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Consulta, sul nuovo vertice non c'è trippa per populisti PDF Stampa
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di Errico Novi


Il Dubbio, 15 settembre 2020

 

Domani si elegge il successore di Cartabia. Dire che la Corte costituzionale ha dato lezioni al Parlamento sarebbe una sgrammaticatura. Dialettica fra istituzioni può voler dire anche conflitti, figurarsi se possono restare traumi per pronunce come quella sul caso Cappato, con cui un anno fa la Consulta ha definitivamente dovuto sostituirsi al legislatore in materia di fine vita. Però è vero che, con una parte dell'attuale maggioranza, la Corte è ormai spesso chiamata al contrappunto, in particolare su materie che vedono i 5 Stelle su posizioni "eterodosse".

Basti pensare alla sentenza dello scorso 12 febbraio sulla parziale incostituzionalità della spazza-corrotti, o a quella che il 23 ottobre 2019 ha "sdoganato" i permessi premio per i detenuti di mafia in regime "ostativo" (tanto che alla Camera c'è ancora chi pensa di "stemperare" la pronuncia con una legge ordinaria). Insomma, di sicuro oggi si può parlare di un giudice delle leggi autonomo dal legislatore. A ben guardare è un patrimonio che gli ultimi due presidenti, Giorgio Lattanzi e Marta Cartabia, hanno amministrato con una classe incredibile. Non hanno mai fatto pesare l'autorevolezza di quel contrappunto.

Altrettanto autonoma e affrancata da condizionamenti sarà la Corte nell'individuare, con la camera di consiglio convocata per domami alle 11, il successore di Cartabia, prima donna della storia al vertice dell'organo. La costituzionalista della Bicocca di Milano ha concluso la settimana scorsa il proprio mandato di giudice, e ovviamente la propria presidenza. Si sa che i nomi in ballo sarebbero tre, così disposti in ordine di anzianità di servizio: Mario Morelli, 79 anni, attuale vicepresidente, giudice costituzionale dal dicembre 2011, dunque con soli 3 mesi di mandato ancora a disposizione; Giancarlo Coraggio, 79 anni anche lui, ex presidente del Consiglio di Stato, che resterebbe in carica fino a gennaio 2022; e Giuliano Amato, due volte premier, 82 anni, che ha davanti la prospettiva più ampia, visto che presiederebbe la Corte fino a settembre 2022.

È di ieri l'intervista al Messaggero con cui Cartabia ha individuato la qualità più preziosa dell'organo da lei presieduto fino a venerdì: "Il pluralismo interno", da cui "può nascere una vera neutralità nel giudicare".

Giuliano Amato sarebbe una scelta certamente prestigiosa e altamente significativa sotto questo profilo: è il solo componente del collegio a essere stato anche legislatore. Coraggio resterebbe presidente 8 mesi in meno di Amato, che non sono pochi, ma garantirebbe una permanenza comunque utile a pianificare l'attività. Morelli interpreterebbe forse più genuinamente di tutti l'idea del pluralismo che si traduce nell'impersonalità.

Lattanzi e Cartabia sono stati forti anche mediaticamente ma non si sono mai presi platealmente la scena. È chiaro che una presidenza scritta nell'inopinabile gerarchia dell'anzianità di mandato assumerebbe un carattere ancora più discreto. Resta il nodo della funzionalità interna, che sembra mettere il magistrato napoletano in una lieve posizione di vantaggio su Morelli e Amato. Oggi i due giudici di più recente nomina, Angelo Buscema ed Emanuela Navarreta, giurano al Colle, domattina arriverà il verdetto.

Una cosa è certa: se scegliesse Morelli, la Corte non sarebbe sospettabile di voler estendere il più possibile la platea dei presunti privilegiati. Non esistono più la macchina, la stanza e la segretaria ad uso di chiunque sia stato al vertice della Consulta, anche per poco. Se il collegio eleggesse Morelli, sarebbe libero dalle insinuazioni dei demagoghi. Anzi: a chi resta presidente per un periodo inferiore ai 10 mesi (trascorsi nello steso anno solare) non spetta neppure il minimo riconoscimento economico sulla pensione (il 2 per cento in più). Insomma, la "tradizione" del più anziano eletto presidente è ormai affrancata dai maramaldi anticasta. Libera, come la Corte.

 

 

 

 

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