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Gorizia. Il nuovo carcere europeo PDF Stampa
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di Domenico Alessandro dei Rossi*


pensalibero.it, 11 luglio 2020

 

Lustro per l'Italia. Il comune promuovere una nuova concezione della detenzione. Una robusta cerniera sul territorio di altissimo valore simbolico. A tutto merito di una Italia finalmente impegnata: stavolta qualcosa si è mosso non solo a parole, in merito ai diritti umani, alla giustizia e alle sue applicazioni. Gorizia è cittadina di circa 35 mila abitanti, situata alla base delle Alpi Giulie, a diretto confine con la Slovenia, proprio all'estrema periferia orientale della Pianura Padana. Una realtà ricca, basata sul commercio, sull'industria e sul turismo.

Un territorio produttivo che impegna circa 75 000 abitanti. Una vasta area molto integrata anche sul piano amministrativo con i vicini comuni di Nova Gorica e di San Pietro-Vertoiba, grazie all'adesione della Slovenia all'Unione europea: un accordo importante che nel 2011 ha permesso la ratifica di un sistema amministrativo congiunto. Nova Gorica, fino al 1947 era parte di una unica connessione urbana, integrata nel comune di Gorizia, ma dopo la seconda guerra mondiale, col trattato di Parigi, l'Istria come gran parte della Venezia Giulia furono cedute alla Iugoslavia. La posizione e la storia della città, che rientra sia nei confini del Friuli storico ed in quelli della Venezia Giulia, ne fanno uno dei punti più interessanti della cultura territoriale grazie alla congiunzione di significative tradizioni romanze, slave ed anche germaniche.

Veniamo ai fatti. Il comune di Gorizia, grazie al coraggio di amministratori locali, politici lungimiranti e persone esperte che da anni lavorano con passione in questo settore, si è dotato di una deliberazione a dir poco storica, iniziando finalmente a prendere forma un percorso per il primo Carcere europeo. Un prototipo da realizzare in coerenza con le regole penitenziarie europee, che si propone quale modello di riferimento a cui tutti gli Stati dell'Unione debbano conformarsi, per fini di giustizia, all'interno dei propri ordinamenti dando senso alla carcerazione nel rispetto dei diritti umani.

Guidata dal Sindaco avv. Rodolfo Ziberna, tutta la responsabilità è stata affidata dall'Amministrazione comunale alla competenza del dr. Enrico Sbriglia, già Dirigente generale del Dap (il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria), per varare un piano strategico innovativo, quanto ambizioso. Superando le diatribe classiche del diritto penitenziario, l'idea di base si confronta con tematiche che, per la loro gravità e complessità, debbono essere affrontate evitando il più possibile approcci esclusivamente nazionali.

Sostenuta da una visione destinata al futuro dell'Europa dei valori e dei diritti, la decisione del comune di Gorizia intende promuovere, all'interno del medesimo spazio geografico comunitario, la mobilità e la salute di ogni cittadino europeo, con azioni finalizzate ad arginare e sconfiggere attacchi epidemici e pandemici di natura virale, proprio in relazione alla condizione giuridica "affievolita", svantaggio tipico della persona in stato di detenzione.

Nel programma del titolare del prestigioso incarico, si impone un approccio progettuale nuovo, scientificamente rigoroso, sostenuto da apporti culturali multidisciplinari e metodologie sistemiche, che condividano prospettive aperte alla realtà Ue della carcerazione e delle sue regole. Il prestigioso obiettivo, nel tenere conto che il territorio transfrontaliero rappresenta la perfetta location del primo carcere europeo, proprio perché a cavallo tra Gorizia e Nova Gorica, intende conseguire l'omogeneizzazione del trattamento penitenziario in una visione federalista dell'Europa.

Insieme ad altri Paesi partner, l'Italia, interpretando il bisogno giuridico di legalità partecipata, è in grado di proporsi come il primo laboratorio ideale per una grande sfida di civiltà. In tal senso il comune di Gorizia con la realizzazione del primo carcere europeo, avendo già messo a disposizione l'edificio del vecchio Ospedale civile (complesso sanitario per circa 500 posti letto completato alla fine degli anni Cinquanta), si trasformerebbe in una robusta cerniera di altissimo valore scientifico e simbolico per unire e rafforzare ulteriormente l'Europa anche sul piano dei diritti umani e nel rapporto tra popoli che per troppo tempo dopo la Seconda guerra mondiale sono stati lontani.

L'ambizione del progetto intende coinvolgere le migliori intelligenze europee, partecipi di un Forum poenae, che si avvalga dei contributi delle neuroscienze, nelle connessioni ambientali ed ingegneristiche con l'architettura ed il design, con la medicina e le discipline sociali e antropologiche, insieme all'istruzione e la formazione professionale.

Insomma una rivoluzione vera e propria, anche nello spirito e nel ricordo di quello che fu il coraggioso impegno di Franco Basaglia, che portò alla chiusura dei manicomi e di Enzo Tortora, illustre vittima della peggiore giustizia, poi deputato europeo, verso una nuova prassi giuridica in una Europa, nell'Uguaglianza dei diritti unita, ove sussistano uguali trattamenti per uguali reati, per uguali cittadini.

 

*Vice presidente Cesp - Centro Europeo Studi Penitenziari

 

 

 

 

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