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"Sì a leggi che aiutino le donne: ora alla Camera si valuterà l'impatto di genere di ogni norma" PDF Stampa
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di Giovanna Casadio


La Repubblica, 8 marzo 2021

 

La vicepresidente di Montecitorio Maria Edera Spadoni spiega il nuovo servizio, già attivo al Parlamento europeo, che entrerà in funzione a breve. Inoltre le commissioni parlamentari che esamineranno il Recovery plan inseriranno nei loro pareri una parte specifica relativa alla parità di genere.

"La scommessa è quella di avere norme che aiutino le donne". Maria Edera Spadoni, grillina, vice presidente della Camera, l'ha spuntata: le commissioni parlamentari che esamineranno il Piano Nazionale di ripresa e resilienza dei fondi europei inseriranno nei loro pareri, ognuno per la sua competenza, una parte specifica relativa alla parità di genere. Non solo. Dalla prossima settimana il servizio studi della Camera dei Deputati predisporrà, all'interno di ogni dossier di approfondimento, una parte specifica relativa alla valutazione dell'impatto di genere della legge in esame. Sembra una questione tecnica, lo è assai poco: significa infatti indicare una rotta e colmare le disparità.

 

Spadoni, un suo ordine del giorno e il pressing sui capigruppo di una settantina di deputate di ogni partito su donne e parità, cosa ha ottenuto alla fine?

"Spesso si fanno tante parole e pochi fatti sulla parità di genere. Alla Camera abbiamo messo in cantiere alcuni progetti. Sul Piano di ripresa e resilienza, ad esempio. Verrà vagliato dalle commissioni parlamentari, i cui rilievi andranno poi inviati alla commissione Bilancio, a cui spetta di dare il parere al governo. Ebbene l'intergruppo donne, diritti e pari opportunità, composto da circa 70 deputate di diversi gruppi politici, ha spinto affinché all'intento dei rilievi di ogni commissione ci sia una parte specifica relativa alla parità di genere. Ciascuna commissione dovrà avere una attenzione particolare a questo".

 

Cosa cambia?

"Innanzitutto che la parità di genere non deve essere relegata ad alcuni settori, come il sociale o la giustizia. Per raggiungere una vera parità di genere, tutti i settori economici e sociali devono essere coinvolti".

 

Riguarda solo il Piano di resilienza?

"No. Io ho lanciato una proposta affinché nei report del servizio studi della Camera dei Deputati che accompagnano tutti i progetti di legge, ci sia un paragrafo dedicato alla valutazione dell'impatto di genere. Già esiste questo metodo nell'Europarlamento e in alcuni Paesi come il Portogallo".

 

In concreto?

"Se il legislatore decide di fare norme per migliorare il trasporto pubblico e i dati Istat ci dicono che sono le donne ad usarlo di più, è chiaro che la valutazione d'impatto di genere sarebbe dirimente. Il potenziamento agevolerà le donne".

 

Altri esempi?

"Nel piano Colao, sul welfare si raccomandava la copertura di asili nido al 60% dei bambini. Quindi teniamone conto. Per le donne il problema è la gestione della cura dei figli, degli anziani, delle persone con disabilità. Le donne se ne fanno carico. Quindi se fai politiche che incrementino i servizi, allora agevoli le donne che non si dovranno licenziare quando hanno un figlio. 37000 neo-mamme nel 2019 si sono licenziate. Questo trend deve finire. Aggiungo che nei nidi il personale è soprattutto femminile, quindi si incrementerebbero anche posti di lavoro".

 

Il Parlamento Ue ha già introdotto questo sistema?

"Sì, ora noi ci adeguiamo".

 

L'aspetto negativo in fatto parità di genere nel Piano di rilancio e resilienza quale è?

"Un dato elaborato da Linda Laura Sabbadini dell'Istat dice che il 57% del Pnrr andrà a settori prevalentemente maschili. E non perché i progetti siano stati fatti per non agevolare le donne, ma perché hanno un impatto, una incisività profonda in settori in cui ci sono poche donne. L'Italia ha un problema culturale profondo, per cui le donne non si sentono adeguate per fare determinati mestieri. Solo una rivoluzione culturale può abbattere gli stereotipi".

 

Ma quale è la priorità delle priorità?

"L'occupazione femminile. È fondamentale. Non puoi lasciare a casa il 50% della popolazione italiana. La presenza delle donne lavoratrici fa crescere l'economia. E se sei indipendente a livello economico riesci anche più facilmente a uscire da una spirale di violenza".

 

 

 

 

 

 

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