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Migranti. Linea dura di Di Maio e del governo: "Bloccare le partenze" PDF Stampa
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di Giovanna Vitale


La Repubblica, 2 agosto 2020

 

Nel piano del ministro condiviso con Lamorgese per fermare gli arrivi dei tunisini rimpatri con le navi e sequestro dei gommoni. Ma il Pd vuole nuovi accordi con la Libia. Non ha preso un colpo di sole, Luigi Di Maio. Né ha ripreso a flirtare con Matteo Salvini: anzi semmai è l'esatto contrario. Il pugno duro sui migranti sfoderato dal capo della Farnesina - che, a costo di sfiorare l'incidente diplomatico con la collega Lamorgese, ha minacciato di bloccare i fondi della cooperazione se il governo tunisino non aiuterà l'Italia a fermare le partenze all'origine - è tutto un gioco delle parti interno all'esecutivo giallorosso.

Obiettivo: smontare la propaganda del leader leghista, che sulla nuova emergenza in Sicilia ormai punta per riguadagnare il consenso perduto. Suonando lo spartito che i due architravi della maggioranza, M5S e Pd, sentono più congeniale. In una studiata divisione dei compiti che, stavolta, non prevede improvvisazioni. Nel silenzio voluto del premier Giuseppe Conte. Il quale, sebbene coinvolto in tutti i passaggi (almeno due i vertici riservati tenuti in settimana con i ministri dell'Interno e degli Esteri) ha deciso di girare al largo dello scoglio su cui già i gialloverdi rischiarono di incagliarsi. Facendo però trapelare che "la linea di Di Maio è quella di tutto il governo".

Nel giorno del grande sbarco, con 250 migranti approdati a Lampedusa nell'arco di 24 ore e il sindaco Martello pronto ad ammutinarsi se non verrà dichiarato lo stato d'emergenza, è l'ex capo politico dei 5S a prendersi la scena. Artefice di una strategia che gli serve, innanzitutto, per riconquistare il grosso del Movimento tendente sull'immigrazione a destra, ma costretto a ingoiare la revisione dei decreti Sicurezza, malvista pure da Alessandro Di Battista ("Forse alcuni li vogliono modificare per dare soldi alle cooperative più che diritti ai popoli" tuona in tv l'aspirante capo politico). E però anche per rintuzzare l'assalto di Lega e Fratelli d'Italia, schierati contro "un governo incapace e pericoloso" che "vuole tenere i clandestini in Italia".

In stretto contatto con il segretario del Pd Nicola Zingaretti, col quale Di Maio tiene ormai un filo diretto. Come diretto è pure il filo intrecciato con Lamorgese. Appena incrinato dalla sortita, non concordata, sul blocco dei 6,5 milioni destinati alla Tunisia: minacciato negli stessi minuti in cui l'inquilina del Viminale affrontava il nodo degli sbarchi con l'omologo francese Darmanin. Una sbavatura vissuta come scorrettezza istituzionale. Che il giorno dopo obbliga il titolare degli Esteri a una rapida correzione di rotta.

E così, mentre Zingaretti lanciava il suo ultimatum sul memorandum con la Libia - "Va riscritto e in tempi brevi" perché "c'è un tema di diritti umani da risolvere" spingendo "l'Europa a promuovere corridoi umanitari, quote di accoglienza, a chiamare l'Onu" - Luigi Di Maio dettava su Fb il suo programma per "fronteggiare il fenomeno migratorio", analizzato "nel dettaglio con il ministero dell'Interno". Una sottolineatura non casuale. "Abbiamo le idee chiare, non servono slogan o urla, ma bisogna agire con determinazione" scandisce il capo della Farnesina.

"Per questo stiamo già lavorando a un piano specifico che prevede di fermare le partenze dal paese d'origine" mediante "un nuovo accordo di cooperazione migratoria: sequestrare e mettere fuori uso i gommoni; rimpatri più veloci, anche via nave e non solo in aereo; riattivare la redistribuzione dei migranti in tutta Europa; fermare i fondi per la cooperazione se non c'è collaborazione con l'Italia". Toni più sfumati rispetto a quelli perentori di 24 ore prima. E anche la Ue "deve rispondere concretamente. Non c'è tempo da perdere", l'esortazione finale. Che consente a Di Maio di chiudere l'incidente con il Viminale.

Il Pd è con lui. Guerini, responsabile della Difesa, è pronto a schierare l'esercito per impedire la fuga dei migranti in arrivo. La prima nave quarantena ancorerà a Lampedusa in serata. Tappe di un disegno condiviso. "Ha fatto bene Di Maio a invocare la linea dura", approva il responsabile Sicurezza del Nazareno, Carmelo Miceli.

"Il tema non è chiudere i porti, ma fermare i barchini, i trafficanti di uomini che speculano sulla disperazione. Noi non siamo per l'accoglienza indiscriminata, chi non ha diritto di restare in Italia va rimpatriato subito e gli altri redistribuiti nei in Europa". Musica per le orecchie del ministro degli Esteri. Che già prepara l'ultimo colpo a sorpresa: una missione in Tunisia con Lamorgese, la commissaria Ue Johansson e l'Alto rappresentante per gli affari esteri Borrell. Il sigillo del suo ingresso tra i grandi d'Europa.

 

 

 

 

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