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Migranti. Nel weekend mille sbarchi a Lampedusa: adesso a preoccupare è la rotta tunisina PDF Stampa
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di Fabio Albanese


La Stampa, 13 luglio 2020

 

Il sindaco dell'isola: "Da Roma un silenzio assordante". Il pm di Agrigento: "Siamo tornati a qualche anno fa". Da giovedì a ieri a Lampedusa sono arrivati più di mille migranti. Con gommoni, barchini, barconi, in piccoli gruppi o a centinaia su una stessa imbarcazione. Se si eccettuano le due partite dalla Libia, tutte le altre provenivano dalla Tunisia. Sull'isola, ancora sabato, in 600 erano nell'hotspot che dovrebbe contenere 96 persone.

Ieri sera la situazione è migliorata perché man mano che arrivavano gli esiti dei tamponi anti-Covid, finora tutti negativi, i migranti sono stati imbarcati sulle due navi traghetto che ogni giorno collegano l'isola delle Pelagie a Porto Empedocle, e anche sulle motovedette militari, per essere trasferiti nei centri di accoglienza di Sicilia, Calabria e Puglia. Il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella, il pm che segue le inchieste sugli sbarchi, lo aveva previsto settimane fa: "Questa estate avremo numeri importanti e i migranti arriveranno quasi tutti a Lampedusa dalla rotta tunisina; sembra di essere tornati a qualche anno fa". Che non vuol dire si tratti solo di tunisini, che pure da anni restano il gruppo più numeroso: solo quest'anno, duemila degli ottomila arrivati in Italia.

Perché tutti adesso? Il mare calmo, anzitutto; unico, vero "pull factor" al posto di quello addebitato alle navi Ong. Solo che in questi giorni di navi Ong in mare non ce ne sono perché o sotto sequestro o in quarantena o in manutenzione. E poi c'è la crisi sociale ed economica in Tunisia, uno dei pochi paesi africani con cui l'Italia ha un accordo di collaborazione per la gestione dei migranti ma che fatica a stare dietro le tante partenze.

Anche ieri ne ha bloccate diverse, almeno 5 per un totale di 200 persone. Ma nel frattempo a Lampedusa arrivavano le ultime 107 su tre diverse imbarcazioni; altre 30 su due barchini erano arrivate nella notte. Un flusso costante che dal 9 luglio a ieri sera non si è mai fermato: "In Tunisia deve esserci stato un certo rilassamento in questi giorni", dice il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, che sabato, quando la situazione al molo Favaloro e nell'hotspot si è fatta molto difficile, ha nuovamente chiesto l'aiuto di Roma e lo stato di calamità per la sua isola, commentando amaro: "Ma c'è solo un silenzio assordante".

In realtà, rivela lui stesso, in serata ha ricevuto la telefonata del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese: "Mi ha detto che parlerà con il presidente Conte della situazione, che sarà oggetto di un incontro al quale dovrei partecipare". Martello vorrebbe anche dire al premier che quello dei migranti non è l'unico problema della sua isola perché ci sono i pescatori egiziani e ciprioti che calano le reti nel loro mare e mettono in pericolo i nostri pescatori, e c'è il turismo che stenta a ripartire. Anche il presidente della Sicilia, che è andato sull'isola per rendersi conto della situazione, punta il dito contro il governo nazionale: "Abbiamo bisogno di risposte immediate da Roma, Lampedusa non può diventare una terra di frontiera".

Lampedusa, però, terra di frontiera lo è anche senza incremento delle partenze di migranti. Perché dista appena 200 km dalle coste della Tunisia, da Zarzis, da Sfax e dalle isole Kerkennah da dove prendono il mare molti dei barchini. Lo sanno bene pure i trafficanti libici che, anche secondo gli investigatori agrigentini, hanno in parte trasferito le loro attività in Tunisia adattandole alle nuove esigenze: niente più gommoni fatiscenti per percorrere solo poche miglia ma barche o gommoni di buona qualità per completare la traversata.

"Prima da lì arrivavano solo tunisini - spiega il pm Vella - adesso arrivano anche migranti di Bangladesh, Pakistan, mediorientali e subsahariani", quelli cioè che prima partivano dalla Libia. "Gli arrivi sono aumentati se comparati allo scorso anno - avverte il portavoce dell'Oim, Flavio Di Giacomo - ma sono ancora bassi se rapportati a due anni fa, per non parlare di 3 o 4 anni fa. E la rotta tunisina non è una novità".

 

 

 

 

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