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Legge sulla omotransfobia, l'equilibrio dei diritti PDF Stampa
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di Luigi Manconi


La Repubblica, 2 agosto 2020

 

Il dibattito sulla legge in materia di omotransfobia è assai importante, sia per la coesione sociale del nostro Paese, sia per la sua temperatura morale e per ciò che possiamo chiamare la vitalità delle idee condivise. Sullo sfondo c'è il tema che poneva Karl Popper quando (nel 1945: si badi alla data) affermava, proprio "nel nome della tolleranza" il "diritto a non tollerare gli intolleranti". È possibile che molti tra i parlamentari che si definiscono spensieratamente liberali e, tuttavia, osteggiano quel disegno di legge, non conoscano il pensiero del grande liberale Karl Popper, e magari lo confondano con il sergente Pepper dei Beatles. Ma il problema va ben oltre i tradizionali schieramenti ideologici e lo sciocchezzaio di giornata e richiama una grande questione: quale è il rapporto tra l'affermazione della più ampia libertà di opinione e la tutela della dignità e della reputazione di individui, gruppi e minoranze?

Ancora: la piena manifestazione del pensiero e della parola, deve arrivare fino a proteggere opinioni antidemocratiche, ignobili, che esprimono odio, disprezzo e discriminazione? Infine, tutte le parole sono innocenti oppure c'è un limite, superato il quale, diventano pietre? Qui pietre significa proprio materia contundente, capace di fare male e ledere corpo e anima.

La giurisprudenza sembra orientata oggi su una posizione così riassumibile: tutto sta nel rapporto tra parola e comportamento. Ovvero, le idee (le parole conseguenti) incontrano limiti - e dunque meritano sanzioni - quando determinano una situazione di pericolo concreto e attuale (non proiettato nel futuro) di condotte offensive: suscettibili, cioè, di ledere terzi. Se le parole, insomma, sono direttamente correlate ad atti e a comportamenti che abbiano conseguenze materiali su altri, allora limitarle e sanzionarle in caso di violazione, corrisponde a un diritto di legittima difesa esercitato dalla società.

Certo, esiste anche il rischio di "eccesso di legittima difesa", ma è proprio qui che va esercitata un'azione intelligente di bilanciamento tra due beni entrambi meritevoli di tutela: appunto, la più ampia libertà di parola e la protezione della dignità delle minoranze (in questo caso quella omosessuale e transessuale). Quell'opera di mediazione tra due diritti costituzionalmente riconosciuti è tutt'altro che facile e richiede molto equilibrio. Per questo, la soluzione approvata dalla commissione giustizia della Camera dei deputati appare saggia.

Sulla base di un emendamento proposto dal deputato di Forza Italia, Enrico Costa (eccolo, infine, un liberale coerente, accompagnato dalle sole Carfagna, Bartolozzi e Polverini), si è arrivati, grazie alla mediazione dei parlamentari del Pd, Alessandro Zan e Walter Verini, alla riformulazione dell'articolo 3. Oggi esso recita: "Ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte". Non è un dispositivo retorico.

È, piuttosto, la risposta efficace alle preoccupazioni in buona fede per esempio di chi, cattolico osservante, paventa che la propria convinzione sull'esclusività del matrimonio eterosessuale, possa ricadere sotto sanzione perché considerata come discriminatoria nei confronti di altre forme di sessualità o coppia o famiglia. La nuova formulazione dell'articolo 3, a mio avviso, già risponde positivamente ai timori di un giurista pacatamente critico come Filippo Vari che, su Avvenire (25 luglio del 2020), ha chiesto una più puntuale precisazione del "nesso tra atti discriminatori e violenza".

L'articolo in questione, evidentemente, non risolve una volta per tutte questioni che si manifestano su un terreno sdrucciolevole, ma credo si possa dire che sono stati indicati confini precisi e limiti nitidi. Si può legittimamente sospettare, dunque, che non tutte le resistenze che permangono nei confronti della legge, si debbano a una autentica preoccupazione per la libertà di opinione; e che, invece, possano dissimulare una scarsa attenzione verso le troppe forme di disprezzo correlate ad atti aggressivi così diffusi, e non solo nel web.

Infine, è istruttivo ricordare, come suggerito dal parlamentare e giurista Stefano Ceccanti, un passaggio dei lavori preparatori della Costituente, che vide protagonista Palmiro Togliatti. Il leader comunista, la cui principale fonte di ispirazione non era esattamente John Stuart Mill, trattando di tali temi e in dialogo con Giuseppe Dossetti, sosteneva che il movimento anarchico andasse "combattuto sul terreno della competizione politica democratica, convincendo gli aderenti al movimento della falsità delle loro idee". Ma "non si potrà negargli il diritto di esistere e di svilupparsi". Quale lezione per tutti: i tiepidissimi liberali e i democratici autoritari.

 

 

 

 

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