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Il carcere "invecchia": raddoppiati i detenuti over 60. In calo gli stranieri PDF Stampa
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Redattore Sociale, 23 maggio 2020


Raddoppiano nel 2019 gli ultrasessantenni (sono l'8,6%): In Italia popolazione detenuta tra le più vecchie in Europa. Un terzo è dentro per avere violato la legge sugli stupefacenti. Sono 19.888 gli stranieri (-4,36% negli ultimi 11 anni). In crescita gli ergastolani.

Il carcere invecchia. Ad evidenziarlo è Antigone nel suo sedicesimo rapporto sulle condizioni di detenzione, dal titolo "Il carcere al tempo del coronavirus". Stando ai numeri, infatti, raddoppiano nel 2019 gli ultrasessantenni, contribuendo a definire una popolazione detenuta tra le più vecchie in Europa.

Carceri affollate e detenuti sempre più anziani. Alla fine del 2009 le persone detenute con più di 40 anni erano meno del 40%, alla fine del 2019 erano oltre il 50%. La percentuale di quelle con più di 60 anni è più che raddoppiata, passando dal 4,1 all'8,6%. È una popolazione più vecchia rispetto alla media europea. Gli ultracinquantenni, a inizio 2019, erano il 25% del totale. Solo in Bulgaria erano di più (35%), a fronte di una media europea del 16%.

L'identikit del detenuto tipo - Scolarità bassa, lavora poco, non è sufficientemente formato. È questo l'identikit del detenuto tipo. Su 60.769 detenuti presenti al 31 dicembre 2019, 705 erano i laureati, 4.868 avevano un diploma di scuola superiore, 714 un diploma di scuola professionale, 19.485 una licenza di scuola media, 6.393 la licenza elementare, 882 erano senza nessun titolo di studio.

Continua la crescita degli analfabeti, che nel 2019 erano 1.054 (due anni fa, nel 2017, erano meno di 700). Al 31 dicembre 2019 erano 18.070 i detenuti coinvolti in un'attività lavorativa, vale a dire il 29,74% del totale delle persone recluse. La stragrande maggioranza era impiegata dalla stessa Amministrazione Penitenziaria (86,82%), essenzialmente in servizi di istituto (82,30% di questa quota) legati alla pulizia, alla consegna dei pasti e ad altri piccoli incarichi.

Il 4,45% delle persone alle dipendenze dell'Amministrazione era impegnata in lavorazioni interne (prime tra tutte sartoria, falegnameria e assemblaggio componenti vari), l'1,14% in colonie agricole, il 7% in compiti di manutenzione del fabbricato e il 5,12% in servizi esterni ex art. 21 dell'Ordinamento Penitenziario. Delle 2.381 persone che lavoravano per soggetti diversi dall'Amministrazione, il 28,56% lo faceva al di fuori del carcere ex art. 21 O.P., il 33,9% era composto da detenuti in semilibertà, l'8,86% lavorava dentro il carcere al servizio di imprese mentre il 28,69% lo faceva al servizio di cooperative.

La media delle persone coinvolte in lavori di pubblica utilità secondo l'art. 20-ter O.P., come modificato dal decreto legislativo dell'ottobre 2018, è pari all'1,7% del totale dei detenuti. Nel secondo semestre del 2019, nelle carceri italiane erano attivati 203 corsi di formazione professionale per 2.506 detenuti iscritti (901 stranieri). I corsi terminati sono stati 119 e hanno visto 1.164 persone promosse (429 stranieri). Assai disomogeneo il quadro nazionale, con ben 5 Regioni (Liguria, Molise, Sardegna, Trentino Alto Adige e Veneto) che non hanno attivato alcun corso.

Pesa la legge sulle droghe - Un terzo dei detenuti è dentro per avere violato la legge sugli stupefacenti. "Con un'altra legge si risparmierebbe un miliardo di euro", afferma Antigone.

In Italia i detenuti condannati per violazione della normativa sulle droghe erano il 32%, la media europea era del 18%. I detenuti tossicodipendenti arrivano a sfiorare di media i 30 punti percentuali degli ingressi nel 2019, mentre rappresentano stabilmente più di un quarto dei presenti.

Pene molto alte, in crescita gli ergastolani - L'Italia non è il paese della dolcezza delle pene. "I dati mostrano come sia infondato lo stereotipo per cui in Italia chi va in carcere ne esce subito dopo", afferma Antigone. Il 27% aveva una pena compresa tra i 5 e i 10 anni (il doppio della Francia, a fronte di una media europea del 20,5), il 17% tra i 10 e i 20 anni (media europea del 12) e il 6% più di 20 anni (media europea del 2,5%). Gli ergastolani erano (e sono) più della media: il 4,4%, a fronte di una media del 3.

Pesa sui numeri la custodia cautelare - Un terzo dei detenuti è in custodia cautelare. Com'è noto il nostro paese si distingue per l'alta percentuale di detenuti in attesa di giudizio: a inizio 2019 erano il 33%, dieci punti sopra la media europea (del 23).

Diminuisce il numero degli stranieri detenuti - Diminuiscono del 4,36% negli ultimi 11 anni. Sono dentro per reati meno gravi e con pene più brevi. Al 31 dicembre 2019 i detenuti stranieri nelle carceri italiane erano 19.888, essendo diminuiti di 4,36 punti percentuali e 1.674 unità in undici anni. La percentuale degli stranieri detenuti sul totale degli stranieri residenti nel Paese cala dal 0,6% del 2008 al 0,4% del 2019. Le nazioni più rappresentate in carcere sono Marocco (18,4% del totale degli stranieri detenuti), Romania (12%, in calo progressivo), Albania (12,1%), Tunisia (10,2%), Nigeria (8,4%).

Gli stranieri accedono in misura inferiore, in termini percentuali, anche alle misure alternative: costituiscono il 17,5% delle persone prese in carico dal sistema dell'esecuzione penale esterna. Anche qui le nazioni più rappresentate sono Marocco, Albania, Romania, Tunisia e Nigeria. I dati su reati e pene ci dicono che gli stranieri commettono generalmente reati meno gravi e vengono condannati a pene meno severe. I delitti maggiormente commessi riguardano la violazione della legge sugli stupefacenti (35,8%). La percentuale scende al 30,97% se guardiamo ai reati contro la persona e al 2,4% per l'associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli stranieri condannati all'ergastolo costituiscono solo il 6,2% del totale dei detenuti ergastolani. È rappresentato da stranieri invece il 44,5% del totale di coloro condannati a una pena inferiore a un anno.

 

 

 

 

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