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Un progetto che dà ai ragazzi maggior consapevolezza e responsabilità PDF Stampa E-mail
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Il Mattino di Padova, 31 maggio 2010

 

Sono arrivate al Mattino di Padova le considerazioni di un lettore, che critica aspramente il progetto di confronto tra carcere e scuole, che da anni portiamo avanti nella nostra città in collaborazione con i Servizi sociali del Comune di Padova e con la Casa di reclusione. Se davvero il progetto consistesse nel "dare la parola ai criminali per magari giustificare le loro malefatte", il lettore avrebbe naturalmente del tutto ragione, ma noi lo invitiamo ad assistere a un incontro, e poi a riparlarne con noi: perché nessun detenuto nel confronto con gli studenti si sogna di cercare giustificazioni. L'unico fine del progetto è ragionare su come si arriva all'illegalità, pur provenendo magari da ambienti di vita e famiglie "regolari", spostando progressivamente il limite, o sottovalutando i comportamenti a rischio come il consumo di alcol e sostanze.
Quella che segue è la lettera del lettore, e poi le considerazioni di alcuni genitori di una scuola superiore, l'Istituto professionale Leonardo da Vinci, i cui figli hanno partecipato a un incontro in carcere. È interessante notare che la quasi totalità dei genitori, indipendentemente dalle loro idee sul carcere, sulle pene, sulla giustizia, sottolinea l'importanza del confronto come occasione di crescita umana e civile dei figli.

 

Lettera di un lettore del Mattino: Scolaresche in carcere

 

Signor Direttore, sono un lettore del suo giornale e volevo esprimere tutta la mia disapprovazione per un fatto di cui sono venuto a conoscenza nei giorni scorsi e cioè che un gruppo di "insegnanti" di una scuola superiore ha portato in carcere i loro studenti. Io mi chiedo come sia possibile che si possa accompagnare dei fanciulli, in un istituto di pena invece di portarli in un qualsiasi altro luogo molto più educativo, come ad esempio un parco etnografico, dal momento che i nostri ragazzi vivendo in città non conoscono più quegli animali che un tempo ci erano tanto familiari, almeno per coloro di qualche generazione fa. Quale giovamento ne possono trarre ascoltando le imprese criminali di chi nella sua vita ha deciso di fare il male al prossimo? Ma questi "insegnanti" si rendono conto di quello che stanno facendo? Se io fossi il padre di uno studente di quella classe, vieterei categoricamente a mio figlio di recarsi in un luogo simile!!! Si è voluto impedire al Papa, e dico al Papa, di recarsi in una università a parlare agli studenti, e ora si vuole dare la parola ai criminali per magari giustificare le loro malefatte. Perché invece non andate ad incontrare le vittime delle violenze e date loro una parola di sostegno, di comprensione, di vicinanza? Cari organizzatori di gite in carcere vergognatevi e pensate a qualcosa di più educativo per i nostri ragazzi!!!

 

La voce dei genitori

 

Penso che l'esperienza che ha vissuto mia figlia durante il percorso formativo e soprattutto durante l'incontro avvenuto in carcere, sia stata costruttiva, anche se all'inizio ero un po' timorosa di far conoscere questa dura realtà, che nemmeno io conosco concretamente, a mia figlia. Dal suo racconto appena arrivata a casa è emersa la sua paura di andare in un luogo così lontano dalla sua realtà quotidiana, il chiudersi dietro di lei dei cancelli che ponevano dei limiti tra l'interno del carcere e la vita esterna, l'entrata nell'unica stanza accessibile del carcere dove si è svolto l'incontro, ha provocato in mia figlia un senso di mancanza e la voglia di piangere, ma poi questa sensazione è svanita per la presenza delle sue compagne di classe. Questo incontro ha permesso di far conoscere a mia figlia una realtà lontana dalla quotidianità, ma che esiste e non è presente solo nei film, ed è una realtà che non colpisce solo gli altri ma potrebbe colpire anche noi.
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L'esperienza che i ragazzi hanno vissuto durante questo progetto è sicuramente servita a farli riflettere riguardo ad "atti" compiuti da alcune persone contro la legge. Dal mio punto di vista è servita a far riflettere i nostri ragazzi riguardo alle conseguenze a cui si può andare incontro infrangendo le leggi e che ti cambiano la vita per sempre. A volte non ci rendiamo conto di come vivono queste persone perché troppo impegnati nel nostro vivere quotidiano. Grazie e attendiamo nuovi progetti per il prossimo anno.
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Sono stata molto felice di questo progetto perché penso che ai ragazzi possa servire per la loro crescita e per un domani. Mia figlia mi ha raccontato di quello che ha visto e di quello che è stato detto ed è stata contenta perché si è fatta un'idea di com'è la realtà, perché un conto è sentirla dalla TV e un'altra è viverla. Secondo la mia opinione chi è dentro al carcere e ha fatto degli sbagli è giusto che paghi. Spero che questa esperienza serva ai ragazzi per non sbagliare nella vita.
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Crediamo che questi progetti distolgano i ragazzi dallo studio delle materie di italiano e storia che riteniamo fondamentali e inerenti all'ambiente scolastico. A prescindere dalle idee politiche personali riteniamo che la visita al "Due Palazzi" di cui l'insegnante sottolinea l'importanza in modo così insistente fa passare gente che delinque per vittime di una società dove i nostri ragazzi vivono e devono maturare idee sane e produttive.
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Secondo me questa esperienza è stata positiva e interessante in quanto mia figlia ha potuto toccare una realtà lontana da lei. Credo abbia anche un po' sofferto quando si è trovata di fronte a queste persone che raccontavano la loro triste storia. Se dovesse ripetersi tale esperienza, sarebbe bello coinvolgere anche i genitori interessati, così anche noi adulti avremmo la possibilità di eliminare certi pregiudizi nei confronti del carcere e della vita dei detenuti all'interno.
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Mia figlia era molto interessata dai due incontri con i detenuti del carcere "Due Palazzi"; è rimasta molto soddisfatta perché ora ha idee più chiare e concrete in merito al problema carcerario.
Io sono del parere che per chi frequenta l'indirizzo sociale tali incontri siano serviti e serviranno anche il prossimo anno scolastico a far crescere culturalmente e mentalmente i giovani studenti perché saranno in grado di valutare conoscendo dal di dentro il problema carcerario.
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Ho trovato molto interessante l'esperienza fatta da mia figlia il giorno che siete andati in carcere. È rimasta molto colpita dalle varie esperienze che ha potuto confrontare e sicuramente ha capito che dallo sbaglio bisogna riuscire, per mezzo di aiuti validi, ad uscire più fortificati di prima e che a nessuno è giusto negare una seconda possibilità. Per questa età e per i problemi che questa società ci presenta mi è sembrata una bella idea: è giusto conoscere dove c'è il bene e dove c'è il male.
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È sicuramente apprezzabile l'adesione al progetto 'Il carcere entra a scuola. La scuola entra in carcere' da parte di codesto Istituto, in quanto ha dato l'opportunità ai nostri ragazzi di prendere contatto con una realtà ancora poco conosciuta.
Gli incontri avuti e riportati poi alle rispettive famiglie hanno dato modo di riflettere e dialogare su tematiche molto delicate, impegnative, ma soprattutto per questa età anche altamente formative.
Le informazioni che nostra figlia ci ha riportato a casa hanno innanzitutto arricchito le nostre conoscenze sulle condizioni dei detenuti e non solo, hanno anche provocato approfondimenti su notizie quasi mai in primo piano. La positività di ciò ha provocato i ragazzi sull'attendibilità dei mezzi di informazione che spesso ci propongono la realtà carceraria come un ottimo hotel con tanto di servizi confortevoli piscina e quant'altro. Abbiamo constatato invece che non è così e che addirittura, cosa che non avevamo mai saputo, coloro che permangono in carcere contraggono un debito verso lo Stato che va, con i dovuti tempi, restituito.
Crediamo che anche per i detenuti questi incontri abbiano avuto un valore positivo, sapere che al di fuori del carcere anche la loro realtà è oggetto di confronto e discussione, e sappiamo che quando si parla e si discute si ottiene sempre qualche riscontro. (...) Mi sembra doveroso da parte nostra ringraziare la Professoressa che ha creduto in questo progetto consentendo un approccio ad una realtà della nostra società in un mondo che tende ad essere "virtuale".

 

 

 

 

 


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