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Mine antiuomo, l'iter legislativo italiano che le mette al bando è fermo da 11 anni PDF Stampa
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di Marta Rizzo

 

La Repubblica, 5 aprile 2021

 

Giornata contro mine inesplose. Intanto 55 milioni di ordigni sono state comunque smantellate. Ancora vittime in Afghanistan, Mali, Myanmar, Nigeria, Siria e Ucraina. Il 4 aprile si celebra la Giornata indetta dalle Nazioni Unite (secondo la Risoluzione A/RES/60/97) che promuove la conoscenza del problema delle mine e degli ordigni inesplosi.

Il Trattato di Ottawa (messa al bando delle mine, 1997) e la Convenzione sulle Munizioni Cluster (o bombe a grappolo, 2008) rappresentano le due cornici legali internazionali di riferimento per impedire uso, produzione, commercio e stoccaggio di queste armi subdole e tuttora attive nel mondo. Eppure di ordigni capaci di uccidere o mutilare irreversibilmente esseri umani in un solo secondo ce ne sono in giro ancora milioni. È bene ricordare, tanto per fare un esempio, che durante la guerra fra Iraq e Iran, dal 1980 l 1988, furono disseminati più di 10 milioni di congegni esplosivi, molti dei quali acquistati in Italia. Le operazioni di bonifica in quelle aree non è ancora finita. E molti continuano ancora a morire.

L'iter di una legge italiana ferma da 11 anni. A questo punto vale prima di tutto soffermarsi sul quadro normativo italiano, rispetto alla questione. Diciamo subito che l'iter di una legge del Parlamento italiano che sancisce in modo chiaro e definitivo il bando di questi ordigni è fermo da 11 anni. C'è infatti un disegno di legge, il cui iter è cominciato nel 2010, che recita "Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo", fermo da qualche parte nelle stanze del nostro Parlamento. Un complesso di norme pensato (ma solo pensato, evidentemente) per impedire che gli operatori finanziari autorizzati possano investire in aziende produttrici di mine anti-persona e bombe a grappolo.

Quei "Pappagalli Verdi". Eppure, fin dal 1999, quando Gino Strada - fondatore di Emergency - pubblico il suo "Pappagalli Verdi. Cronache di un chirurgo di guerra", riuscì ad agitare le acque stagnanti attorno alla questione del mercato di questi ordigni, tanto micidiali, quanto subdoli. Strada, infatti, scrisse senza metafore della vergogna, tutta italiana, raccontando quello che gli capitò di vedere con i suoi occhi in aree di guerra dove Emergency lavorava: dall'Afghanistan, alla Somalia, dal Ruanda alla Bosnia. Come ricorda Michele Ramadori sul giornale online Voci Globali "L'autore raccontava l'atroce storia e il funzionamento di alcuni di queste bombe utilizzate in tutto il mondo, di cui l'Italia è stata tra i maggiori produttori: i cosiddetti "pappagalli verdi", così chiamati perché di un colore verde acceso, molto simili a giocattoli dalla forma di uccello".

Ancora vittime in Afghanistan, Mali, Myanmar, Nigeria, Siria e Ucraina. È un fatto comunque che ogni ora almeno una persona muore a causa di un ordigno esplosivo o di una mina. Dagli ultimi dati del 2019, sono circa 7.000 le vittime di questo tipo di armi e residuati bellici: oltre 3.000 i morti e quasi 4.000 i feriti. Circa il 54% dei coinvolti sono bambini. L'alto numero di vittime si registra nei Paesi coinvolti in conflitti armati: in particolare Afghanistan, Mali, Myanmar, Nigeria, Siria e Ucraina. Dalla sua prima edizione nel 1999, il Landmine Monitor Report conta il numero di vittime e identifica, per difetto, più di 130.000 vittime di mine o residuati bellici esplosivi sparse sulla Terra.

Il Trattato di Ottawa. Al fine di contrastare armi tanto infide e disumane, il 3 dicembre 1997, viene istituito il Trattato di Ottawa, con la firma di 122 Stati, i quali s'impegnano a osservare diversi obblighi per lo smantellamento delle mine anti persona: innanzi tutto, devono impedire ogni produzione, uso, stoccaggio ed esportazione di ordigni anti persona; quindi, distruggere tutte le mine esistenti nei rispettivi arsenali; ancora, bonificare le aree minate nel proprio territorio; infine, fornire assistenza tecnica e finanziaria per le operazioni di sminamento e l'assistenza alle vittime. Il I marzo 1999, dopo la ratifica del quarantesimo paese firmatario (Burkina Faso), il Trattato di Ottawa entra ufficialmente in vigore. L'Italia ha firmato il Trattato di Messa al Bando delle Mine il 3 dicembre 1997 ed è divenuta stato parte del Trattato il 1° ottobre 1999.

La Campagna internazionale per la messa al bando delle Mine. A oggi, le vittime causate dalle mine sono scese da circa 25 persone al giorno nel 1999 a 9 persone al giorno; la condizione di vita di molte vittime delle mine anti persona è migliorata, dall'entrata in vigore del Trattato. Ma il lavoro non è ancora finito e la Campagna internazionale contro le mine, chiede che tutti gli Stati membri si mobilitino per far aderire il più alto numero di Paesi e assicurare il completamento dello smantellamento delle mine dal pianeta, previsto entro il 2025; che si provveda alle lacune nei servizi di assistenza alle vittime; che non si utilizzino più mine in luoghi ad alto rischio.

30 Nazioni libere dalle mine. Il Trattato di messa al bando delle Mine, rappresenta uno dei trattati sul disarmo umanitario con più adesioni: l'80% dei Paesi vi ha aderito (164). Attualmente, sono stati distrutti oltre 55milioni di mine presenti negli arsenali e 30 Paesi si sono dichiarati liberi dalle mine, ultimi in termini di tempo il Cile ed il Regno Unito, lo scorso anno.

Restano al mondo 60 paesi inquinati da mine e/o munizioni cluster. Mine antipersona continuano a essere usate dal governo del Myanmar, così come da alcuni gruppi armati non statali presenti in alcuni Paesi. Il 2019 è stato il quinto anno consecutivo con un alto numero di incidenti: ne sono stati registrati oltre 5000, in particolare le mine cosiddette improvvisate, oltre ad altri residuati bellici esplosivi. Sono 34 gli Stati che ancora detengono scorte di mine e 32 quelli che non hanno aderito al Trattato di messa al bando di Ottawa.

Munizioni a grappolo: attive dal 2012 in Siria. Le munizioni a grappolo, o cluster bomb, vengono sganciate da aerei miliari in Paesi in guerra e rappresentano una forma di utilizzo di armi subdole tanto quanto le mine antipersona perché mutilano e uccidono gran parte della popolazione civile di Paesi coinvolti in conflitti armati. Le munizioni cluster sono state usate lo scorso anno nel conflitto in Nagorno Karabakh, e sono ancora utilizzate, in maniera continuativa dal 2012, in Siria. Il 99% delle scorte di questi ordigni detenuti dagli Stati Parte alla Convenzione è stato distrutto e sei paesi si sono dichiarati liberi dalle munizioni cluster, tra cui Croazia e Montenegro lo scorso anno.

Investimenti da far cadere le braccia. Dati da tenere in considerazione, in questo ambito, sono forniti dal Rapporto Wordwide Investments in Cluster Monitions nel quale viene denunciato che 88 istituti finanziari del mondo hanno investito 9 miliardi di dollari in 7 società coinvolte nella produzione di munizioni a grappolo bandite dalla Convenzione di Oslo, sottoscritta e ratificata dall'Italia. Eppure, dal 2010, l'iter del Pdl per fermare definitivamente questo commercio, è fermo. Brasile, Cina, India, Corea del Sud: 7 aziende e 4 Paesi coinvolti nella produzione di munizioni a grappolo.

Contrastare e abolire l'utilizzo di mine e cluster bomb. "In questa giornata celebriamo le vite salvate e le terre restituite libere da ordigni inesplosi alle popolazioni, attraverso il rispetto dei due Trattati di disarmo umanitario che mettono al bando mine e munizioni cluster e alle attività di mine action - spiega Peppe Schiavello, direttore della Campagna italiana contro le mine - Ma vogliamo anche ricordare chi è, ancora, vittima di questi ordigni: chi ha perso la vita o è rimasto gravemente ferito. L'unico modo per garantire che queste armi non vengano usate più, evitando future sofferenze, è fare in modo che i Paesi che non l'hanno fatto, aderiscano al più presto ai due trattati e supportare la piena implementazione degli stessi da parte degli Stati parte.

Negare i finanziamenti ad aziende straniere che si ostinano a produrre semi di carneficina è un dovere che non può più essere rinviato. La Campagna italiana contro le mine chiede la rapida e definitiva approvazione la proposta di legge 1813, 'Misure per contrastare il finanziamento di imprese produttrici di mine, munizioni e submunizioni a grappolo', confermando l'impegno del nostro Paese in ambito di cooperazione e mine action riconosciuto a livello internazionale".

 

 

 

 

 

 

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