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"Voglia di giustizia", storia di Emanuela. Che a Bonafede dice: "Fammi lavorare" PDF Stampa
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di Liana Milella

 

La Repubblica, 29 giugno 2020

 

Nel 2017 ha fatto il concorso per assistente giudiziario ed è entrata in graduatoria. Lei e 836 colleghi aspettano solo di essere chiamati. Da via Arenula la promessa: sceglieranno la sede la metà a luglio, l'altra metà entro ottobre. "Io ci sono. Noi ci siamo. Questo diciamo al Guardasigilli Bonafede. Siamo pronti a dare il nostro contributo alla voglia di giustizia che c'è, ed è grande, nel nostro Paese". "Dateci, il prima possibile, la possibilità di esserci, di fare la nostra parte e il nostro lavoro per ricostruire il Paese dopo la pandemia".

La "voglia di giustizia" che irrompe nel racconto di Emanuela - norme autentico, cognome riservato - è grande. Com'è grandissima la sua voglia di avere, per la prima volta nella vita, adesso che compie 48 anni, un lavoro "vero", "stabile", un "lavoro fisso", e non l'infinità di lavori precari che ha fatto finora. Lei, una laureata in lingue, che parla inglese e spagnolo, ma che adesso vuole fare una sola cosa: l'assistente giudiziario, posto che le spetta perché nel 2017 ha preso parte a un concorso lampo, è entrata nella graduatoria, e adesso spera solo che, il prima possibile, quel posto sia suo.

Saranno 1.400 euro al mese, le prime certe della sua vita, ma non è solo una questione di soldi, è tutt'altra. È questione di impegno civile, di fare la propria, anche se piccola parte, per il Paese. Lei ci crede. E la racconta così: "Leggo sempre delle riforme sulla giustizia che si vorrebbero fare. Ma se non c'è il personale qualificato che le attua tutto resta fermo. Per riformare la giustizia bisogna partire dalle risorse umane, dalle fondamenta. Io e i miei colleghi siamo pronti a partire, anche subito. Il prima possibile. La nostra è l'unica graduatoria immediatamente fruibile. Non fateci aspettare ancora".

Bella storia questa di Emanuela. Fatta di motivazioni e di speranza. Lei scrive a Repubblica. Non cerca visibilità per sé stessa, ma parla a nome delle 837 persone, le ultime di una graduatoria di 4.915 idonee, che al Guardasigilli Alfonso Bonafede vogliono mandare un messaggio. Semplice. "Non aspettare. Noi ci siamo. Facci lavorare il prima possibile per rendere migliore la giustizia italiana".

Certo, c'è anche un coté personale, ed Emanuela non lo nasconde: "Ho 48 anni. Sì, non ho mai avuto un lavoro fisso. Mi sono laureata in lingue nel 2003, perché nel frattempo ho sempre lavorato". Come, che hai fatto, le chiedo: "Di tutto. Contratti a tempo determinato, contratti di collaborazione, a progetto, lavoro interinale... mai un contratto vero, e quello che ne consegue, avere uno stipendio e non dover fare sempre rinunce, sapere che se ti ammali non hai una copertura, le ferie sono un sogno...". E la pensione? "A quella non ci penso proprio...".

Una vita da precaria. Abitando con il padre. Poi l'idea di andarsene via. "Sì, ero sul punto di lasciare l'Italia, parlando due lingue potevo farlo. Volevo perfezionare il tedesco, andare in Germania, fare la solita trafila, poi ho letto di questo concorso. Non ho fiducia nei concorsi, ma mi sono detta 'stavolta ci provo'. Per un anno intero ho studiato per 17 ore al giorno e ce l'ho fatta a superarlo. Adesso aspetto solo il momento di entrare in servizio e con me lo aspettano tutti gli altri colleghi della graduatoria, ragazzi, ragazze, uomini e donne che vogliono lasciarsi alle spalle la precarietà".

È solo questo che ti spinge? Il lavoro fisso? "No - risponde Emanuela - io nella giustizia ci credo. Si parla sempre di giustizia lumaca, di giustizia che stenta a ripartire, ma non si considerano mai abbastanza le gravi carenze di personale che affliggono gli uffici. Leggendo tutto questo io non riesco a nascondere la mia amarezza perché invece noi ci siamo e siamo pronti a dare il nostro contributo alla ricostruzione dell'intero sistema".

Emanuela, che è vissuta facendo traduzioni dalle lingue che conosce e battendo tesi di laurea, racconta le fasi del concorso. "Oltre 300mila domande, hanno effettivamente partecipato 79.322 persone. Era maggio del 2017. Ma è stato tutto veloce, in modalità telematica, solo l'orale in presenza. Molte materie, diritto pubblico e amministrativo, procedura civile e penale, organizzazione degli uffici. A ottobre era tutto finito, pronta la graduatoria con 4.915 nomi. E lì è cominciata l'ansia delle effettive assunzioni, a gennaio 2018 le prime 800, il mese dopo altre 600, poi via via altri scorrimenti, fino all'ultimo blocco di 489 persone il 3 febbraio. Adesso restiamo solo noi".

In quel "restiamo noi" c'è dentro tutta l'ansia e la speranza di Emanuela. E quella frase che ricorre come un mantra in tutta la nostra chiacchierata: "Sì, voglio cominciare a lavorare il prima possibile, spero che succeda entro il 2020, perché voglio contribuire anche io a far camminare bene la macchina della giustizia". Come dirgli di no e rinviare ancora? La risposta adesso tocca a Bonafede.

Post scriptum. Quando sono le 17 di domenica, da via Arenula, dicono a Repubblica, e quindi a Emanuela, che entro la fine di luglio, alla metà dei componenti la graduatoria, verrà chiesto di scegliere la sede. All'altra metà la stessa chance verrà data tra settembre e ottobre. Vedremo se questo timing ufficiale sarà rispettato. E soprattutto quanto tutti prenderanno servizio.

 

 

 

 

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