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Parliamo di carcere PDF Stampa
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di Ascanio Celestini


comune-info.net, 21 novembre 2020

 

In Italia si parla di carcere quando arriva l'estate. Fingiamo di non sapere che i problemi che viviamo qui fuori lì dentro sono enormemente più grandi. Negli ultimi giorni la crescita dei contagi è stata impetuosa. Credo che dobbiamo cominciare a migliorare la società cominciando dagli ultimi. Qualcuno condividerà questo pensiero perché è credente. Qualcuno perché è di sinistra.

Io penso che possiamo condividerlo anche per egoismo. Perché dobbiamo arginare il contagio dove è più facile che faccia danno. E soprattutto perché non vorrei un vicino di casa che esce da una galera che l'ha torturato. Nel nostro paese si parla di carcere quando arriva l'estate. Con il caldo c'è qualcuno che si ricorda del sovraffollamento nelle galere. Poi, ovviamente, la maggior parte dei cittadini se ne frega, ma intanto c'è qualche commentatore che ha fatto bella figura ricordando con un po' di pietà i poveri detenuti.

Adesso sta cominciando il freddo e nei prossimi mesi nessuno parlerà dei ristretti nelle nostre prigioni. Io ne parlo lo stesso perché i problemi che viviamo qui fuori... lì dentro sono enormemente più grandi.

Qualcuno dirà:

- se stanno in galera è perché se lo sono cercato

- stanno in "albergo", mangiano e dormono a spese nostre

- è vero, stanno stretti. Facciamo nuove galere!

- pensate alle vittime!

- fateli lavorare gratis così servono a qualcosa

- chissenefrega

Sarebbe facile rispondere che molti stanno in carcere in attesa di giudizio e altri perché non hanno avuto i mezzi per difendersi. Moltissimi perché sono finiti in un circolo vizioso dal quale nessuno ha provato a salvarli. Eppure nell'articolo 27 della nostra Costituzione è scritto che "l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva" e che le pene "devono tendere alla rieducazione del condannato".

Io penso ancora che "Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri". E soprattutto credo che dobbiamo cominciare a migliorare la società cominciando dagli ultimi.

Qualcuno condividerà questo pensiero perché è credente. Qualcuno perché è di sinistra e pensa che, come si diceva un tempo, bisogna spezzare le catene che ci imprigionano. Tutte le catene.

Io penso che possiamo condividerlo anche per egoismo. Perché dobbiamo arginare il contagio dove è più facile che faccia danno. E soprattutto perché non vorrei un vicino di casa che esce da una galera che l'ha torturato. Preferirei che avesse ricevuto gli strumenti per migliorarsi.

 

 

 

 

 

 

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