Sabato 23 Gennaio 2021
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

Un'archiviazione e una nomina di troppo: Di Matteo richiama all'ordine il Csm PDF Stampa
Condividi

di Liana Milella


La Repubblica, 13 gennaio 2021

 

L'ex pm di Palermo oggi contesterà in Consiglio la proposta di archiviare il caso del procuratore aggiunto di Roma Racanelli per le sue chat e intercettazioni con l'allora pm Palamara. Con lui Area e i davighiani. Ma per Di Matteo è inaccettabile anche la nomina dell'ex sottosegretario all'Interno Manzione a procuratore di Lucca.

A volte la coincidenza è malandrina. Capita così che, nello stesso plenum del Csm, giusto quello di oggi, possano capitare due argomenti sicuramente e fortemente divisivi. Da sempre. Solo per usare un'espressione soft. Da una parte, la nomina di un procuratore che però porta la "colpa" di essere stato, anche se da tecnico, un sottosegretario. Dall'altra l'archiviazione, in parte duramente contestata, di chi è stato protagonista delle conversazioni con Palamara.

Già, il "libro mastro" delle chat, l'unico al momento disponibile sui rapporti privati tra i giudici italiani, che tormenta i sonni della magistratura nell'incertezza e nelle divisioni su chi ritenere colpevole per aver colloquiato con l'ex pm di Roma ed ex presidente dell'Anm, e su chi invece assolvere per chiacchierate del tutto innocenti. In questa tornata però - almeno stando alle conclusioni della prima commissione contenute nell'ordine del giorno - le valutazioni dei soli relatori porterebbero ad escludere possibili trasferimenti d'ufficio per incompatibilità ambientale.

E stavolta di mezzo non c'è solo il procuratore aggiunto di Roma Antonello Racanelli, nota toga della destra di Magistratura indipendente, di cui è stato il "ferriamo" segretario. Ma anche, per esempio, Alessandra Camassa, la moglie del capo del Dap Dino Petralia, magistrato anche lei, e presidente del tribunale di Marsala. Nonché Alberto Liguori, procuratore di Terni, che si fa sentire dall'allora caposquadra di Unicost al Csm per una nomina al tribunale di Cosenza. La proposta dei relatori, per tutti e tre le vicende, è quella di archiviare tutto. Ma nel caso di Racanelli questa conclusione invece ha spaccato esattamente in due la prima commissione ed è contestata fortemente da Di Matteo.

Ma c'è pure la seconda questione che scotta. La nomina a procuratore di Lucca di Domenico Manzione, ex sottosegretario all'Interno nei governi Letta e Renzi, fuori ruolo per dieci anni, ma soprattutto fratello di Antonella Manzione, l'ex vigilessa urbana che Renzi portò a palazzo Chigi come capo dell'ufficio legislativo e che poi è stata scelta, decisione anche questa assai contestata, come consigliera di Stato.

Anche qui Di Matteo ha da ridire perché ritiene che sia trascorso troppo poco tempo dal ruolo "politico" svolto da Manzione, che però non è mai stato un parlamentare, per poter diventare il capo di un ufficio, addirittura un procuratore. Incarico che per la verità Manzione aveva già nel 2009 (era il capo della procura di Alba ufficio poi soppresso con la revisione della geografia giudiziaria) quando è cominciata la sua avventura da fuori ruolo durata fino al 2018. Nella commissione per gli incarichi direttivi, presidente il laico forzista Michele Cerabona, relatrice Loredana Micciché di Magistratura indipendente, il via libera a Manzione è stato dato senza problemi. Ma Di Matteo non ci sta.

Ma è su Racanelli che Di Matteo - e con lui il gruppo di Area e quello di Autonomia e indipendenza - intende dare battaglia. In commissione è finita tre a tre, da una parte la relatrice Paola Maria Braggion, di Mi come lo stesso Racanelli, e con lei il laico di Forza Italia Alessio Lanzi e quello della Lega Emanuele Basile. Dall'altro la presidente della prima commissione Elisabetta Chinaglia, ultima eletta per Area al Csm, nonché la davighiana Ilaria Pepe. E ovviamente Di Matteo. Per tutti e tre le insistenti e abituali conversazioni tra Palamara e Racanelli - via chat e per telefono - tra il dicembre del 2017 e il 29 maggio del 2019, quando il caso esplode sui giornali, vanno ben oltre un normale rapporto tra colleghi, il primo procuratore aggiunto votato quando Palamara era al Csm, il secondo pm a piazzale Clodio e aspirante procuratore aggiunto. Soprattutto, quando si parla della prossima nomina del procuratore di Roma al posto di Giuseppe Pignatone (i due tifano per il pg di Firenze Viola contro il procuratore di Palermo Lo Voi) o dell'esposto dell'ex pm Stefano Fava contro Pignatone e l'aggiunto Ielo. Rapporti normali tra colleghi, sostiene Braggion. Comportamenti del tutto anomali, e quindi da approfondire, per Di Matteo, Chinaglia, Pepe. E che, dal loro punto di vista, configurano l'incompatibilità ambientale. Ma in plenum i numeri potrebbero favorire Racanelli.

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it