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Scambio oggetti in 41bis. Divieto inumano e degradante per i detenuti PDF Stampa
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di Andrea Magagnoli


Italia Oggi, 29 giugno 2020

 

Lo afferma la Consulta intervenendo sull'ordinamento penitenziario. Tra i detenuti in regime di 41bis possibile lo scambio di oggetti. Lo afferma la Corte costituzionale con la sentenza n.97/2020. La recente pronuncia della corte costituzionale ha ad oggetto l'art 41bis comma 2 quater, lett. f della legge n. 26 luglio 1975 n. 354/1975 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà personale).

Tale disposizione, prevedeva l'adozione di tutte le necessarie misure di sicurezza volte ad assicurare l'assoluta impossibilità di scambiare pacchi per i detenuti in regime differenziato anche se appartenenti al medesimo gruppo di socialità.

Il giudice remittente, escludeva la conformità della predetta disposizione al dettato costituzionale, rinviando pertanto gli atti alla corte Costituzionale. Secondo i giudici della Corte di cassazione che avevano emesso l'ordinanza di rimessione la disposizione oggetto del rilevo d'incostituzionalità contrastava palesemente con due principi costituzionali. In particolare ad essere violati erano i principi del finalismo rieducativo della pena, del divieto di prevedere trattamenti inumani nonché quello dell'uguaglianza espressi rispettivamente dagli articoli 27 e 3 della Costituzione.

Il ragionamento dei giudici della corte di Cassazione, viene ritenuto fondato da parte dei giudici della Corte costituzionale. Osservano, sul punto i giudici della Consulta, come il regime differenziato previsto dall'art. 41bis assolva nel disegno legislativo una precisa funzione, consistente nel rescindere tutti i contatti tra il detenuto in regime differenziato e gli altri appartenenti all' associazione criminale del quale quest'ultimo abbia in precedenza fatto parte.

Pertanto la norma prevista oggetto del giudizio costituzionale per il suo contenuto, consistente in un divieto riguardante ben precisi rapporti tra i detenuti, non pare sicuramente rispondente alla finalità assegnate al trattamento differenziato dato che non riguarda le relazioni tra il detenuto e soggetti esterni.

Proprio per tale sua configurazione la disposizione con l'art. 3 della Costituzione viola il principio di uguaglianza in esso contenuto alla cui stregua, trattamenti normativi diversi di situazioni identiche, sono ammissibili nel solo caso di necessità oggettive che siano idonee a giustificarli. Un regime che preveda un divieto per i detenuti di scambiarsi tra loro pacchi e ben diverso da quello ordinario che consente tali scambi ma non è giustificato dall'esigenza, come osservato da parte del giudice remittente, di evitare rapporti tra il detenuto e soggetti esterni.

Il trattamento previsto dal comma 2 quater, lett. f è privo di giustificazione e palesemente contrastante con l'art. 3 della Costituzione. Non solo ma ulteriori profili d'incostituzionalità della norma, possono essere rilevati anche in relazione alla funzione attribuita alla pena dal dettato costituzionale ed ai limiti comunque posti al suo contenuto.

La sanzione penale infatti nel disegno del legislatore costituzionale ha il compito di svolgere una funzione diretta alla rieducazione al reinserimento sociale del reo e per quel che riguarda il suo contenuto non può a ogni modo consistere in trattamenti inumani e degradanti. Vietare pertanto, un rapporto come quello che si concretizza nello scambio di pacchi tra soggetti comunque detenuti, pare palesemente contrastante con i compiti attribuiti alla pena dalla Costituzione e con il divieto di istituire trattamenti ad ogni modo inumani e degradanti.

 

 

 

 

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