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Legalizzazione della cannabis, la legge arriva alla Camera. Ma la destra annuncia battaglia PDF Stampa
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di Giovanna Casadio

 

La Repubblica, 5 aprile 2021

 

La delega sulle droghe alla ministra per le Politiche giovanili la grillina Fabiana Dadone. La proposta, assegnata alla Commissione Giustizia, a brevissimo entrerà nel vivo della discussione. Dopo la legge contro l'omofobia bloccata in Senato dalla Lega che non ne consente neppure la discussione, è in arrivo un nuovo scontro parlamentare sulla cannabis e la legalizzazione delle droghe leggere per uso personale e terapeutico. Ma sono i deputati in questo caso chiamati a decidere.

Assegnata la delega sulle droghe alla ministra per le Politiche giovanili la grillina Fabiana Dadone e minacciate le barricate dal centrodestra con Meloni e Salvini in testa, già dalla prossima settimana la proposta per liberalizzare la cannabis dovrebbe entrare nel vivo della discussione in commissione Giustizia di Montecitorio. Qui il presidente è il grillino Mario Perantoni che quel progetto - presentato da Riccardo Magi, radicale e di +Europa - ha peraltro firmato insieme a una trentina di deputati del centrosinistra.

Magi ne chiarisce i punti. Si tratta di depenalizzare la coltivazione domestica della cannabis per uso personale e terapeutico. Più in generale dovrebbero essere decriminalizzati gli episodi di lieve entità in fatto di droga. Torna inoltre la distinzione tra droghe leggere e pesanti. Si alleggeriscono le pene. Per alcune fattispecie è previsto il "lavoro di pubblica utilità", invece della reclusione.

Spiega Magi: "Un numero sempre maggiore di Paesi, anche da ultimo lo Stato di New York, sta approvando riforme della propria normativa sugli stupefacenti che prevedono la legalizzazione della cannabis. Si tratta di democrazie nelle quali è stato possibile, nella società e nelle istituzioni, un dibattito non basato su contrapposizioni ideologiche ma sui dati e sui risultati disastrosi in termini di costi sociali ed economici delle politiche repressive e proibizioniste messe in atto negli ultimi decenni".

In commissione Giustizia della Camera la proposta di legge di Magi, sottoscritta tra gli altri dai dem Giuditta Pini e Andrea Romano, "decriminalizza totalmente la coltivazione domestica per uso personale della cannabis recependo la sentenza delle Sezioni Unite Cassazione del 2019 e facendo un primo passo avanti in direzione di una normativa più razionale e più umana". Si tratta in pratica di una modifica dell'articolo 73 del Testo unico in materia di stupefacenti.

Il presidente della commissione Perantoni rincara: "'La delega alle politiche sulle droghe alla ministra Dadone ha aperto una gara a chi è più oscurantista, con punte di prepotenza notevoli. Sono assolutamente solidale con Fabiana e sono convinto che lavorerà benissimo. Le critiche sono palesemente aprioristiche e strumentali: confondere le azioni di prevenzione e gestione del complesso fenomeno delle droghe con un generico "liberi tutti" è frutto di prese di posizione antistoriche che speravamo superate".

Ma basta attenersi ai fatti per constatare che c'è un problema da affrontare: in presenza di norme repressive la circolazione di droghe è aumentata in Italia, lo strapotere della criminalità organizzata resta, oltre ai numeri sulla popolazione carceraria composta per oltre il 30% di tossicodipendenti.

Sempre Perantoni osserva: "La Corte di Cassazione ha già stabilito i limiti entro i quali è consentita la coltivazione della cannabis per uso personale e presto io calendarizzerò la proposta di legge per inserire quei principi nel nostro ordinamento, anche per sostenere il diritto dei malati a curarsi con la cannabis". Nella relazione che accompagna la proposta di legge, è scritto: "Negli ultimi trent'anni abbiamo avuto una legislazione tra le più repressive in Europa, basti pensare che più del 30% delle persone che entrano in carcere, lo fa per violazione del Testo unico sugli stupefacenti e ciononostante la quantità di sostanze in circolazione non è affatto diminuita".

Magi insiste: "Ci sono cittadini consumatori, anche giovanissimi, che hanno la vita rovinata perché la giustizia si abbatte su di loro, distruggendo legami sociali, familiari, percorsi lavorativi e prospettive future. In Italia manca la volontà di confrontarsi con questo grande tema sociale, ma dobbiamo renderci conto che le politiche portate avanti fino adesso si sono rivelate persino controproducenti".

 

 

 

 

 

 

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