Martedì 27 Ottobre 2020
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Dalla reclusione alla restituzione: bollettino n. 9 PDF Stampa E-mail
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PROGETTO SOSTENUTO CON I FONDI OTTO PER MILLE DELLA CHIESA VALDESE

 

Un percorso su sicurezza, legalità, trasgressione

 

Nei piccoli laboratori di scrittura abbiamo lavorato partendo dalla raccolta delle idee e dalla prescrittura, proponendo sempre temi vicini al percorso sulla legalità che stavamo suggerendo nelle classi: quindi il bullismo, l’idea che hanno i giovani della sicurezza, la trasgressione.

La raccolta delle idee è stata collettiva, abbiamo lavorato con tutta la classe per aiutare i ragazzi a sviluppare la fantasia e a superare le prime idee su un dato argomento, quasi sempre le più scontate.

Abbiamo così stimolato tutti a trovare degli argomenti pro o contro, o ad analizzare una questione da due punti di vista contrapposti, a porsi delle domande, e le idee si sono allargate a macchia d’olio. Da lì siamo partiti per riordinare i materiali, provare a fare una scaletta, trovare un incipit stimolante.

 

Ho preso parte a un corso di difesa personale

di Giulia C.


Al momento posso dire che sono maggiori le situazioni in cui mi sento in pericolo, rispetto a quelle in cui mi sento al sicuro. Ormai la delinquenza è ovunque e talvolta non serve nemmeno uscire di casa per trovarla. Devo ammetterlo, ho paura anche di stare a casa se sono sola, soprattutto da pochi mesi a questa parte visto che delle persone, sembrerebbe extracomunitari, hanno recentemente svaligiato una casa vicino alla mia. Vivo in campagna e adoro andare a pattinare nelle strade circostanti, ma purtroppo non riesco più a farlo tranquillamente come una volta. Sempre più ragazze e ragazzine vengono violentate e questo mi fa paura più di tutto il resto, visti anche gli apprezzamenti talvolta pesanti che mi giungono anche solo mentre sono per strada che sto andando a scuola. Ed è per questa ragione che la scorsa primavera ho preso parte ad un corso di difesa personale, che più che dal punto di vista fisico, mi ha aiutato da quello psicologico.

Per incrementare la sicurezza nella mia città credo siano necessari maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine. Devo però ammettere che negli ultimi due anni ho visto aumentare notevolmente il numero di poliziotti e carabinieri, soprattutto nella zona centrale della città, e questo mi fa sentire più sicura, anche se non del tutto. Inoltre ritengo che sia necessario operare un maggiore controllo sugli extracomunitari, spesso artefici di molti reati. Non voglio generalizzare o essere razzista, ma gli immigrati irregolari a mio avviso andrebbero immediatamente rimpatriati. Mi rendo conto che un’affermazione del genere è fortemente ipocrita visto che noi italiani siamo un popolo di immigrati, ma troppe volte mi sono trovata a dover affrontare situazioni di forte disagio causate da extracomunitari che si dimostravano invadenti e volgari nei miei confronti (una volta sono stata sul punto di chiamare il 112!).


Bisogna unificare, piuttosto che separare le persone con allarmismo e paure

di Kristie


Quando si parla di insicurezza ci si riferisce ad uno stato d’animo che non ci fa sentire a nostro agio rispetto alla situazione che stiamo vivendo, o alle persone che ci circondano. Insicurezza mi fa pensare ad una strada buia senza illuminazione, che si è costretti ad attraversare impauriti dalla possibilità di essere aggrediti. Eppure non dovremmo provare timore, quella via è parte della nostra città, della nostra casa, del luogo più sicuro nel quale sentirsi protetti. Sinceramente non ho molta paura di aggirarmi da sola per strada, perché in me sento che non devo temere la mia città, tuttavia è necessario salvaguardarsi ed essere diffidenti anche in casa nostra perché “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”. Ho sempre pensato che la libertà fosse la cosa più bella di cui sono in possesso gli esseri umani, ma quando sento i crimini che ogni giorno vengono commessi, l’intolleranza e la paura che ormai regnano sovrane, mi chiedo come possiamo definirci liberi se non siamo più padroni di fare una camminata notturna in solitudine, se dobbiamo utilizzare allarmi all’avanguardia per salvaguardare la casa che con fatica ci siamo guadagnati, se dobbiamo temere di parlare con un estraneo. La verità è che non siamo liberi, ci sentiamo tutti insicuri e nella nostra inquietudine dubitiamo di tutto, anche di casa nostra.

Molte sono le proposte per rendere la nostra città più sicura, o per lo meno più vivibile, ma a mio parere tutto sta nel rendere consapevoli i cittadini, promuovere una politica comunitaria per unificare, piuttosto che separare le persone con allarmismo e paura. Pene più severe e rigide potrebbero aiutare i cittadini a sentirsi più sicuri. Purtroppo fin troppe volte si sentono criminali che infrangono la legge e tuttavia ottengono uno sconto sulla pena. Troppe volte gli anni da scontare in carcere si dimezzano, le persone che hanno subito il danno hanno ragione a sentirsi insicure ed a reclamare giustizia.


Penso che la situazione sia sfuggita di mano

di Chiara B


Non mi sento sicura a camminare per strada da sola quando si fa sera. Ho paura, ad esempio, le tante volte che torno da scuola, magari d’inverno quando il sole tramonta presto. A volte non mi sento sicura nemmeno a casa mia quando non c’è nessuno a tenermi compagnia. Penso che, più di ogni legge o qualsiasi sorveglianza, la prima cosa che tutti dovremmo imparare sia la buona convivenza e il rispetto degli altri. Sarebbe stupido pensare che tutti seguissero questi principi ed è proprio per questo che lo Stato interviene.

A mio parere la legge italiana, per quanto riguarda la sicurezza dei cittadini, è poco efficace e il governo dovrebbe impegnarsi in leggi più severe, cercare di farle rispettare e, soprattutto, far scontare gli anni che spettano a coloro che hanno commesso reati. In particolare, la città di Padova è molto pericolosa: la situazione che si è venuta a creare in questi anni è spaventosa. Penso che ormai il tempo in cui si doveva agire sia passato e ora la situazione sia sfuggita di mano o forse si è voluto lasciarla sfuggire di mano.


Non giustifico chi commette reati, ma almeno cerco di capire

di Ilaria S.


Come ci si può sentire al sicuro in un Paese dove i veri “criminali” girano liberi per le città e vengono condannate altre persone che magari hanno compiuto reati minori? Quando si sentono le notizie al telegiornale e si parla di extracomunitari viene sempre specificata e ripetuta la nazionalità più volte, ma perché quando è un italiano ad essere il colpevole si generalizza e si chiude in fretta la notizia. Forse c’è la paura di scoprire che in realtà “noi” italiani siamo molto più criminali dei tanti stranieri che vivono in Italia anche senza permesso. Ci sono momenti in cui, girando per il paese da sola, mi sento a disagio, soprattutto la sera, perché dopo tutte le notizie di stupri e rapine che passano per la televisione, un attimo di panico ce l’hai anche tu, ma… tutto questo perché deve esserci? Se invece di punire i piccoli criminali si arrestassero i veri boss, forse poi anche gli altri capirebbero, ma resta un’affermazione molto incerta.

Una cosa che non ho mai capito è questa “fobia” per lo straniero; ogni volta che succede qualche cosa, se c’è uno straniero tra i tanti nomi, lui è sempre il primo ad essere accusato. Ma perché? Forse perché è la via più semplice. E quelle volte che veramente lo straniero è colpevole, perché lo fa? Tutti dicono subito “è colpevole, deve essere punito”, ma nessuno si chiede il motivo delle sue azioni. Io credo che arrivare in un posto nuovo e sentirsi subito attaccati per qualsiasi cosa, non sia semplice; e se in più si deve mantenere una famiglia si fa di tutto pur di riuscire a sfamarla. Nel momento in cui ci si trova tutte le porte chiuse, qual è l’unica via d’uscita? Proprio la criminalità. Non giustifico chi lo fa, ma almeno cerco di capire.


E se con il denaro per la “sicurezza” promuovessimo la cultura dell’accettazione dell’altro?

di Laura P.


Mi rendo conto che negli ultimi anni la criminalità è aumentata, sembra quasi che la gente stia impazzendo in questa società, forse senza rendersene conto, ma penso anche che tutto questo gran parlare di crimini da parte dei mass-media abbia la funzione di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da altre questioni come la politica, le guerre, l’impoverimento di molte persone a causa della precarietà del lavoro e quindi vediamo che il criminale, a mio avviso, viene usato come possibilità di attribuire le colpe dei mali della società a qualcuno (capro espiatorio) e come valvola di sfogo del’aggressività.

C’è un’altra questione molto importante, legata alla sensazione di insicurezza che infondono le continue notizie di assassinii, stupri, furti: la gente appunto si sente insicura, disorientata, sente bisogno di protezione e quindi si rafforza il potere dello Stato, delle forze dell’ordine. E l’industria degli antifurti e dei portoni blindati trae vantaggio dall’insicurezza della gente. La mia proposta è quella di convertire le energie e il denaro usato per la “sicurezza pubblica” per progetti volti a promuovere la prevenzione del crimine, la cultura dell’accettazione dell’altro, la cultura della legalità, della pace e della non violenza. So che l’uomo ha delle tendenze innate verso l’aggressività, la paura dell’altro, ma questi strumenti possono essere incanalati verso strade più sane come lo sport, la musica, l’arte invece che verso la violenza, i pregiudizi e gli stereotipi.


Mi sento insicura a girare da sola quando è buio

di Giorgia D.


È proprio così, oggi più che mai si sente dappertutto parlare di sicurezza. I professori a scuola si raccomandano di leggere i giornali, di guardare alla televisione i vari tg… Noi sinceramente siamo un po’ stanchi di sentire che per quanto la si cerchi, la sicurezza nei nostri paesi, nelle nostre città lascia molto a desiderare. Io abito in un paese di provincia e anche qui le situazioni di insicurezza non mancano. Personalmente mi sento insicura a girare da sola quando è buio, e per buio intendo anche quando cala il sole (quindi non necessariamente di sera tardi). Ma anche quando scendo dall’autobus, per dirigermi verso casa ho un pezzetto di strada da fare a piedi e sono tante le volte che mi trovo a camminare più veloce, perché dietro di me c’è qualche extracomunitario o qualche persona di cui non si sanno le intenzioni. L’anno scorso, quando ogni mattina mi trovavo a piazza Boschetti, dove scende la maggior parte degli studenti, si è avvicinato un ragazzo che chiedeva soldi, minacciandomi. Sono tante le persone con queste intenzioni e si trovano proprio in luoghi così frequentati da noi ragazzi: ma di sicurezza neanche l’ombra, nessun controllo, nessuna vigilanza, niente! Sono una persona che per andare a scuola gira parecchio per le vie della città di Padova, e personalmente mi sentirei più sicura se per strada incontrassi più forze dell’ordine, invece che persone con cattive intenzioni.


Evito in qualsiasi modo di frequentare zone poco “sicure” e poco “illuminate”

di Enrica Marzari


Una situazione in particolare, facendo riferimento all’insicurezza, mi viene in mente: Padova di sera o di notte. Può capitare infatti, sia in estate, sia in inverno, di dover prendere l’autobus in ore serali per tornare a casa e spesso succede di trovare, in particolar modo in zona stazione, persone che si drogano, tossicodipendenti, zingari, barboni, ubriachi, che magari, anche senza cattive intenzioni, vengono da te a chiedere l’elemosina. Poi ci sono ragazzi che si avvicinano, per il semplice gusto di importunare e terrorizzare. In entrambi i casi devo dire che queste situazioni mi rendono molto insicura, tanto che evito in qualsiasi modo di rimanere sola, di dover prendere i mezzi pubblici nelle ore serali e di frequentare zone poco “sicure” e poco “illuminate”. Credo, almeno in questo caso, che la soluzione migliore e più fattibile sia quella di porre più sorveglianza e più controlli. Non deve essere bello girare per la città e trovare di tanto in tanto qualche poliziotto che controlla la situazione, ma forse potrebbe essere un modo per rendere le persone più tranquille e libere di svolgere i loro impegni senza doversi limitare per la paura dei continui inconvenienti che ci circondano quotidianamente.


Non penso sia giusto che si debba vivere con la paura di essere aggrediti per qualche soldo

di Elena F.


È vero, oggi si parla molto di sicurezza, ma penso che se ne parli e basta, perché, quando esco di casa, proprio sicura non mi sento. Quando cammino per la strada mi guardo sempre intorno, ma anche questo non basta, visto il furto che ho subito qualche giorno fa… non si può stare tranquilli. Non penso sia giusto che si debba vivere con la paura di essere aggrediti per qualche soldo o derubati dei propri averi. Secondo me il problema è il modo in cui ci si pone nei confronti di questi avvenimenti: ci si concentra magari su questioni meno importanti e si trascurano i problemi legati alla malavita; ad esempio ci preoccupiamo di evitare una coppia omosessuale, ma non ci preoccupiamo che ogni giorno arrivano non si sa quanti immigrati su dei gommoni. Persone illegali che, non avendo permesso di soggiorno, e non avendo possibilità economiche, finiscono per diventare delinquenti… ma allora se già si sa la fine che faranno, perché dobbiamo continuare a permettere che ciò accada? Capisco che la loro realtà non sia delle migliori, ma perché per dare loro la possibilità di migliorarsi (che poi non accade quasi mai) dobbiamo vivere male noi? Detto questo, a mio parere per rendere la città più vivibile bisognerebbe che le forze dell’ordine si comportassero in modo più serio, perché vedo casi in cui se un ragazzo in bicicletta circola su un’area pedonale viene fermato e rimproverato, mentre quando i venditori illegali girano per le strade del centro con le loro merci, si vede il solito rito. Quando passa la polizia si nascondono dietro gli angoli delle case e i poliziotti passano senza dire niente… sembra si prendano in giro…


Il problema è cosa fare con le persone che minacciano la sicurezza

di Mattia B.

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Oggi la sicurezza è sicuramente la prima fonte di preoccupazione di ogni persona. Chi non ha paura ad attraversare, da solo, una strada buia o una zona “malfamata”? Chi non chiude la casa a chiave di notte o la riempie di allarmi per non ritrovarsi un ladro in casa? Chi non ha paura a Padova a passare per la famosa “via Anelli” (prima che venisse svuotata) senza incorrere nel rischio di essere avvicinato da gente malintenzionata? Certo, magari sono tutte paranoie o strani pensieri che ci vengono in mente (magari anche dopo essere stati coinvolti da un bel film thriller o horror), però i fatti che accadono tutti i giorni parlano chiaro: la gente ha paura, che sia del nero, del rumeno, del cinese o dell’italiano, ma ha paura, nonostante le nostre “efficienti” capacità di difesa dell’incolumità della persona. Efficienti tra virgolette, perché se questi fatti continuano ad accadere, vuol dire che qualche pecca nel garantire la sicurezza c’è. Ma il problema non è tanto cosa fare per garantire la sicurezza, ma cosa fare con le persone che la minacciano. Per le persone che commettono reati, rubano, violentano è prevista la condanna del carcere, perché altre pene in Italia non esistono, ma si sa, nel nostro paese siamo tanti, e le carceri più di tanti “ingiusti” non possono contenere. Cosa fare allora con tutta quella gente che, pur meritando sicuramente il carcere per gli atti compiuti, non può essere imprigionata? La mia opinione è che l’Italia dovrebbe adottare altri provvedimenti, quali l’espulsione per gli incriminati stranieri o la sistemazione in altre strutture statali per i carcerati italiani. Sicuramente le persone che sono in carcere non fanno parte di quella ricca borghesia (o raramente) ma appartengono al ceto umile e povero, ed i crimini che li indirizzano al carcere sono compiuti per questa necessità di vivere.

 

Per le ragazze è peggio, perché siamo più deboli e molte volte incapaci di difenderci

di Laura S.


Mi sento molto insicura ogni volta che esco dal mio paese, soprattutto quando prendo i mezzi di trasporto come l’autobus e il treno. Per le ragazze è ancora peggio, perché siamo più deboli e molte volte incapaci di difenderci. Quando esco di casa cerco di non vestirmi in modo troppo appariscente per non attirare l’attenzione, e cerco anche di restare in luoghi affollati senza isolarmi in quartieri con strade buie, oppure esco solo in compagnia di altre persone. Una soluzione per diminuire la delinquenza può essere quella di punire con il carcere chiunque compie dei reati, senza essere clementi e senza fare riduzioni di pena. Tuttavia in molti casi bisogna tener conto del perché è stato compiuto il reato, andando ad indagare sul vissuto del colpevole. Può aver reagito per legittima difesa o addirittura per disperazione.

 

Siamo tutti potenziali criminali, e nemmeno all’interno della nostra casa siamo al sicuro

di Federica R.


Ci sono situazioni in cui so di correre dei rischi, ad esempio nei parcheggi nelle ore notturne, ma anche quando apro il cancello di casa dopo il tramonto. In nessuna occasione però mi sento veramente minacciata, perché in me, come in tutti, è viva la convinzione che le cose spiacevoli capitino sempre agli altri. Penso che non sia così semplice rendere più vivibile la città, anche se illuminazioni più efficaci e controlli più frequenti sarebbero d’aiuto; penso anche che siamo tutti potenziali criminali, e nemmeno all’interno della propria casa, con la propria famiglia, siamo al sicuro. Il crimine deve diventare un tabù prima di tutto all’interno della propria coscienza.

 

La crescente paura dei cittadini si traduce in diffidenza nei confronti delle minoranze

di Elisa B.


Si continua a sentire per i telegiornali e i giornali di persone rapite, uccise, di incidenti provocati da chi, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o alcool, si mette alla guida delle auto, senza contare gli innumerevoli scippi, le rapine, gli stupri e tutto ciò che non viene riportato dai mass media. Queste situazioni causano nei cittadini scarso senso di sicurezza nel momento in cui si trovano nei luoghi pubblici o per le strade, di giorno ma soprattutto di sera. Il problema quadruplica quando si tratta della popolazione femminile, più indifesa nei confronti delle aggressioni fisiche e più esposta a rischi, soprattutto se si pensa a quant’è diversa culturalmente la situazione delle donne da un paese all’altro. La crescente paura dei cittadini si traduce in diffidenza nei confronti delle minoranze, primi fra tutti gli stranieri, indipendentemente dal fatto che questi risiedano legalmente o meno nel territorio. Questo perché essi sono abituati a leggi sia etiche che giuridiche molto diverse: l’immigrazione non costituisce un grave problema in sé, sono le differenze culturali a rappresentare un ostacolo che deve essere superato con una maggior accettazione da parte della popolazione locale per quanto riguarda quelle discriminazioni che si possono considerare ingiuste, ma lo sforzo più grande dovrebbe essere fatto dagli individui ospitati che anche se non condividono le differenze culturali dovrebbero rispettarle e osservarle.

 

Non sono solo le leggi a garantire agli individui maggior serenità

di Jessica B.


Il tema della sicurezza nella società odierna è molto sentito; basti pensare alle prime pagine dei quotidiani che propongono, quasi giornalmente, notizie tragiche di omicidi, furti, o scontri di varia natura tra individui. A mio parere non sono solo le leggi a garantire agli individui maggior serenità e tranquillità di vita, ma questo è possibile anche con sforzi per cambiare mentalità. È necessario infatti cominciare a pensare che chi commette un reato è una persona in difficoltà non solo dal punto di vista legale, ma anche personale. Eliminato il problema legale con una reclusione nelle carceri, persiste il problema legato alle ragioni di questo gesto, alle condizioni dalle quali è scaturito e guardando al futuro, a ciò che si potrà fare per evitare il reiterarsi di quella grave azione. È per questo che è importante parlare di rieducazione, che seppur faticosa, costituisce un duplice rimedio: per la società ma anche per la persona che uscita dal carcere sarà di nuovo come tutte le altre, pronta a ricominciare la sua vita.

 

Si propongono sempre provvedimenti emergenziali

di Margherita Z.


Ci sono situazioni della vita quotidiana in cui io stessa non riesco a sentirmi sicura e magari proprio nei luoghi a me più familiari, come l’ambiente domestico e dopo aver vissuto ripetutamente l’esperienza del furto in casa non posso non condividere i dubbi di chi si chiede se nel nostro Paese si possa ancora parlare di giustizia, se realmente i governanti si preoccupino del benessere della comunità o piuttosto si limitino ad intervenire quando inevitabile con soluzioni legislative estemporanee. Il clima di insicurezza ha generato episodi di associazionismo locali, che vedono privati cittadini organizzarsi autonomamente in pattuglie di sorveglianza comunali o di quartiere nell’intento di garantire l’incolumità delle proprie famiglie: ciò che la classe politica ha saputo fare fino ad ora per rispondere all’insoddisfazione delle masse è stato proporre ulteriori provvedimenti emergenziali, incentrati questa volta sull’inasprimento delle pene e la riduzione delle possibilità di accesso ai trattamenti rieducativi per i detenuti, nella convinzione che l’immagine di uno stato forte e di un sistema carcerario rigido servano ad allargare le basi del consenso.


Non è detto che le persone che mi fanno paura siano veramente cattivedi Chiara Z.


Ci sono molte situazioni in cui mi sento insicura; ho paura quando vado in giro per Padova da sola, quando sono in stazione o di sera quando si va a passeggiare. Se non ci sono i miei amici con me, non esco nemmeno di casa! Mi impauriscono le persone che mi fissano quando cammino o aspetto l’autobus da sola. Mi spaventano le notizie che parlano di stupri, anche fatti da compagni di scuola: non riesco proprio a spiegarmi come si possa arrivare a tanto. Non saprei come si possa rendere più sicura la città, queste persone dovrebbero capire che ciò che fanno non va bene, ma è molto difficile che accada, quindi dovrò uscire sempre accompagnata o evitare certe zone! Poi non è detto che le persone che mi fanno paura siano veramente cattive, magari è solo un’impressione, quindi un problema mio, però non posso cambiare le mie sensazioni e ciò che provo.


Ormai per una ragazza uscire da sola per strada è davvero un pericolo

di Diletta S.


Ci sono molte situazioni in cui mi sento insicura, e come me la pensano molte ragazze, donne e bambine, anzi forse tutte, ormai per una ragazza uscire da sola per strada, soprattutto quando è buio ma non solo, è davvero un pericolo. Infatti tutti i giorni nei telegiornali si sente: “Ragazza stuprata”, per non parlare poi di scippi o di gente che viene coinvolta tra risse di bande straniere. È difficile dire cosa si potrebbe fare per migliorare la sicurezza, bisognerebbe che girasse più polizia, e soprattutto che le leggi venissero applicate più seriamente: ritengo che uno che ha violentato una donna non possa essere rimesso in libertà dopo soli tre mesi di carcere…


Se fossi io il ministro della sicurezza, l’espulsione l’avrei applicata a tutti gli stranieri

di Michele B.


Dopo che la moglie di un generale è stata uccisa da un extracomunitario, il governo ha emanato una legge che riguarda l’espulsione degli stranieri non in regola dall’Italia. Sono molto favorevole: se fossi io il ministro della sicurezza, questa legge l’avrei applicata a tutti gli stranieri, anche a quelli che sono in regola. Non voglio che questa frase sembri fascista o nazista, perché è vero che molti stranieri sono in regola, hanno un lavoro, una casa, ma tanti altri non sono dei santi. Mi è capitato di vedere in tv, o di leggere sui giornali, che queste persone commettono molti atti illegali, sono cattive e quindi abbiamo paura. Più della metà degli stranieri che sono in Italia sono venuti per rubare, spacciare o fare altro del genere, e pur di arrivare alla conclusione del loro “piano” usano tutti i mezzi a disposizione, compresa la violenza o anche uccidere la gente. Mi sento molto insicuro, e l’unica soluzione per rendere la città più sicura è vivibile, oltre alla legge dell’espulsione, è quella di aumentare la sorveglianza della polizia.


La maggioranza degli extracomunitari è qui solo per spogliare l’Italia dei propri tesori

di Luca B.


Per rendere sicura la nostra città bisognerebbe mettere in carcere chi commette omicidi e reinserire la pena di morte, invece al giorno d’oggi gli assassini stanno in carcere quattro giorni ed escono. Poi bisognerebbe mandare ai propri paesi gli extracomunitari, dal momento che la maggioranza di loro stanno qui solo per spogliare l’Italia dei propri tesori e renderla insicura. Commettono gravi reati, uccidono, picchiano, stuprano, rubano alla persone indifese. Io, che non ho il fisico per difendermi, se alla sera esco da solo sono un po’ preoccupato, soprattutto se cammino nelle strade buie. Ho sempre paura che esca qualche extracomunitario per picchiarmi o uccidermi. Ci sono anche italiani che fanno reati ma in percentuale minore.

 

Ho molta paura del mondo

di Silvia C.


Ai giorni nostri è molto facile parlare d’insicurezza, di paura del mondo esterno. Sentiamo tutti i giorni al tg di omicidi, rapine, violenze… Secondo me nulla è più sicuro, nemmeno starsene in casa. Ho sempre avuto paura “di tutto”, e sentire di persone che uccidono, che stuprano, tra l’altro anche sacerdoti professori pedofili, mi mette paura e anche insicurezza. Il mio parere è che ci si deve fidare poco delle persone che si trovano “fuori”. Ora è tutto pericoloso: esci di casa e trovi gente ubriaca, drogati… Queste persone mi mettono molta paura. Quelli che odio di più sono i pedofili. Ho molta paura del mondo, di tutto ciò che c’è nel mondo. Ho imparato a non dare troppa fiducia, sto sempre attenta a tutto e non mi “butto” mai se prima non sono sicura di ciò che può accadere.

 

Vivo una situazione di insicurezza a causa del cambiamento della società

di Serena F.

 

Penso che non ci sono situazioni in cui mi sento più o meno insicura. Ogni volta che esco da casa vivo una sensazione di insicurezza perché non so mai ciò che mi può succedere. Questo mio pensiero non è dovuto a qualche particolare fatto che mi è capitato ma molto semplicemente a causa del cambiamento della società, di questo umore di culture diverse, dai fatti di molestie e omicidi che sono aumentati verso le giovani ragazze e donne. A questo punto non credo che non si possa fare niente di più rispetto a quello che già i corpi della polizia e dei carabinieri fanno. Siamo in un’epoca in cui stanno scomparendo i confini degli Stati per far posto ad unioni e federazioni in cui lo scambio culturale è alla base. Nonostante questo sia un aspetto positivo la criminalità è aumentata e anche se gli Stati mettessero di nuovo dogane e posti di blocco al confine, ciò non basterebbe a fermarla.

 

Per me questo mondo fa veramente schifo

di Serena S.


Ci sono molte situazioni nelle quali mi sento insicura. Di questi tempi non si può neanche “uscire di casa”, soprattutto verso sera, per paura di essere aggredite, derubate, violentate da persone che aspettano soltanto il momento giusto per agire. Poi non parliamo di droga. Proprio ieri sera ho visto un filmato che parlava di Padova, la nostra città, invasa da tossicodipendenti che lasciano tracce ovunque. Ha parlato una mamma dicendo che il suo bambino non ha diritto di vivere lì, in un posto nauseabondo dove i muri sono completamente impregnati dal vomito di drogati o di persone alcolizzate, ubriache. E la prostituzione: ogni sera si vedono ragazze, spesso molto giovani, che si prostituiscono. Per me questo mondo fa veramente schifo. Non dovrebbero esistere questo tipo di cose; invece, purtroppo, la società sta subendo sempre più velocemente un degrado. Per me ciò che bisognerebbe fare per rendere la società più sicura e più vivibile è istituire delle leggi più rigide e severe e per certe persone introdurre anche la pena di morte.


Cammino per strada con il timore della gente che incontro

di Alessandra L.


Ogni sera, grazie ai mass media, sappiamo in tempo reale cosa accade nel mondo e puntualmente vengono annunciati i problemi d’oggigiorno: nuove violenze, omicidi e quant’altro. Per quanto riguarda l’Italia, gli abusi non mancano; le donne, in particolare le ragazzine, ne sono le vittime principali, viste forse come sesso debole, e i primi ad approfittare di questo sono gli uomini: pedofili (nel caso si tratti di bambini) e stupratori. Tutto ciò mi rende insicura, anche soltanto nell’uscire nel vialetto di casa mia. Non ci sono più limiti al pericolo, cammino per strada con il timore della gente che incontro o che accidentalmente mi urta; sono, come si suol dire, sul “chi va là?”, perché ho la certezza, sostenuta dalle affermazioni dei telegiornali e giornali, che in giro ci sia della gente inaffidabile che non si fa alcun problema a procurarti del male. Per rendere tutto più vivibile, non so sinceramente cosa e chi ci serva, però mi piacerebbe pensare a una città con più forze di polizia che siano più severe e soprattutto che intervengano con durezza.


Mia madre e mio padre ai loro tempi potevano andare in giro fino a notte fonda

di Consuelo Z.


Innanzitutto penso che la sicurezza nella mia città venga un po’ trascurata; ci sono tante persone che fanno quello che vogliono: partendo da noi italiani, arrivando agli stranieri che dovrebbero portare rispetto per il territorio che li ospita. C’erano luoghi che fino a poco tempo fa erano tenuti con cura e ora, a causa di questi stranieri che portano droga, razzismo, discriminazioni tra i cittadini, si stanno rovinando. Per me queste persone che sono venute qui per trovare lavoro ma non ci sono riuscite, dovrebbero tornare nel proprio paese natale, perché sono solo d’intralcio per la “società”. Ai tempi di mio padre non c’erano queste cose che impediscono la libertà del cittadino. Ad esempio, mia madre e mio padre ai loro tempi potevano andare in giro fino a notte fonda, invece ora io non posso nemmeno chiedere di stare fuori molto perché ci sono molti pericoli; anch’io certe volte mi sento insicura.


Il pericolo è ovunque, dietro l’angolo, in strada, persino nei luoghi che tu consideri sicuri

di Nicole M.


Il pericolo è ovunque, dietro l’angolo, in strada, persino nei luoghi che tu consideri sicuri. Io lo so, è successo anche a me. L’11 ottobre, ore 7.35, faceva freddo, c’era quella brezza gelida che alla sola esposizione della pelle, ti faceva salire un brivido lungo la schiena. Eravamo in Corso Milano. Io e delle mie compagne decidemmo di dirigerci verso piazza insurrezione; calme, tranquille, ognuna con i propri pensieri in testa. Stavamo procedendo lungo il marciapiede a coppie; lo vidi, un uomo di mezza età, alto, capelli grigi e crespi, k-wey verde, jeans chiari e bava alla bocca. Era a pochi metri. La mia compagna fece un commento ad alta voce, d’un tratto lo vidi avanzare con passo felpato verso le altre e mi trovai di fianco quest’uomo che dopo avermi strattonato mi spinse contro il muro e se ne andò insultandoci. Fino a quel momento ero sicura di me, dicevo sempre: “Devono solo provare a toccarmi, e vedrai cosa gli faccio!”. Invece, sono rimasta ferma, come paralizzata. Come è successo a me, poteva succedere a qualche altra. Sono insicura, ho paura di essere da sola quando potrà accadere di nuovo. Sarebbe utile aumentare la vigilanza nei luoghi più a rischio, per evitare che la paura che ho preso io, la possa prendere un’altra persona.

 

 

 

 

 


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