risultano contagiati dal coronavirus...

"Nelle nostre carceri non si può neanche mantenere una distanza minima di sicurezza o sanificare gli ambienti, quindi non è possibile il rispetto di alcun protocollo sanitario. Sembra che le misure adottate dal governo riguardino tutti, tranne i 60 mila uomini e donne che vivono in carcere. Si è operata una sorta di rimozione collettiva, come se i detenuti non facessero parte della nostra comunità, rendendoli inesistenti".

 

Le sembra che il governo stia affrontando il problema?

"Tutt'altro. Ma la vita di quei detenuti è nelle mani dello Stato. Al ministro Bonafede ho chiesto di agire, ma fino ad oggi mi sembra che questo tema sia stato messo in quarantena dalla politica e dal governo, nonostante le proteste della popolazione carceraria. Come se la vita di un detenuto valesse meno della nostra".

 

Ci sono soluzioni possibili?

"Certo. Dall'Onu sono già arrivate indicazioni importanti e delle linee guida per gestire questa fase emergenziale nelle carceri. Linee guida che però, in Italia, non vengono neanche prese in considerazione. Un gruppo di accademici e professori di diritto penale, poi, ha prodotto un documento dettagliato in questi giorni per provare a ridurre la popolazione carceraria".

 

Lei cosa propone?

"Si potrebbe innalzare a 2 anni il limite di pena detentiva eseguibile presso il proprio domicilio. Oppure, per chi è ammesso a svolgere lavori all'esterno del carcere, si dovrebbe permettere di restare presso il proprio domicilio, almeno per il periodo di emergenza".

 

E quando l'emergenza sarà finita?

"Credo si dovrà ragionare su investimenti maggiori nell'edilizia carceraria, prevedendo un uso più ampio, dove possibile, di pene alternative alla detenzione in carcere".

 

Pochi giorni fa, per esigenze sanitarie legate al coronavirus, è uscito dal carcere Vincenzino Iannazzo, un boss della 'ndrangheta, ora tornato nella sua casa di Lamezia Terme. E c'è chi, come il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, ha sollevato forti dubbi sull'opportunità di questa decisione...

"Il problema nasce dal sovraffollamento, non dall'emergenza sanitaria. E ad ogni modo, le soluzioni proposte toccherebbero, ad esempio, chi è detenuto in custodia cautelare o per reati lievi. Di certo, non si passa dai boss mafiosi o da chi si è macchiato di reati gravi".

 

Giorgia Meloni invece si scaglia contro "concessioni o svuota carceri" e chiede "pene esemplari"...

"Qui non si parla di "svuota carceri". Meloni dimostra una totale assenza di sensibilità. Utilizzare in questo momento argomenti così delicati per esasperare gli animi, non rende un buon servizio al paese. Quando la vita di un detenuto è nelle mani dello Stato, lo Stato ha il dovere di tutelarla".

 

 

 

 

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