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Il timido programma di Mario Draghi sulla giustizia: serve più coraggio PDF Stampa
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di Nicola Ferri

 

Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2021

 

Sarà rimasto deluso chi si attendeva che nel campo della Giustizia il programma enunciato dal presidente del Consiglio nel discorso sulla fiducia alle Camere prevedesse riforme di più ampia portata come quella del processo civile e del processo penale (gli ultimi, timidi tentativi in questa direzione erano stati compiuti dal ministro Bonafede, rimasti negli archivi delle commissioni Giustizia). In effetti Draghi, nel suo intervento, si è limitato a raccogliere le Country Specific Recomandations della Ue indicando quali obiettivi di riforma l'insolvenza, il funzionamento più efficiente dei tribunali e una migliore gestione dei carichi di lavoro e infine la repressione della corruzione.

Si tratta di un programma ristretto, in gran parte dedicato al settore civile (la lotta alla corruzione ha già fatto passi avanti con la Spazza-corrotti) che, si spera, possa essere integrato e rilanciato dalle iniziative della neo ministra Cartabia, non solo sul versante della giustizia civile ma, soprattutto su quello del processo penale.

Per quest'ultimo l'auspicio è che il Guardasigilli abbandoni la strada delle "leggine" seguita dai suoi predecessori con ben scarsi risultati, e si muova al di fuori dell'ottica del codice di procedura vigente risalente al 1989, che presenta un pauroso tasso di obsolescenza e di inefficienza, causa principale della montagna di arretrato, con 2.676.750 processi pendenti al 30 settembre 2020.

Le ultime statistiche hanno messo in luce, ancora una volta, l'irrazionalità di un sistema i cui. tempi, nella fase pre-dibattimentale, si snodano per mesi e mesi attraverso le indagini del Pm, l'udienza del giudice delle indagini preliminari (Gip), i ricorsi intermedi al tribunale del Riesame e alla Cassazione sulla libertà personale e sui sequestri di beni, l'udienza davanti al giudice dell'udienza preliminare (Gup) e, spesso, con altri tempi morti per cause varie.

È una situazione catastrofica che, con gli strumenti attuali, appare senza ritorno, la quale imporrebbe una svolta radicale, all'insegna del coraggio e della lungimiranza, con l'introduzione del processo accusatorio che già Falcone aveva auspicato come ineludibile strumento di modernizzazione, razionalizzazione e velocizzazione della Giustizia penale.

Circa il processo civile basterebbero pochi punti per mettere in soffitta l'attuale macchinoso "processo di cognizione" e sostituirlo con il rito alternativo affermatosi a seguito dell'impatto del Covid-19, un rito che va sotto il nome di "udienza cartolare" o "udienza figurata" in cui prevale la trattazione scritta, o, in alternativa, con la presenza "da remoto" dei giudici, degli avvocati e delle parti.

Ciò comporta la drastica riduzione dei tempi, l'acquisizione delle prove mediante investigazioni difensive, anche sostituendo le testimonianze e le perizie con dichiarazioni giurate certificate dal difensore (salvo l'intervento del giudice nei casi di dichiarazioni false), l'eliminazione delle udienze di mero rinvio e la previsione di due sole udienze "in presenza": la prima, di presentazione dell'azione al giudice da parte dell'attore in contraddittorio con il convenuto; la seconda per la precisazione delle conclusioni con preventivo scambio di memorie, cui segue la deliberazione e la pubblicazione della sentenza entro un termine breve.

Entrambe tali riforme dovrebbero essere accompagnate dall'introduzione del giudice monocratico in appello e dalla riduzione dei collegi giudicanti in Cassazione da cinque a tre magistrali. Da ultimo la spinta riformatrice dovrebbe comprendere, anche per il Supremo collegio, la redazione delle sentenze sotto forma semplificata di ordinanza, tranne casi di particolare complessità e fermo: le "sentenze-manifesto" sono un lusso che non ci possiamo più permettere.

 

 

 

 

 

 

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