Giovedì 17 Giugno 2021
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

"Nessuno nasce Caino", le voci dal carcere nel racconto di De Simone PDF Stampa
Condividi

di Antonio Lamorte

 

Il Riformista, 2 agosto 2020

 

Verranno a chiedere dell'amore, della solitudine, del dolore, del delitto e del castigo, di anni persi e gioventù bruciate. Verranno e vengono e sono la coscienza, il rimorso, il senso di colpa: giudici che non lasciano scampo all'indulgenza. Il documentario Caine, prodotto per Doc 3 - Il cinema del reale e disponibile su Raiplay, ha raccolto le voci femminili di dentro nelle carceri di Pozzuoli e Fuorni-Salerno. L'autrice, Amalia De Simone, è giornalista con l'abitudine a scandagliare nel gorgo: cronaca nera, narcotraffico, rifiuti, guerra; il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'ha nominata Cavaliere al merito della Repubblica per i suoi lavori sulle mafie.

E nonostante tutto ciò non è rimasta indifferente a queste vite devastate: lo diceva Ryszard Kapuściński che questo di raccontare storie non è un mestiere per cinici. "È stata un'esperienza sorprendente - dice - sono entrata tante volte in carcere, ma quando vivi le situazioni con questa intensità stabilisci un contatto più profondo".

Il lavoro è partito a settembre scorso. Lo stile: quello del racconto immersivo, con la telecamera in mano, tra le celle e i corridoi. Anni di nera hanno messo davanti alla giornalista persone e storie che aveva raccontato quando si erano consumati i reati, e che quindi si è ritrovata davanti. "Questo aspetto - osserva - ha abbattuto muri, cancellato le finzioni, fatto venire meno molti filtri: avevo raccontato gli arresti di qualcuna, o di famigliari, in certi casi mi hanno perfino riconosciuta". Il resto del pudore lo ha tolto di mezzo la musica: perché De Simone si è portata dietro Assia Fiorillo, cantautrice, che ha scritto suonato e cantato con le detenute fino a tirare fuori Io sono un altro.

Sono 301 le donne nelle carceri campane (2.663 in tutta Italia). I principali reati sono quelli contro il patrimonio, la persona, la pubblica amministrazione e spaccio di stupefacenti. L'ICAM di Lauro (Avellino) ospita sei donne con sei figli, tipologia tra le più delicate. "Era mia intenzione rendere uno spaccato della realtà dentro - spiega De Simone - ma anche di quella fuori: ci sono Ponticelli, il pallonetto di Santa Chiara, il casertano.

E quanto può essere dura la vita in alcuni contesti. Entrare nelle storie degli altri serve a comprendere meglio anche da un punto di vista sociologico". C'è, nel documentario, chi ha tolto ai figli il cognome del padre perché vicino al clan dei Casalesi; chi ha spacciato per non prostituirsi; chi era affiliata; chi era rapinatrice per noia; chi smerciava borse contraffatte e poi si giocava tutto al bingo; chi vuole restare dentro perché non si sente ancora pronta al mondo fuori; chi non sa più nulla dei suoi figli dopo l'arresto; chi ha dovuto lottare per via della sua omosessualità.

Caine non è Vis a vis, e non è neanche Orange is the new black; non c'è splatter ma neanche fiction: gli aneddoti sono tutti storia di vita vissuta. "Io credo che Caino non nasce Caino: ci si diventa per l'ambiente, le circostanze, le situazioni", commenta l'autrice. A unire tutte queste storie è l'assoluta mancanza di indulgenza da parte delle protagoniste: tutte sentono forte il peso dei loro anni persi, dell'esistenza segnata, degli sbagli fatali.

"Vivono il carcere in maniera diversa - dice De Simone - per esempio quando sono scoppiate le proteste durante l'emergenza covid, le donne di Fuorni hanno subito pensato a cucire mascherine: pensavano a fuori, ai figli, alle famiglie". Ed è forse anche per questo che solo il 15% delle detenute è recidivo.

Serve comunque fare di più, come denuncia anche il Garante dei detenuti Campania Samuele Ciambriello: "Va potenziato il personale qualificato: all'Icam di Lauro l'80% del personale è maschile; e poi c'è bisogno pediatri, medici, educatori come implementare le case famiglia protette come legge 62 del 2011; vanno implementati gli studi, percorsi di qualità, oltre ai corsi di formazione professionale"; che renderebbero il carcere meno castigo e più rieducazione. Anche per i tormenti e le possibilità delle Caine.

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it