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Giustizia, nel Milleproroghe il colpo di mano di Fdi sulla prescrizione PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 23 febbraio 2021

 

E la maggioranza alla Camera si divede. Il partito di Meloni ripropone all'articolo 8 lo stesso emendamento di Costa di Azione, Fi, Lega, Italia viva. In assenza della fiducia si astengono Fi, Lega e Iv. Inutilmente i renziani hanno cercato un voto unitario. Costa non partecipa al voto.

Sulla prescrizione la maggioranza per la prima volta si divide alla Camera. Finisce con 227 voti contrari, quelli di Pd e M5S, i 29 favorevoli di FdI, e tutti gli altri astenuti per 162 voti. A sorpresa, ecco di nuovo l'incubo prescrizione che torna nel decreto Milleproroghe. Fratelli d'Italia presenta, all'articolo 8, esattamente lo stesso emendamento di Enrico Costa di Azione, Forza Italia e Lega. Nonché di Italia viva. In assenza di un voto di fiducia decidono di astenersi Fi e il partito di Salvini. Con la motivazione che si tratta dello stesso emendamento già presentato in commissione Affari costituzionali e Bilancio.

Si astiene anche Italia viva, visto che, appena giovedì scorso, durante il vertice di maggioranza con la Guardasigilli Marta Cartabia, tutti i gruppi del governo si erano trovati d'accordo con l'ordine del giorno presentato dalla ministra, e che sarà votato in aula alla fine della discussione, che rinviava il nodo prescrizione in attesa di rivedere i disegni di legge sulla riforma del processo penale. Quindi dopo l'elaborazione di una riforma organica. Il ministero per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà di M5S ha comunque confermato che "l'intendimento del governo è di raggiungere una sintesi positiva sulla questione in tempi rapidi".

I renziani, con la capogruppo alla Camera Maria Elena Boschi, hanno cercato insistentemente di convincere gli alleati a raggiungere un voto unitario, ma senza riuscirci. Tra le indiscrezioni circola quella che proprio Forza Italia abbia insistito per non andare alla fiducia sul Milleproroghe per votare sulla prescrizione. Probabilmente per la pressione degli avvocati e delle Camere penali di Giandomenico Caiazza deluse dalla decisione di Francesco Paolo Sisto, responsabile Giustizia di Fi, che ha accettato l'ordine del giorno di Cartabia. Anche Nicolò Ghedini, l'avvocato di Berlusconi, sarebbe stato contrario al rinvio del voto. In aula Pierantonio Zanettin ha spiegato le ragioni per cui comunque l'emendamento di FdI, in quanto uguale a quello forzista, al massimo poteva meritare un'astensione. Invece Costa non ha partecipato al voto: "Ci siamo impegnati a non affrontare il tema della prescrizione nel Milleproroghe, ma nel merito non potrei né votare no, né astenermi perché Fratelli d'Italia ha copiato il mio emendamento.

Giudico contraddittoria l'astensione e ritengo inopportuno in questo momento disattendere l'accordo di maggioranza sottoscritto con Cartabia". Ma c'è di più. Si era capito già sabato che il partito di Berlusconi aveva digerito a fatica l'accordo proposto da Cartabia. Infatti, durante il voto in commissione degli emendamenti, in più di un'occasione, i forzisti hanno minacciato di fare marcia indietro sull'intesa. Proprio con l'intenzione di votare sì allo slittamento della legge dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede al 2023. Ci sono stati molti momenti di tensione, poi è prevalsa la stanchezza e la voglia di chiudere sul Milleproroghe.

 

 

 

 

 

 

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