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Economia carceraria: uno spunto per tutti. Considerazione politico-sociale PDF Stampa
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di Marcello Maria Pesarini


Ristretti Orizzonti, 13 gennaio 2021

 

Dalla scorsa primavera molte volte, anche con sincerità, noi che abbiamo dovuto cambiare i nostri ritmi, ed ancor più quelli che hanno perso o indebolito il proprio lavoro ed i propri mezzi di sostentamento, abbiamo affermato che ci sentivamo reclusi, o in guerra. Ciò è lecito, ma bisogna guardare la realtà con occhi aperti.

È necessario agire a favore dei precari, degli studenti, dei disabili, di chi ha perso di più, anche in contatti umani, e spingere l'attuale governo a crederci veramente.

Bisogna includere fra i meno favoriti chi vive in cattività, come gli anziani, ed ancora di più i detenuti.

L'appello - L'on. Liliana Segre e il Garante Nazionale dei detenuti Mauro Palma hanno lanciato un appello al Ministro Speranza per fare vaccinare i detenuti in quanto soggetti fragili, come i residenti nelle R.S.A. e il personale sanitario, e la Società della ragione Onlus ha lanciato una raccolta di firme che ne ha raggiunte 1500 in poche ore.

La Giustizia e la Sanità italiane debbono riconoscere questa realtà, applicando ai detenuti i loro diritti costituzionali, fra i quali anche la rieducazione e il lavoro.

Su questo fronte ricordiamo invece che solo il 30% dei detenuti era impiegato in attività lavorative al 31 dicembre 2019. Citiamo come fonte delle notizie che seguono Vanity Fair, non nuova a simili interessamenti (ricordiamo il servizio sul mancato risarcimento dell'ingiusta detenzione, battaglia tutt'ora in corso, di cui è portavoce Giulio Petrilli che ne fu vittima).

Il fatto - Paolo Strano e Oscar La Rosa hanno fondato "Economia carceraria", un progetto per promuovere la collaborazione fra imprese e cooperative che investono nelle carceri assumendo persone in esecuzione penale.

Dalla nascita nel 2013 dell'associazione "Semi di libertà" per professionalizzare i detenuti, Strano è passato al birrificio artigianale "Vale la pena". Paolo incontra Oscar La Rosa, laureatosi con una tesi sull'impatto dell'Economia Carceraria. Qui ha luogo il passo in avanti: nel 2018 nasce il Primo Festival nazionale di Economia Carceraria.

Perché? Il primo, decisivo motivo è che nella "gara delle bontà", definizione di un veterano del volontariato, spesso vengono disperse energie e non vengono superate le difficoltà legali, così come i guadagni per chi ne ha veramente bisogno, si assottigliano. Ora, con 13 realtà produttive, Economia Carceraria è una proposta valida per presentarsi sul mercato in modo positivo e compatto. Sopperendo alle difficoltà della pandemia, è stata lanciata l'e-commerce di Economia Carceraria per aiutare la distribuzione.

Un po' di storia delle Marche - In una società che si sente, a ragione, un po' reclusa, una ventata di iniziativa. Nuova, ma non la prima. Dalle magliette Made in jail di Rebibbia degli ultimi anni 90, alle prime presenze di realtà simili a confronto alla Fiera Eco & Equo promossa dalla Regione Marche negli anni 2008-2010, fino alle tante attività esposte da molti anni all'Arte Sprigionata, giornate di incontro della Casa Circondariale di Pesaro e della Casa Mandamentale di Macerata Feltria (chiusa improvvidamente dalla Spending Review anni fa) con la cittadinanza e con altri soggetti coinvolgibili. Prima di affrontare quanto prima il presente nelle Marche, leggi, volontariato e privato-sociale, una notizia che fa piacere: per una presenza femminile che si aggira sul 4-5% del totale, moltissime iniziative produttive partono dalle detenute donne.

 

 

 

 

 

 

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