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Contrordine: lo stop retroattivo della prescrizione stabilito dal "Cura Italia" è legittimo PDF Stampa
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di Errico Novi


Il Dubbio, 15 settembre 2020

 

Così sostiene la Cassazione. C'è una condizione in cui la prescrizione può essere modificata retroattivamente: se interviene una causa di sospensione dell'intero processo. In simili circostanze, ha sostenuto la terza sezione penale della Cassazione con sentenza depositata mercoledì scorso (la 25433 del 2020), le rimodulazioni del legislatore ricadono in realtà sotto l'ombrello dell'articolo 159 primo comma del codice penale, in cui si stabilisce che se viene sospeso l'intero procedimento, si blocca anche il termine di estinzione del reato.

La pronuncia è di notevole interesse anche perché attualissima: riguarda infatti l'articolo 83 del decreto Cura Italia con cui il governo, lo scorso 17 marzo, introdusse la cosiddetta fase 1 della giustizia in tempi di Covid, ossia il rinvio di tutte le udienze fino al 15 aprile e la sospensione dei termini per qualsiasi atto relativo al procedimento, con l'esclusione di pochissime tipologie ritenute indifferibili. Al comma 4 dell'articolo 83 veniva espressamente affermato lo stop al decorso della prescrizione per tutti i processi "congelati". Ma se pure il legislatore non si fosse preoccupato di specificarlo, la sospensione "di fatto" dell'intero procedimento avrebbe comunque determinato, per la Suprema corte, anche lo stop del termine di estinzione. Il ricorso respinto dalla Cassazione era stato proposto da un imprenditore condannato il 18 marzo 2019 dalla Corte d'appello di Venezia per omesso versamento dell'Iva.

Inizialmente l'impugnazione contestava aspetti inerenti la sentenza di secondo grado. Ma lo scorso 16 luglio il difensore, Davide Druda del Foro di Padova, aveva depositato un'integrazione con cui aveva chiesto di dichiarare il suo assistito prosciolto per la prescrizione che sarebbe nel frattempo intervenuta. In subordine, l'avvocato aveva chiesto di rimettere alla Corte costituzionale la questione di legittimità della norma con cui il Cura Italia aveva sospeso il decorso dei termini prescrizionali anche per i reati commessi prima dell'entrata in vigore del decreto.

Il processo all'imprenditore è ricaduto non solo sotto la potestà del Cura Italia ma anche di quella dei successivi provvedimenti sull'emergenza Covid, che hanno consentito ai giudici la sospensione di tutti i termini dei procedimenti ritenuti non urgenti fino al 30 giugno scorso. Con la pronuncia depositata il 9 settembre, la Cassazione ha rigettato sia la richiesta di proscioglimento che l'istanza di remissione.

Ma sul punto la Corte costituzionale è stata chiamata in causa già lo scorso 21 maggio da due ordinanze di remissione del Tribunale di Siena. Atti in cui il giudice ha proposto un'interpretazione assai diversa da quella appena avanzata dalla Cassazione: rinvio delle udienze e relativa sospensione dei termini sono concetti che, per il magistrato, vanno tenuti distinti da quello di "sospensione del processo". Solo la Consulta, a questo punto, potrà dirimere la controversia.

 

 

 

 

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